Festival Bergamo Film Meeting 44°: Vapeur di Anush Hamzehian e Vittorio Mortarotti (Visti da Vicino)

Vapore
I due autori

Anush Hamzehian e Vittorio Mortarotti, autori di Vapeur (Vapore), documentario, prodotto in Francia e realizzato in Giappone, in Concorso al Bergamo Film Meeting nella sezione Visti da vicino, sono un duo che si occupa di arte visiva e di progetti di arte pubblica e arte relazionale: non solo installazioni in modalità site-specific, ma anche attività molteplici tramite cui l’arte può percorrere le stratificazioni del tessuto sociale e i viatici della struttura urbana o paesaggistica dei luoghi, ridefinendone i confini sia riguardo la fruibilità che la produzione di esperienza e di memoria. Di recente hanno realizzato progetti con rifugiati politici, con sopravvissuti allo tsunami e con veterani di guerra, trovando accoglienza in gallerie e in luoghi istituzionali quali il MAXXI di Roma e il BlueProject Foundation di Barcellona. Il loro tratto cosmopolita (termine diventato ferocemente inattuale) coniuga, nei loro lavori, una dimensione divagante e aperta all’imprevisto, a ciò che può accadere di singolare a un individuo negli incontri, con le dinamiche composite intrecciate dalla memoria in rapporto alla Storia. Vapore

In Vapeur, girato in una piccola isola vulcanica nel sud del Giappone – ma con inserti di disegni e dipinti e in generale con la tenuta di uno sguardo vicino anche al vapore del sogno – i due autori decidono di seguire un uomo di nome Gore. Di aspetto curato ma con una postura a tratti fumettistica, nei primi minuti lo vediamo intento a guardarsi intorno e fare domande. Con la mimica tipica e con la paziente sonorità, tra l’assertivo e lo spaesato, di molti giapponesi (pensiamo solo a come annuiscono i protagonisti nei film di Ozu), Gore racconta a una donna che è lì nell’isola a causa del suo lavoro: è un detective privato (altra eco di immaginari letterari e cinematografici) ed è alla ricerca di una persona scomparsa. In realtà i giapponesi per chiamare questo fenomeno usano un lemma preciso, anch’esso assai evocativo, e che riverbera nel titolo del documentario: di qualcuno che scompare, dicono che sia “evaporato”. Qui per giunta sotto l’influenza del vulcano. E non a caso si sta citando il noto romanzo di Malcolm Lowry (Sotto il vulcano, 1947), che nella città immaginaria di Quauhnahuac, in Messico, insieme all’ebbrezza (e ai postumi) dell’alcol ha ambientato sotto ben due vulcani una storia, decisamente più drammatica, fatta di cattivi presagi e sensi di colpa ( chissà se il regista sud-coreano Hong-San soo, altro amante della dimensione esistenziale alcolica, cui pure, per leggerezza pensosa e vicinanza affettiva verso la deriva del protagonista, questo documentario si potrebbe associare, abbia letto anche lui Lowry).

Ma torniamo a Vapeur, senza tuttavia perdere il riferimento al senso di colpa – protagonista latente anche di questo documentario-, che nel Giappone assume, più spesso, la sfumatura della vergogna, ossia quel sentimento che spinge a partire per sfuggire a qualcosa che si è commesso, di vietato o non consono agli usi e costumi, e che non dà pace. Meglio allora continuare a (non) morire sottovento a un vulcano non del tutto spento. E magari sperare, o meglio desiderare di (non) essere ritrovato. Quest’ultima istanza – reale ma con l’intervento dei due autori divenendo anche romanzesca – non verrà, infatti, mai chiarita, in Vapeur. Via via Gore, nella sua indagine, incontrerà varie persone, donne in particolare, con cui intratterrà dialoghi su temi sempre più disparati. Così che dopo ogni incontro, Gore si troverà un passo più lontano dalla meta del suo viaggio, lungo il dedalo di una viandanza-deriva che, come un antieroe tenero e un po’ goffo, non respingerà. Non nascondendosi dietro la maschera del detective, sul finale lo vedremo accogliere le tracce incerte e svaporanti di un’indagine forse dai tratti più esistenziali. In cui, seppure nella pregnanza labile di un fuoricampo, o nella scrittura, ma non invasiva, di un racconto morale, poter incontrare persino la memoria e l’ombra di chi è evaporato.


Vapeur (Vapore) – Regia, fotografia e suono: Anush Hamzehian e Vittorio Mortarotti; montaggio: Gabriel Gonzalez; produzione: La Bete; origine: Francia, 2025; durata: 73 minuti.

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