28° Far East Film Festival (Udine, 24 aprile- 2 maggio): The Seoul Guardians di Cho Chul-young, Kim Jong-woo e Kim Shin-wan (Concorso)

The Seoul Guardians, in concorso al FEFF 28, è anzitutto un eccezionale film-documento che dovrebbe circolare il più possibile e non solo in ambito festivaliero, data la sua attualità politica e considerate le condizioni straordinarie con cui è stato realizzato e prodotto. Reportage, inchiesta, ma soprattutto documento immersivamente partigiano, ci ricorda come a un posizionamento politico e di intervento nella documentazione di una società che resiste e insorge, corrisponda spesso un’immagine mossa, sporca, tipica di un cinema che cerca di intervenire nella società e di fare contro-informazione. Insopmma un cinema-attivista, probabilmente – un cinema militante e “di parte”, si sarebbe detto negli anni ‘60.

Il film di Cho Chul-young, Kim Jong-woo e Kim Shin-wan, è una cronaca tesa a a testimoniare in flagrante il tentativo di colpo di stato organizzato, nel dicembre del 2024, dal Presidente della Corea del Sud, Yoon Suk-yeol.

Yoon, membro del partito liberale sudcoreano, appoggiato dagli USA, e a lungo funzionario amministrativo, il 3 dicembre 2024, alle ore 22.27 locali, dichiarò la legge marziale, giustificandola in quanto “mezzo utile” per neutralizzare l’attività parlamentare organizzata dal Partito Democratico, reo, secondo lui, di svolgere iperattivismo politico e legislativo finalizzato a paralizzare l’approvazione della legge finanziaria, di matrice neoliberista, da lui presentata. Esercito e polizia furono cooptati in questo blitz antidemocratico – in un paese con una ferita della memoria ancora aperta, pensiamo ai massacri di Jeju, nel 1948 e di Gwangju, nel 1984, e con in corso una democrazia ancora fragile. Le forze dell’ordine e i militari circondarono massicciamente il palazzo dell’Assemblea Nazionale col fine, neanche troppo celato, di impedire ai parlamentari di accedervi e di partecipare alla votazione straordinaria per la revoca immediata del decreto dittatoriale di Yoon. Fuori il palazzo, nel giro di una manciata di minuti, esondarono migliaia di cittadini e giornalisti, trasformando l’incredulità e la rabbia in una rapida azione collettiva diretta ad aiutare i parlamentari a entrare nel palazzo, addirittura per mezzo di un sostegno fisico nello scavalcare gli accessi chiusi. Affrontando e a tratti bloccando i militari, alcuni dei quali, nel frattempo, sempre seguendo le indicazioni del Presidente Yoon e del suo ministro della difesa, tentavano di portare fisicamente fuori i parlamentare riusciti ad entrare, la folla di cittadini diede un apporto primario per arginare e sconfiggere il tentativo di golpe.The Seoul Guardians

Insieme alle migliaia di persone scese per le strade in difesa della democrazia, e in questo spinte dalla memoria collettiva segnata dalle sofferenze e dal trauma recente di Gwangiu ma anche da un impegno civile attivo, non separato dall’azione, attorno al Palazzo si ritrovarono anche un non sparuto numero di sostenitori di Yoon, con in mano bandiere coreane e statunitensi – a riprova dell’ambiguità di ciò che sta dietro a molti sedicenti vessilli democratici. D’altronde alcune testate titolarono a caldo: “prove di golpe nella Corea perbene”. Sulla destabilizzazione prodotta da crisi continue e prodotte artificialmente dalla stessa logica neoliberista, agita a guida USA, si consiglia di leggere Dario Gentili, La crisi come arte di governo (Quodlibet, 2018): “siamo al centro di una “rivoluzione passiva” dove la trasformazione politica è orientata alla conservazione di un sistema economico che è all’origine della crisi, Il capitalismo è la forma di questa crisi che non ha mai fine”.

The Seoul Guardians, calandosi nella prospettiva del qui e ora e prendendosi molti rischi, ci porta nel cuore della rivolta filmandola in tempo reale e nel tempo di una notte, e facendolo da tre punti di osservazione: lo spazio gremito fuori il Palazzo, con cui la regia fa alleanza; la grande sala d’ingresso del Palazzo, ripresa a guisa di soglia sconvolta da un ordine, comunque legislativo, improvvisamente violato dal delirio, e dal cinismo criminale, di un dittatore; e infine l’anfiteatro dove i parlamentari dell’Assemblea Nazionale, sorta di limbo sospeso tra rabbia e incredulità, hanno infine votato per la revoca della legge marziale. Il ritmo è quello senza respiro di chi sta dalla parte di una protesta politica che è sia necessaria, nella difesa della vita e delle istituzioni, che trasformativa, nel tentativo, riuscito, di cambiare una storia che sembrava già scritta. Ed è The Seoul Guardians un’opera con cui in tempo reale già costruire l’archivio del futuro, ovvero quello strumento senza il quale il passato (e il trauma) stenta a farsi memoria – la materia del pensiero e della effettiva libertà democratica.

Con un montaggio magistrale delle ore e ore di riprese, da documento il film ha assunto, inoltre, un andamento febbricitante, in “crescendo”, assai coinvolgente, scelta registica con cui si è posta al centro, ancor prima, anche la stessa natura della rivolta e dell’attivismo: la difesa (e il desiderio) del diritto plurale e performativo di apparizione sulla scena pubblica e di partecipazione dal basso al funzionamento delle istituzioni. Così che alla domanda che “cos’è un film politico?”, foriera nel tempo di molte risposte, e di altrettanti modi con cui si sono immaginate le differenti risposte, questo film suggerisce, forse, di affiancarne un’altra, adatta a questi tempi brutali e incombenti: che cos’è un corpo politico?

Fu allora che moristi, Dong-ho. Non sapevo dove, sapevo solo che era proprio quello: il momento della tua morte. Girando vorticosamente, sfrecciai sempre più su nel cielo scuro. Era buio pesto. In tutta la città, non un solo quartiere, neppure una singola casa aveva le luci accese. C’era un unico, lontano puntino luminoso, dove vidi levarsi una serie di vampe, scintillanti schegge di luce disseminate dalle canne dei fucili. Sarei dovuto andare immediatamente lì’?” (Atti umani di Han Kang, 2014).


The Seoul Guardians – Regia e montaggio: Cho Chul-young, Kim Jong-woo e Kim Shin-wan; sceneggiatura: Kim Jong-woo; fotografia: Kim Myung-kyoon, Lee Sun-young, Cho Yoon-mi, Jean Min-je; produzione: Jo Soana, Kim Shin-wan ; origine: Sud Corea, 2026; durata: 72 minuti.

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