Django & Django – Sergio Corbucci Unchained di Luca Rea e Steve Della Casa

  • Voto

Il paradosso di Django & Django per la regia di Luca Rea e Steve Della Casa – già in anteprima al passato Festival di Venezia e adesso per tre giorni in sala – è che le cose più interessanti vengono dette tra le pieghe del discorso. Esse, infatti, non stanno nell’enunciazione (che nei fatti dovrebbe essere un sentito e commosso omaggio a Sergio Corbucci), ma negli interstizi che slegano una parola alla successiva. Il punto di partenza è, per questo, solo un pre-testo che serve al risultato finale come il mezzo di trasporto serve al viaggio: è uno strumento anche se, per un po’, l’avevamo scambiato per il fine.
In questo modo la ricostruzione della carriera di Corbucci (che diviene in questa sede oggetto d’amore cinefilo a suo modo irraggiungibile e, per questo, ancora più desiderabile) è solo il “la” che mette in vibrazione il diapason di una memoria i cui riverberi arrivano anche molto lontano.

Comincia con un aneddoto, Django & Django, con la storia piana di un incontro tra un attore che nulla sa di spaghetti western e un regista il cui nome è fatalmente lo stesso di Leone. Comincia con una gaffe che muove al riso partecipe di chi del cinema ama anche i retroscena che ci dicono l’uomo anche se, sulla pellicola, si stampa sempre la leggenda. E poi si prosegue, sulla falsariga così inaugurata, montando a bella posta spezzoni di film e interviste in un gioco di incastri che invoca a ogni passo la complicità di uno spettatore che sappia amare il cinema di genere con la stessa foga con cui i giovani turchi dei Cahiers du cinéma amavano Hitchcock e Hawks.

Ma a raccontare, per la maggior parte di questo documentario che sfora di poco l’ora e mezza diventata canonica per operazione di siffatto genere, non è uno qualunque. È Quentin Tarantino. Uno che del cinema di genere italiano (e dello spaghetti western in particolare) ha fatto una bussola su cui esercitare la propria fantasia. Gioco forza, allora, che, da par suo, si mangi una buona fetta del metraggio fino a diventare una sorta di Caronte che ci guida, un Virgilio tra i gironi dell’Inferno anche se racconta, piuttosto, una sua personale visione del Paradiso.

Ed ecco, allora, che anche se non si smette mai di parlare di Corbucci, nello spettatore montano domande altre che un poco lo colgono di sorpresa. E ci si chiede come fosse accolto, in quella America che era la patria del western, una rilettura del genere come lo spaghetti, anche se appare sin da subito evidente di come all’altro Sergio (per distinguerlo da Leone) poco interessasse il surreale stilizzato di Per un pugno di dollari. E ci si chiede ancora come mai tanto amore da parte del regista di Once upon a time in Hollywood per il perenne secondo dell’ideale classifica dei migliori registi di genere italiani.

Certo è che Tarantino il suo mito per Corbucci se l’è coccolato a lungo, dal momento che ha persino accarezzato l’idea di scriverci su un libro che aveva come centro ideale la suggestione della vocazione antifascista del regista italiano. Così tanto che ancora gongola nel raccontare come, da bambino, il futuro mago del cinema che era stato anche critico, aveva cantato nel coro che aveva accolto la celebre visita di Hitler a Mussolini (quella stessa che Ettore Scola aveva mostrato nell’incipit di Una giornata particolare), stando per questo a un passo da entrambi come la sua Shoshanna di Bastardi senza gloria.

Così passano in secondo piano, che quasi non te ne accorgi, i momenti in cui a parlare è invece Franco Nero che su Django avrebbe qualcosa da dire di prima mano e non frutto di seconde visioni a tarda notte.

Così, alla fine, più che del Corbucci raccontato, rimane addosso allo spettatore la curiosa sensazione di sentirlo tanto amato così lontano dalla patria. Come rimane la curiosità di capire come è stato letto e capito da una cultura, come quella hollywoodiana, che del nostro cinema ha respirato più De Sica e Fellini che altro.

Cercare in Django & Django un documentario che ci metta a contatto col magistero di un regista che corriamo il rischio di non conoscere abbastanza sarebbe, quindi, sbagliato. Piuttosto questo film è una galoppata veloce tra le pieghe di una storia meno nota. Diverte e scorre via leggero. Ma non è niente di più che un atto d’amore come può esserlo una scatola di cioccolatini. Guai, però, a mangiarne troppi.

In sala il 15-16-17 novembre


Django & Django – Sergio Corbucci Unchained – Regia: Luca Rea, Steve Della Casa; sceneggiatura: Steve Della Casa, Luca Rea; fotografia: Andrea Arnone; montaggio: Stuart Mabey; musica: Andrea Guerra; interpreti: Quentin Tarantino, Franco Nero; produzione:Nicomax Cinematografica, R&C Produzioni, MarguttaStudios, Greater Fool Media; origine: Italia, 2021; durata: 97’; distribuzione: Lucky Red.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *