Festival di Venezia (2-12 settembre 2026): Une femme aujourd’hui di Robert Guediguian (Giornate degli Autori – Premio Europa Cinemas Label 2026)

Une femme aujourd’hui. Voto ***. A seguire La gazza ladra (2024), un nuova avventura nel mondo cinematografico di Robert Guediguian. Che ci racconta come sempre a Marsiglia un mondo sommerso troppo spesso dimenticato, nella convinzione che sia sempre più importante ricordare e parlare di diversità, di accettazione, di rispetto per le religioni e per il colore della pelle, non smettendo di cercare soluzioni a problemi che si erano considerati superati.

Vedere un film di Robert Guediguian (all’attivo più di venti pellicole in circa quarant’anni di attività) è come tornare in famiglia: il set principe è la città di Marsiglia (principalmente nel microcosmo del quartiere operaio de l’Estaque), gli attori sono sempre gli stessi cresciuti nel tempo (con qualche acquisizione negli anni), l’impostazione morale sempre acuta e partecipe.

Da spettatori ci si immerge con gioia nel suo mondo in attesa di capire, col passare dello snocciolare della trama quanto siamo rimasti intrappolati nella sua rete. A volte la trama si sbilancia su elementi più surreali e magici, altre volte il realismo diviene fulminante e colpisce al cuore, altre volte ancora l’identificazione diviene inevitabile.

Come recita tautologicamente il titolo, Une femme aujourd’hui, la pellicola racconta di una donna di oggi, una giovane donna contemporanea ben situata nel meccanismo sociale capitalista, una donna manager quasi stilizzata nello stereotipo di indefessa lavoratrice senza altri interessi che produrre profitto a scapito della sua stessa esistenza.

Juliette (Marilou Aussiloux) trascura i genitori, ai quali preferisce una trasferta di lavoro in Giappone e, al ritorno, prova a blandirli portando loro dei kimono di seta ricamata, non ha relazioni stabili con l’altro sesso, piuttosto preferisce soddisfare i desideri con incontri lampo tramite app che non lasciano traccia e da cui viene anche mal vista (un belloccio con cui ha passato una notte di sesso, lasciando la casa senza nemmeno il tempo di un caffè – lei glielo ha negato – dice tra sé e sé Snob del cazzo).

Invece Juliette proviene da un contesto modesto, i genitori hanno fatto degli sforzi per mandarla a studiare all’estero, cosa non fatta con i due fratelli maggiori, l’hanno impostata per fare un salto sociale e diventare una donna istruita e ciò, alla fine, ha comportato una distanza, un allontanamento, un apparente non capirsi perché non si ha più niente in comune: lei vive in una casa enorme da sola, pareti di vetro che affacciano su un giardino con piscina, padre e madre hanno un modesto appartamento e mangiano in una cucina con i mobili in formica.

Il twist narrativo in Une femme aujourd’hui si compie dopo una festa aziendale su una barca quando Hervé, un collega su di giri col quale ha appena tirato cocaina nel bagno e dopo respinto un tentativo sessuale, la segue e la bracca dove la donna ha parcheggiato, la spinge all’interno della vettura e la penetra contro la sua volontà. Juliette riesce a spingerlo via, lo colpisce con un bicchiere di vetro dell’ultimo drink bevuto lungo la strada e fugge via correndo con la macchina. Sconvolta va a sbattere contro un cancello che affaccia su un cortile da cui appaiono come in visione allucinata una decina di donne incinte e un uomo.

Da un trauma comincia per Juliette in Une femme aujourd’hui un percorso di cambiamento: Monsieur Derval, il vicino di casa (Jean-Pierre Darroussin) destrorso anziano che vive con una madre ancora più anziana di lui, infatuato della bella vicina di casa di cui disapprova i comportamenti lascivi e ora, peggio ancora, la sua apertura verso chi sta male. Dopo un tempo di convalescenza, quando Juliette torna al lavoro una capa donna le offre come indennizzo 180.000€: la donna li accetta, offesa, e si licenzia.

Juliette decide di usare i suoi soldi per gli altri, sotto gli occhi dei fratelli che avrebbero preferito poterne godere anche loro. Si impegna nel centro di accoglienza per ragazze minorenni in stato di gravidanza, passa il tempo con loro, contribuisce alla gestione diventandone contabile. Christian (Grégoire Leprince-Ringuet), che lavora lì, lo stesso che l’ha soccorsa la notte dell’aggressione, si approccia a lei in maniera timida e discreta, delicata e romantica, innamorandosi sinceramente. Juliette viene scaldata da questa tenerezza e partecipa con lui alla organizzazione pratica dell’accudimento delle ragazze.

Une femme aujourd’hui
Marilou Aussiloux (a destra) e Ariane Ascaride

Cathy, la madre di Juliette, (Ariane Ascaride), alla morte di Felix, suo fratello maggiore e zio affettuoso e legato a Juliette, dai diari di sua madre scopre un segreto di famiglia: durante gli anni in cui la famiglia era in Algeria il padre ha avuto una avventura con la domestica da cui è nata una bambina, lei, Cathy. Juliette è dunque nipote di Samira, la fiera algerina che ha preferito lasciare la figlia ad una famiglia abbiente e farsi da parte, fuggendo senza lasciare traccia di sé.

Cathy però, al momento della violenza subita da Juliette, reinterpreta i fatti alla luce di uno stupro primigenio, quello che immagina possa essere avvenuto come sopruso da parte di suo padre-padrone nei confronti di Samira a suo servizio.

A questo punto il passato collettivo si mescola in Une femme aujourd’hui a un presente personale, diventando politico e emblematico: Guédiguian non dimentica mai la lotta di classe, schierandosi dalla parte dei deboli. Nelle sue storie non tralascia il cuore: la solidarietà unisce, la famiglia pure ma non è detto, la speranza esiste ma il libero arbitrio ha il suo peso.

Il padre di Juliette (Grégoire Meylan), uomo mite e di poche parole, vecchio comunista, si farà vendetta da solo sebbene non creda sia un comportamento accettabile. I ricchi egoisti sanno come agire il sopruso: l’aggressore Hervé ha la sfacciataggine di denunciare Juliette per omissione di soccorso e aggressione, perché lei, riuscita a fuggire dalle sue grinfie, colpendolo in faccia con un bicchiere di vetro, gli ha fatto rischiare di perdere l’occhio: in polizia sembrano stare dalla parte dell’uomo, parlando di presunta violenza sessuale. Juliette esterrefatta e offesa: C’è stata penetrazione.

La poliziotta ribadisce: Ma non eiaculazione. Come se il fatto costituisse una diminuzione della gravità della violenza. E oltre la denuncia Hervé chiede 90.000€ di danni. Una beffa dentro la beffa: si tratta sempre di soldi.

Qui e lì in Une femme aujourd’hui delle chicche sparse: In guerra sono i poveri che non si conoscono tra di loro che combattono per i ricchi si conoscono tutti tra di loro.

Guediguian racconta un mondo sommerso troppo spesso dimenticato, convinto che sia sempre più importante ricordare e parlare di diversità, di accettazione, di rispetto per le religioni e per il colore della pelle, non smettendo di cercare soluzioni a problemi che si erano considerati superati. Chapeu, ancora una volta, Monsieur Guediguian.


Une femme aujourd’huiRegia: Robert Guediguian; sceneggiatura: Robert Guediguian, Serge Valletti; fotografia: Pierre Milon; montaggio: Bernard Sassia; musica: Michel Petrossian; interpreti: Marilou Aussiloux, Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Grégoire Meylan, Lola Naymark; produzione: Agat Films, Bibi Film, Arte France Cinéma, Canal +, Ciné OCS, ARTE France;; origine: Francia, Italia, 2026; durata: 123 minuti; distribuzione: Officine UBU.

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