Republic di Jin Jiang (Festival di Berlino – Forum)

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Il documentario Republic ci cala nella realtà metropolitana di una piccola, per non dire minuscola comunità hippie di Beijing, in Cina. Non è una novità che il costo per abitare nelle grandi metropoli mondiali sia aumentato negli ultimi anni, tanto che molti non si possono più permettere di pagare l’affitto di un vero e proprio appartamento. In questa situazione di generale precarietà si sta affermando sempre più il fenomeno delle case loculo, ossia unità abitative portare ad un minimo estremo di dimensioni, talvolta da lasciar spazio ad un solo letto. E Beijing, Pechino, la capitale cinese, con i suoi ventun milioni di abitanti non è esclusa da questa problematica.

Republic è il microcosmo esistenziale in cui Li Eryang, un ex studente universitario, vive dentro una ‘cellula abitativa’ di qualche metro quadrato, costruita da lui stesso in qualche angolo della capitale cinese. E non si capisce se per necessità o per sua volontà. Probabilmente per entrambe. All’interno c’è tutto il necessario per viverci. O quasi. È cucina, letto, soggiorno in uno. Mancano solo i servizi sanitari, quelli stanno da qualche parte in un ‘esterno’ non ben specificato e che non sarà visibile nel corso del film.

Ma Republic è più di questo. È il luogo di ritrovo e di passaggio di una nuova tipologia di hippie metropolitano, di una generazione che rifiuta le comodità e si accontenta dell’essenziale, vivendo del minimo necessario anche in termini di spazio abitativo. È soprattutto un’isola felice, una via di fuga al caos e all’attivismo della metropoli, un’alcova protetta che lascia fuori gli impegni e le responsabilità della vita.

Raramente Eryang è solo. Sono molti gli amici che ad ogni ora del giorno e della notte si lasciano assorbire da questo buco nero e spariscono dalla vita esterna. Il tempo passa fumando, bevendo – non manca qualche altro stimolante –, discutendo di filosofia e di cinema. Soprattutto si ascolta e si suona musica. Quest’ultima – proveniente in streaming dal computer portatile – è una presenza costante: si spazia dai Beatles, alla musica folk americana, fino alla musica elettronica.

Il protagonista del film vive alla giornata, possiede qualche libro, qualche vestito, ma il suo unico bene di valore è appunto il suo laptop. I soldi contanti, le rare volte che ne ha, li cede volentieri agli amici che, a quanto sembra, vivono anch’essi alla giornata e in uguali condizioni di precarietà. Per quanto riguarda il cibo, il ragazzo si arrangia come può con quello che portano gli amici, o quello regalato dalla cucina di qualche ristorante.

La mdp documenta l’interazione, limitata a quei pochi metri a disposizione, fra oggetti e individui, e fra i corpi e lo spazio. In alcuni momenti l’atmosfera è così densa e così opprimente che si viene a creare un effetto claustrofobico. Republic è così disorientante nella sua realtà che ci segue anche fuori dalla sala cinematografica.


Republic  – Regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio: Jin Jiang; interpreti: Li Eryang, Li, Bai, Jiaojiao, VT; produzione: Levo Films; origine: Singapore/Cina, 2023; durata: 107 minuti.

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