Verso gli Oscar: SOUND OF METAL

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Dopo una travagliatissima storia distributiva, Sound of Metal è approdato un paio di mesi fa su Amazon Prime che si era comunque fin da subito assicurato i diritti di distribuzione anche per il cinema, dove di fatto il film non è mai arrivato. Un vero peccato, perché l’opera prima di Darius Marder che aveva esordito al Toronto Film Festival nel settembre del 2019, lo avrebbe meritato. Interpretato dall’ottimo Riz Ahmed (che fra gli altri ruoli si era segnalato nell’eccellente serie The Night Of , 2016), il film è un perfetto esempio di studio per quelli che oggi si chiamano i disability studies.

Il protagonista è Ruben Stone, il batterista di un affermato duo metal chiamato Blackgammon, si esibisce insieme alla sua ragazza Lou (Olivia Cooke) che fa la cantante, insieme hanno attrezzato un camper e vivono una vita un po’ randagia apparentemente felice. Dopo pochissimi minuti (circa dieci su centoventi) Ruben scopre di avere qualche problema all’udito, dopo altri tre o quattro, a valle di una visita audiometrica, scopre che il problema è molto grave, praticamente ha perso il settanta per centro delle proprie capacità uditive, che tali facoltà non torneranno mai più e che l’unica chance potrebbe essere quella di fare un intervento costosissimo e installare delle protesi, un intervento che non può neanche permettersi e che l’assicurazione non passa. Che fare? Come fa un musicista, peraltro con alle spalle un’importante tossicodipendenza, a sopravvivere di fronte a una così ferale notizia? La prima reazione è far finta di niente, come se nulla fosse successo, ma la cosa si rivela infattibile e poi Lou non ci sta più. La seconda reazione è quella di entrare in comunità, una comunità di recupero e di apprendimento, coordinata da Joe (ottimo Paul Raci) un uomo divenuto sordo durante la guerra in Vietnam, che come Ruben è sordo ma parla, mentre invece la comunità è composta in larghissima parte da ragazzi e giovani che oltre a esser sordi sono anche muti. Ciò che crea all’interno della comunità un’ulteriore disparità di fondo, accentuando la refrattarietà di Ruben che in quell’ambiente non ha nessuna, proprio nessuna voglia di stare perché in fondo non accetta la sua disabilità, né sente di aver alcunché a che spartire con quei disgraziati. Un po’ di cose finisce, certo, per impararle, prima fra tutti, la lingua dei segni. Ma in un contesto tutto sommato sereno e in cui il principio di fondo – soprattutto per volere di Joe – è accettare la propria disabilità, anzi quasi quasi farne un orgoglioso dato identitario, Ruben resta un alieno. Non riveliamo l’ultimo terzo del film nel quale succedono le cose più importanti e anche una trasformazione profonda del protagonista, soffermandoci invece sui due principali meriti di Sound of Metal : le notevoli interpretazioni dei due personaggi maschili, non a caso candidati all’Oscar e – a nostro modesto avviso – anche a giudicare dalla concorrenza con ottime possibilità di vincere; il suono, su cui, magari con qualche eccesso, si è molto lavorato: il film alterna infatti una resa oggettiva del sonoro a un frequente utilizzo della soggettiva acustica con diverse e originali sfumature (nei credits si troveranno ben cinque responsabili). E anche il sonoro è in lizza a Los Angeles per una statuetta. Il film nasce da un progetto di matrice autobiografica di Derek Cianfrance, che ha lui stesso sofferto di una virulenta forma di acufene, poi girato al quarantasettenne Darius Marder, regista praticamente esordiente che era stato suo co-sceneggiatore in Come un tuono . La regia non è forse memorabile ma nell’insieme si tratta di un film davvero interessante che sicuramente non tornerà a mani vuote dalla notte degli Oscar.


Sound of Metal – Regia: Darius Marder; sceneggiatura: Darius Marder, Abraham Marder; soggetto: Darius Marder, Derek Cianfrance; fotografia: Daniël Bouquet; montaggio: Mikkel E. G. Nielsen; suono: Jaime Baksht, Nicolas Becker, Philip Bladh, Carlos Cortés, Michel Couttolenc interpreti: Riz Ahmed (Ruben), Olivia Cooke (Lou), Paul raci (Joe), Mathieu Amalric (Richard); produzione: Caviar, Amazon Films, Stage 6 Films; origine: USA 2019; durata: 120’.

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