Berlino F.F.: Return to Dust di Li Ruijun (Concorso)

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Nel Concorso  berlinese che in questo weekend ha riservato solo molte delusioni come ad esempio il film-fiaba Everything Will Be Ok di Rithy Panh, su cui probabilmente torneremo, una vera e autentica sorpresa viene dalla Cina: Yin Ru Chen Yan più facilmente comprensibile per noi occidentali con il titolo internazionale di Return to Dust.

Il suo autore si chiama Li Ruijun e da molti viene considerato una stella nascente anzi una stella già nata del cinema indipendente cinese – a lui si devono film che hanno circolato in varie manifestazioni internazionali di prestigio come The Old Donkey  (2010), Fly with the Crane  (presentato al Festival di Venezia del 2012),  River Road (2016) oppure il suo penultimo Walking Past the Future (2017) nel cartellone di “Un Certain Regard” al Festival di Cannes del 2017.

Come quasi sempre nelle sue opere precedenti (che confessiamo di non conoscere o ricordare), anche in questa, Li Ruijun ambienta il suo film nella zona natale di Gansu, la regione al confine con la Mongolia che rappresenta il limite estremo occidentale della Cina e viene tradizionalmente considerata  la porta occidentale del paese.

Proprio in questo spazio semidesertico dal carattere profondamente contadino che sembra appartenere ad un tempo storico molto lontano nel passato, è ambientata la storia del film con al centro due figure. Lui ha un nome, quello di Ma, ma viene chiamato il „ fratello quattro“ dai suoi congiunti  (come sembra che accada spesso nelle famiglie cinesi), è una persona solitaria, appartata e solitaria, chiaramente fuori dal mondo che non sia quello del suo asino con cui svolge il lavoro del contadino. Lei, Guiying, è, invece, una donna altrettanto poco inserita in società e nella propria famiglia, sottomessa, maltrattata e malata di incontinenza.

Viene combinato il matrimonio tra questi due poveri outsider che piano piano iniziano a conoscersi e a condurre una vita fatta certo di stenti, di un lavoro duro ma per loro alla fine gratificante. Sono l’esatto contrario di dove sta andando la società cinese che li circonda, preda di un forzato, selvaggio sviluppo ipercapitalistico, persino in un distretto rurale e povero come il loro retto da un sistema arcaico e feudale. L’asinello rappresenta  come una sorta di figlio che li aiuta nel duro lavoro dei campi e nella gestione di un’economia domestica con i polli,  la coltivazione del grano e i nidi delle rondini, quella che contraddistingue la loro esistenza. Una sorta di Eden contadino, governato dalle intemperie e dai cambi delle stagioni, in cui vivono certo lottando con le difficoltà dell’esistenza ma anche fieri e soddisfatti di aver raggiunto un certo livello di felicità e di appagamento delle loro esigenze primarie – la banale felicità delle piccole cose.

Il personaggio di Ma sembra essere quasi il modello del comunismo primigenio maoista, è una persona ingenuamente generosa tanto da diventare il donatore del suo “sangue-panda” (immaginiamo che sia di un tipo, appunto, particolarmente raro) per tenere in vita il latifondista delle zona che così può consentire a tutta la comunità del distretto di andare economicamente avanti. Lei è un’”anima bella”, una donna semplice e malata, impossibilità ad avere figli, considerata una sorta peso morto e/0 una mezza demente della propria famiglia che finalmente ha trovato chi possa essere un’anima gemella e un sostegno per Lei.

Poetico e commovente al tempo stesso, Return to Dust è un film  molto poco buonista, capace di trasmette una senso di umanità contadina in via di estinzione. Ed è bello e commuovente non solo nella descrizione attenta e sensibile dei suoi due protagonisti (anzi tre, considerato l’importanza del paziente e fedele asinello) ma anche della progressiva sparizione di un modello comunitario di società come quella di una Cina contadina e egualitaria divorata dal miracolo economico e dall’ipercapitalismo galoppante.  Così come viene mostrato e sintetizzato, in maniera persino troppo esplicita nel finale del film, con la morte di Guiying, l’asino che viene lasciato andar via libero e l’abbattimento da parte delle ruspe della casa della coppia, fatta di mattoni di fango. Il contadino Ma allora abbandonerà la campagna per inurbarsi, senza i sipo animali domestici, come prescrive il programma economico dell’attuale direzione politica cinese. Cosa ne sarà? – amen.

A tratti, Return to Dust, nel suo umanesimo fatto di piccoli ma sconvolgenti drammi individuali, sembra essere, mutatis mutandi, un film della potenza drammatica alla Furore di John Ford. Semplicemente ma profondamente  toccante.

 


Yin Ru Chen Yan/Return to Dust – Regia e sceneggiatura: Li Ruijun; fotografia: Wang Weihua; montaggio: Li Ruijun; musica: Peyman Yazdanian; interpreti:; Wu Renlin (Youtie Ma) Hai Qing (Guiying Cao);  produzione: Zhang Min, Li Yan; origine: Cina 2022; durata: 131’

 

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