A proposito di vittorie e sconfitte

 

 

 

 

 

 

«Questo nastro parla di forza mentale. Raggiungere la forza mentale non è facile, ma se seguirete il video passo per passo, otterrete risultati concreti. Numero 1: impegnarsi al cento percento nello scontro. Quindi niente piagnistei, proteste o scappatoie». Così ha inizio Untold: Fish vs Federer. Con una voce e una registrazione che sembrano prese direttamente da quelle ascoltate e viste in Lost a proposito del misterioso progetto DHARMA.

In realtà, come si può capire dal titolo, compreso tra i più recenti visibili su Netflix, l’oggetto del contendere non è un’isola segreta e nemmeno la reale identità di chi vi abita o di chi vi si è trovato sopra in modo apparentemente incomprensibile. Anche se, a un certo punto, di una specie di isola si parlerà. Il protagonista di questo racconto è Mardy Fish che, insieme a Andy Roddick, doveva rappresentare il futuro luminoso del tennis statunitense dopo l’età dell’oro con Connors, McEnroe, Courier, Sampras e Agassi a dominare la scena dalla fine degli anni Settanta all’inizio dei Duemila.

Investimenti della federazione, allenamenti presso la celebre Saddlebrook Tennis Academy con sede a Tampa Bay, il padre di Andy che costringe i due ragazzi prodigio, nel frattempo divenuti amici fraterni, a una vita militare. Il progetto sembra andare a buon fine. Roddick vince il primo dei tanti slam che avrebbe dovuto portarsi a casa (US Open 2003) e diventa numero uno del tennis mondiale. Mardy è contento per il compagno d’avventura e inizia a chiedersi se toccherà anche a lui, se avrà la qualità e il carattere per raggiungere l’amico più determinato e spietato.

Non fa in tempo a darsi una risposta. Il campione di Wimbledon 2003 non è una meteora, ha intenzione di prendersi tutto e per lungo tempo. Il suo nome è Roger Federer. E poi come se non bastasse, nel 2005 piomba a Parigi un ragazzino spagnolo dal fisico imponente: Rafa Nadal. E ancora non è finita. C’è un giocatore serbo che si aggiunge alla tavola: Novak Djokovic. Ci sarebbe pure uno scozzese, Andy Murray, che almeno fino alle semifinali di degli slam arriva pulendo i tabelloni. Perde con una disarmante regolarità da uno dei tre demoni a scelta, però intanto è il quarto moschettiere. Ecco, per l’altro Andy e per Mardy, rimane la consolazione di diventare il miglior tennista del paese. Sarebbe tanto in un mondo in cui ci si diverte giocando, molto poco nell’universo professionistico fatto di osservatori feroci e dei nascenti professionisti dei social, capaci  con le loro tastiere di ogni nefandezza verbale e psicologica.

Il film, tuttavia, non affronta esattamente questo argomento, anche se Federer è parte del titolo e causa di tante delusioni. Lo svizzero è il protagonista invisibile per una partita che doveva rappresentare il punto di svolta di Mardy, il momento nel quale tutto poteva cambiare. È il 2012, sono ormai tre stagioni che Fish ha dato una violenta sterzata alla sua carriera. A quasi trent’anni decide di allenarsi seriamente, perde peso e si attrezza per diventare un giocatore d’élite. E ci riesce. Arriva a disputare il Master a Londra nel 2011. E così arriva il fantomatico 2012 e l’ottavo di finale a New York con il Re. È il momento che tutti gli Stati Uniti attendono. Fish, però, è preda delle sua ansie da molto tempo, di demoni che occupano stabilmente la sua mente. Roger Federer non è più, e forse non è mai stato, l’avversario.

Documentario classico, prodotto Netflix al cento percento, Untold: Fish vs Federer racconta molto del tennis, certamente, degli sport individuali che si fondano in parte sulle ossessioni e, più in generale, delle competizioni nelle quali la vittoria ha definitivamente schiacciato il senso del gioco. Da vedere nelle domeniche calcistiche fatte di sconfitte che non si accettano e di affermazioni ostentate con enfasi allucinata. E ancora nelle giornate dei trionfi e degli inni cantati maldestramente.

Il film, però, è soprattutto l’esibizione di una traiettoria umana, di un’esistenza che pur nella moltitudine di persone con le quali si trova a convivere, a un certo punto è radicalmente solo. E in quella condizione potrebbe essere divorato dalla sua stessa psiche. Così la debolezza di Fish, improvvisamente, condividendola, diventa grandezza. Oggi molti sportivi sono venuti allo scoperto scontrandosi con quell’ottuso machismo e quel dover dimostrare chissà quale epica dell’eroismo. Giocatori denigrati per i loro guadagni o perché osano non giocare se avvertono un malessere interiore o esteriore che sia. Attacchi di panico, ansie distruttive e altro ancora sono di tutti. E non esiste una Var Room dove sia possibile rielaborare e riscrivere la storia di un individuo.

 

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