Scompartimento n. 6 di Juho Kuosmanen

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Magari a molti non serve ma per poi non rompersi la testa, vorrei subito fornire una duplice informazione, credo utile, a chi andrà a vedere il film del finlandese Juho Kuosmanen. Dopo aver consultato il web, per chi non lo sapesse come era accaduto al sottoscritto, vi informo che: 1) i “petroglifi” sono delle incisioni rupestri, delle manifestazioni dell’arte dei popoli preistorici, dei segni scavati nella roccia con strumenti appuntiti spesso con una punta di roccia più dura; 2) Murmansk, oltre ad essere una grande porto nella Russia sulla baia di Kola, è la più grande città del mondo posta a nord del Circolo polare artico.

Sono due dati utili per meglio orientarsi in Scompartimento n.6 (in originale Hytti Nro 6), Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2021, tratto dall’omonimo romanzo della maggiore scrittrice finlandese contemporanea, Rosa Liksom (2011; edito in Italia da Iperborea, 2014). È sufficiente, però, leggere la trama del libro su Internet (https://iperborea.com/titolo/376/) per accorgersi delle grandi differenze intervenute tra il film ed il testo originale. Dato che apparteniamo a quel novero di recensori, i quali pensano sia sostanzialmente necessario giudicare quanto si vede sullo schermo, piccolo o grande che sia, piuttosto di discettare sulla presunta o meno fedeltà al testo di partenza, non ci addenteremo, più di tanto, nelle differenze sostanziali tra la pagina della Liksom e come ce la ha tradotto in immagini Juho Kuosmanen. Lasciamo ad altri questo compito, nobile ma a nostro giudizio più adatto a colte discettazioni in aule universitarie – questione di punti di vista, ovviamente.

Opera seconda, a cinque anni di distanza da La vera storia di Olli Mäki (2016) – presentato al Festival di Torino e uscito anche nel nostro paese -, Scompartimento n.6 è completamento diverso dal precedente ed è quasi interamente ambientato su un treno a lunga percorrenza che in pieno inverno va da Mosca e Murmansk – tra le due città corrono quasi 1500 km in linea d’aria, un viaggio all’incirca di più di tre giorni. Siamo sul finire degli anni Novanta, l’Urss era già morta e seppellita, anche se il nuovo cominciava lentamente a palesarsi, esattamente all’epoca in cui proprio nell’area di Murmansk, nell’estate del 1997, dei ricercatori di un museo locale avevano scoperto delle incisioni sulle rocce dell’isola di Kamenny, i petroglifi appunto di cui sopra si diceva, che rappresenta il classico “Macguffin” della nostra storia.

Laura (Seidi Haarla), una studentessa universitaria finlandese di archeologia che si trova a Mosca a studiare in casa di una donna con cui aveva stretto una relazione amorosa, parte – tutta sola e di malavoglia perché avrebbe dovuto esser accompagnata dall’amica poco affidabile e sfuggente – per andare vedere dal vivo i petroglifi da poco scoperti nell’Oblast di Murmansk.

Durante l’interminabile tragitto in treno, si trova a condividere lo scompartimento numero 6 con un coetaneo, Ljoha (Yuriy Borisov), un giovane aitante russo che sta andando a lavorare in una miniera di quella zona impervia. Insomma: il bruto e la bella, il prolet zotico e maschilista, la donna moderna e anticonformista che si incontrano nello spazio coercitivo di un vagone letto…  Non ci vuole Sherlock Holmes a intuire, nel giro di qualche minuto, che dopo le inevitabili schermaglie inziali trai due nascerà qualcosa difficile da immaginare sulla carta – ma indizio evidente entrambi hanno visto il Titanic (1997) di James Cameron, come si evince da una battuta del dialogo in sottofinale. Comunque non entriamo nei dettagli, le cose sono abbastanza evidenti fin da subito.

Premesso ciò, più che nell’originalità (assai scarsa) della storia improbabile di un amore improbabile, quanto conta nel film di Juho Kuosmanen sono i vari detour narrativi che arricchiscono il plot di personaggi e situazioni varie, considerando poi che – detto en passant – al regista finlandese poco interessava il tema della fine del socialismo reale e delle sue illusioni, che invece erano il sale, a quanto sembra, dell’incontro trai due nel testo della Liksom. Al tempo stesso però Scompartimento n.6 è anche un film simpaticamente retrò nell’ambientazione resa per altro in modo impeccabile – non si vede neanche per sbaglio un telefono cellulare – e per l’atmosfera conturbante e soffusa da un certo romanticismo molto démodé. Così il film va crescendo di qualità man mano che i minuti passano e proprio quando si abbandona lo scompartimento del treno, il fetore e lo squallore degli interni ferroviari e ci si abbondona allo splendore visivo dei paesaggi innevati e gelidi, che prende vero corpo e acquista grande spessore di cinema-cinema. Il che accade anche in virtù dell’interpretazione maiuscola di entrambi i protagonisti, non a caso candidati come migliore attrice e attore agli imminenti Efa, i premi del cinema europeo. Forse non sarà un’opera del tutto compiuta, forse qualcuno storcerà il naso rispetto ad alcuni imperfezioni di scrittura, ma ce ne fossero di più di film così produttivamente imperfetti.

Ps.: chi volesse saperne di più sul Macguffin del film, i petroglifi che poi non vediamo mai, dare un’occhiata a Come si protegge l’arte del passato di Elena Bozhkova https://it.rbth.com/cultura/2015/01/12/come_si_protegge_larte_del_passato_34133

In sala dal 2 dicembre


Scompartimento n.6 (Hytti Nro 6./ Compartment No. 6.) – Regia: Juho Kuosmanen;  sceneggiatura: Andris Feldmanis, Juho Kuosmanen, Livia Ulman; fotografia: Jani-Petteri Passi; montaggio: Jussi Rautaniemi; interpreti: Seidi Haarla, Yuriy Borisov, Dinara Drukarova, Polina Aug, Galina Petrova, Kostantin Murzenko, Sergey Agafonov, Yuliya Aug, Tomi Alatalo; produzione: Elokuvayhtiö Oy Aamu; origine: Finlandia, Germania, Estonia, Russia, 2021; durata: 107’; distribuzione: Bim.

 

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