Tra superfici e zavorre: Finale a Sorpresa di Mariano Cohn e Gastón Duprat

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Il più grande limite del meta-cinema è il meta stesso. Essere capaci di essere un passo avanti al pubblico, mai due, perché il rischio è quello di perderselo per strada. Finale a Sorpresa – Official Competition lo sa e gioca su passioni feroci – competizione e invidia – in salsa asettica. Risulta leggero e divertente, con alcuni acuti comici rasenti l’assurdo e sorretti da una triade attoriale eccellente: Cruz Banderas Martinez. Ne esce una mdp in corsa sul crinale, tra realtà e finzione, e non è da tutti avere gli occhi per distinguerli (e sapere quando preferire l’uno all’altro, per amore dell’arte, sì, e anche per amor della convenienza).

Un miliardario dell’industria farmaceutica guarda i cimeli di una vita, i cimeli ricambiano lo sguardo e lui non manca di chiedersi: «come mi vedono?». Male, o comunque non bene abbastanza perché lui vuole «fare qualcosa di durativo» e quindi pensa a un ponte, no, un film, ma alla domanda dell’assistente se ne voglia dirigere uno la risposta è chiara: «Idiota, come posso dirigere un film?». Serve l’uomo giusto, anzi, la donna giusta, Lola Cuevas (Penélope Cruz), e due attori – i migliori – che possano dare vita alla storia di due fratelli, Manuel e Pedro, ad esempio Félix Torres (Antonio Banderas) e Ivàn Torres (Oscar Martinez). Il primo star mondiale («Ho 13 premi internazionali, significherà qualcosa?»), spocchioso ed esagerato, il secondo intellettuale e sofisticato, il ‘maestro’ degli attori («Il mondo necessita di dentisti, medici, operati, ma se c’è qualcosa di cui non ha bisogno è un altro attore»): fra i due non dovrebbe esserci competizione alcuna, e quindi alla fine non può che esserci. Feroce subdola comica come il titolo del film che sono chiamati a mettere in pellicola: Rivalità.

All’interno di un edificio che ha dimenticato l’umano – tutto marmo e vetri, e vuoto, tanto, tantissimo spazio vuoto -, i tre iniziano le prove per il film. Ma Lola ha un metodo tutto suo: sceneggiatura violentata (artisticamente) alla mano, gli attori subiscono un esercizio dopo l’altro. Massi sospesi in aria, sopra le loro teste, ovviamente per sentire il “peso della legge”. Tritatutto dei loro premi per ridimensionare l’ego. Folla di microfoni e cuffie alle orecchie perché possano finalmente imparare come baciare una donna. I due attori sopportano e rilanciano, l’uno detestando e al contempo copiando l’altro, finché il gioco si fa sporco e la rivalità che devono mettere in scena va oltre le prove, oltre lo schermo, oltre il consentito. Il destino entra in scena, lo accompagna l’assurdo.

Mariano Cohn e Gastón Duprat firmano un film dalla sceneggiatura bella, capace di non annoiare per la comicità sottile e il ritmo ben calcolato, mentre i tre personaggi, attoroni più la regista, portano con loro la presa in giro di quella ricercatezza vanitosa che da sempre appartiene all’immaginario della figura dell’attore. I tre sono riconoscibili, stereotipi amplificati in un mondo che è cavità perché eco e ego possano rimbalzare a destra e manca, e il gioco risulta pure doppio perché i personaggi sono al quadrato, anzi, al cubo: non solo attori (Cruz Banderas Martinez) che interpretano attori (Lola Felix Ivan), ma attori che interpretano attori che vogliono essere certi tipi di attori: Lola la regista alternativa fino al solipsismo, Felix l’attorone per il grande pubblico, Ivan l’artista impegnato, allergico a qualsiasi vena di successo. Loro sono quello, vogliono essere solo quello. No, non è vero: loro vogliono essere l’altro.

Se il pedigree caratteriale di ognuno è conclamato – e dalla ‘conta dei figli’ è subito presentato: 5 per Felix, 1 per Ivan, 0 per Lola per «evitare la mediocrità di avere figli» -, il tradimento del proprio personaggio è dietro l’angolo quando si va di crossover: Ivan sbianca i denti e prepara il discorso per gli Oscar (ovviamente, con l’intenzione di rifiutarlo in nome dell’arte), Felix pronuncia ad alta voce il proprio nome copiando un esercizio dell’altro (prima schernito). Ballano così una danza che li avvicina e li allontana, li identifica e li tramuta, finché non si arriva al dunque e Manuel e Pedro, i due fratelli del film, giungono al confronto finale: nella finzione ne sopravvivrà solo uno, ma ormai siamo andati oltre, troppa la confusione innescata tra l’attore e il personaggio interpretato, alla realtà è sufficiente un lieve tocco perché anche essa cada al di sotto.

Ma fra loro c’è lei, Lola. Lola è non ha regole ed è spirito libero. Sopra il letto ha Gesù crocifisso a un caccia, ai lati cactus fallici, davanti l’amante che si agita ballando. Si aggira per un edificio di marmo freddo e vuoto sordo, lì prepara gli esercizi per i due attoroni. Da loro non vuole certo il massimo, vuole soltanto quello che vuole lei, e fa di tutto perché questo emerga: sassi sospesi, girotondi di microfoni, schermi giganti, sorprese dell’ultimo minuto. Ciò che ricerca è l’arte, e può farlo perché lei ha occhi che vedono oltre la pellicola; da regista sa trarre il vero (la realtà) dal falso (la recitazione), non solo, è al contempo capace di distinguere l’uno dall’altro – chi mente da chi dice la verità – e ciò porta una responsabilità, ad esempio, quella di scegliere tra l’arte e il giusto. Quale delle due preferire? Dopotutto, un film deve essere fatto. All’occasione, è sufficiente fare ‘la barba alla realtà‘.

Passato in concorso alla 78ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Finale a Sorpresa – Official Competition è un film divertente e intelligente, nonché travolgente. Gioca in superficie, o meglio, tra superfici essendo un film meta. Non rischia di stancare per la superficialità – errore tipico – puntando su personaggi forti che fanno da zavorre utili e danno un sapore intenso alla storia intera. I significati si moltiplicano in un gioco di specchi non solo materiali – sono dappertutto –, ma pure narrativi, si arriva così a chiedersi quale mai possa essere il finale. Ma ecco che per l’occasione appare il viso di Penélope Cruz a chiarirlo: «Ci sono alcuni film che non finirammo mai», e con lei rimaniamo fino all’ultimo respiro, fino all’ultimo sguardo. Fino agli ultimi occhi che si aprono.

Dal 21 aprile al cinema

Finale a Sorpresa – Official Competition regia: Mariano Cohn, Gastón Duprat; sceneggiatura: Mariano Cohn, Gastón Duprat, Andrés Duprat; fotografia: Arnau Valls Colomer; montaggio: Alberto del Campo; interpreti: Penélope Cruz, Antonio Banderas, Oscar Martinez, Irene Escolar, Melina Matthews, Pilar Castro, Manolo Solo, Carlos Hipólito; produzione: The Mediapro Studio, RTVE, TV3, Orange España; origine: Spagna, 2021; durata: 114’; distribuzione: Lucky Red.

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