I profumi di Madame Walberg

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La Francia, i profumi, il tempo perduto, l’incontro, forse l’attrazione, tra due persone sole e solitarie. C’è una miscela che gli artisti transalpini sanno come far funzionare. È il caso di I profumi di Madame Walberg, secondo film del regista Grégory Magne che sceglie di raccontare quasi un A spasso con Daisy (1989) al contrario e con un sapore decisamente più intimo.

Anne Walberg (Emmanuelle Davos) è una creatrice di fragranze, un’esperta che riesce a unire vari odori per creare profumi rivoluzionari. Un giorno richiede il servizio di uno squattrinato autista privato, Guillaume Favre (Grégory Montel), lontanissimo dal suo modo di vedere il mondo e pieno di difetti. Già dal loro primo, problematico, incontro, che arriva fin dentro alla famosa grotta Chauvet dove lei dovrà studiare alcuni odori naturali per poterla ricostruire per i visitatori, la donna sembra provare simpatia per lo scontroso chauffeur. Qui, al contrario di Jessica Tandy e Morgan Freeman prima citati, non c’è respingimento, anzi la signora chiede espressamente di poter viaggiare con Guillaume nei suoi successivi viaggi di lavoro. Mano a mano che la conoscenza si approfondirà, questi due personaggi solitari scopriranno qualcosa in più l’uno dell’altra e anche di se stessi.

I profumi di Madame Walberg è una storia molto semplice che, al di là di quello che potrebbe apparire inizialmente, evita banalizzazioni e finali scontati. Come si diceva prima, i cineasti francesi sono molto bravi a narrare storie d’amore che non lo sono e infatti Magne sceglie questa strada. In macchina, in strada, Anne e Guillame si ritrovano come due ostaggi, costretti a parlarsi e a scoprirsi. L’amicizia che ne nasce li porta a riflettere su piccoli dettagli e avvenimenti rimossi delle loro vite. Spesso si scontrano, si perdono e si allontano, ma poi per qualche ragione si ritrovano, segno di una buona amicizia che lentamente li contamina positivamente.

I caratteri dei personaggi sono delineati in modo da ricreare una classica situazione da commedia: lei taciturna e distaccata, di grande fascino ma anche inizialmente un po’ prepotente; lui svogliato, a volte non idoneo al suo mestiere, ma fondamentalmente un uomo buono. Lei con un grande talento olfattivo per riconoscere gli odori, lui con il “fiuto” della persone che se la devono cavare sempre e comunque. L’alchimia è ben servita in queste due anime che si respingono e si attirano, si apprezzano e si disprezzano. È un classico, ci verrebbe da dire, ma i classici funzionano proprio perché vengono riproposti in contesti differenti, vedendo l’effetto che fa quando la formula è usata con personaggi diversi. Inoltre la sceneggiatura sa usare in modo intelligente la questione degli odori, qualcosa che naturalmente il pubblico non può sentire, come una scusa per far arrivare i personaggi al loro lato interiore nascosto, fatto appunto di essenze che se mischiate possono dare vita a qualcosa di imprevedibile. È ovvio il rimando colto alla sensazione delle madeleine di Proust in Dalla parte di Swann. L’impossibilità di sentire gli odori descritti è poi bilanciata dai luoghi e dalle cose che li creano, basti vedere la bella sequenza del sapone trovato in una stazione di benzina di provincia o la già citata scena della grotta, omaggio a Cave of Forgotten Dreams (2010) di Werner Herzog.

Bisogna dire che non sempre il film di Magne riesce a tenere lo stesso ritmo, a una prima parte spigliata e ricca di sfumature, specialmente dei protagonisti, segue una seconda un po’ statica priva di momenti topici che forse avrebbero aiutato ad arricchire il lato drammatico di questa commedia.  I due interpreti principali, però, mantengono sempre un ritmo alto e convincente e permettono così alla storia di muoversi senza cadute di stile. Emmanuelle Davos è una maschera dietro la quale si intuisce un mondo ricco ma volutamente “accartocciato” su se stesso, a metà tra il dramma e la commedia. A questo proposito, è accattivante la scena della sua uscita solitaria in discoteca che termina con una grande sbronza. Grégory Montel con quella faccia così media potrebbe essere tutti noi e a lui va da subito una simpatia spontanea. Tenera, nel suo caso, la sequenza che lo vede alle prese con la figlia Léa, riconquistata attraverso l’esperienza di un giorno passato insieme grazie al consiglio della signora Walberg.

In definitiva, siamo sicuri che I profumi di Madame Walberg non faticherà a trovare un suo pubblico che nel ritorno in sala magari sarà alla ricerca di un prodotto elegante e di una storia senza particolari guizzi ma ben diretta e ben recitata.

In sala da giovedì 10 giugno.


I profumi di Madame Walberg Regia: Grégory Magne ; sceneggiatura: Grégory Magne; fotografia: Thomas Rames; montaggio: Gwénaëlle Mallauran; interpreti: Emmanuelle Davos (Anne Walberg), Grégory Montel (Guillame Favre), Gustave Kervern (Arséne), Sergi López (Patrick Ballester), Zéli Rixhon (Léa); produzione: Les Films Velvet, Frédéric Jouve, France 3 Cinéma, Marie Lecoq, OCS; origine: Francia 2021; durata: 100’; distribuzione: Satine Film.

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