Ci sono (e per fortuna!) dei film che dividono in modo profondo e possono provocare immediatamente impressioni e giudizi opposti. Gloria!, l’opera di debutto della nota musicista e cantante Margherita Vicario, sembrerebbe essere un caso del genere. O almeno così è stata allo scorso Festival di Berlino dove era in Concorso per il nostro paese e dove i buh e gli applausi si sono variamente intrecciati nella proiezione-stampa – siamo curiosi di vedere quale sarà la risposta del pubblico adesso che esce anche nelle sale italiane.
Ma veniamo al dunque: siamo nell’anno di grazia del 1800, ad un cambio quindi di secolo dopo il terremoto politico e culturale del 1789 e l’ascesa dell’astro Napoleone; il luogo, è, invece, il Collegio di Sant’Ignazio, un decrepito, malmesso orfanotrofio/istituto musicale femminile con annessa chiesa, da qualche parte nelle vicinanze di Venezia. In esso vivono trovatelle e giovani con o senza padri legittimi o illegittimi, sotto un regime monacale dove a comandare sono, appunto, le suore e un vecchio, bisbetico maestro di cappella Don Perlina (un fantastico Paolo Rossi) che ha perso l’ispirazione a comporre e deve anche chiedere perdono a Dio per il suo amore proibito nei riguardi di un giovane (aspirante) controtenore squattrinato che gli spilla soldi di continuo.
La protagonista del film è, invece, la giovane Teresa (Galatea Bellugi) che fa “la Muta” e abita nell’orfanotrofio-collegio da domestica silenziosa e solitaria, costretta ai lavori più umili di casa. Nessuno sospetta che, invece, possiede un talento straordinario con cui percepire l’armonia dell’universo e rimodellare la realtà attraverso una musica innovativa e fuori dai canoni dell’epoca.
Il collegio è in gran subbuglio alla sconvolgente notizia riguardo ad un annunziato, prossimo arrivo del nuovo Pontefice Pio VII, il primo insediato sul Trono papale a Venezia, dato che Roma è occupata dagli odiati francesi. È prevista quindi la sua presenza al Collegio con una visita alla chiesa e un concerto in suo onore che, però, il maestro di cappella ormai privo di capacità creative non riesce, giorno dopo giorno, a comporre. In questo frangente Teresa scopre che è arrivato quasi segretamente ed è stato messo, in un magazzino nascosto, un dispositivo “del Diavolo” – in realtà si tratta di un meraviglioso strumento musicale, nuovo di zecca e ancora assolutamente sconosciuto, il pianoforte che andrà di lì a breve a sostituire il clavicembalo e il fortepiano.
Intorno alla ragazza e a questa rivoluzionaria “macchina da musica” si andrà allora, con intrighi molto vari, a riunire un fantastico quartetto di archi di giovani donne che poi si riveleranno essere le migliori e più dinamiche allieve del Sant’Ignazio. E da tale bizzarra e talentuosa cellula segreta rivoluzionaria di giovani musiciste e compositrici, nascerà allora una nuova musica che coglierà tutti di sorpresa, nel corso di diversi eventi e rivelazioni.

E qui ci fermiamo per non togliere allo spettatore il piacere di seguire le vicende che Margherita Vicario ci vuole narrare in questa sua opera prima. Dove si tratta, sostanzialmente, di ricordare l’immaginazione o il talento di tante compositrici e musiciste che, nei decenni e nei secoli, non si sono potute affermare pubblicamente e che sono state cancellate della nostra memoria collettiva.
Ma intendiamoci subito: per fortuna non abbiamo a che fare con un film ideologico, committed, che vuole (pur giustamente) rivalutare una pagina dimenticata e negletta della storia della musica vista dalla parte femminile. Svisando e svariando tra toni drammatici e momenti invece buffi o divertenti, ci troviamo di fronte ad un’opera collettiva, piacevole e altamente “pop”, in cui la ricostruzione storica dell’Ottocento veneziano molto bella, precisa ed accurata – complimenti, dunque, alla fotografia, alle scelte scenografiche e dei costumi oltre alla filologia nella scelta degli strumenti musicali mostrati – si accompagna, invece, ad una totale inventiva sonora che nulla ha a che fare con quella del periodo. La regista ha giustificato tale opzione, affermando che non si conoscono i suoni dell’epoca e quindi li ha inventati lei di sana pianta. Infine da non trascurare la bravura delle giovani attrici che interpretano Gloria! come fosse un coro che segue lo spartito a loro proposto.
Pur con qualche forzatura stilistica e qualche piccola caduta di tono, si tratta, quindi, di un film leggero e divertito, a cui auguriamo ogni successo anche perché ci sembra un debutto poco scontato che, senza scorciatoie e con coraggio, sa e vuole assumersi i rischi del caso.
In sala dall’11 aprile 2024
Gloria! – Regia: Margherita Vicario; sceneggiatura: Margherita Vicario, Anita Rivaroli; fotografia: Gianluca Palma; montaggio: Christian Marsiglia; musica: Margherita Vicario, Dade; scenografia: Luca Servino, Susanna Abenavoli; costumi: Maria Montalto; interpreti: Galatea Bellugi, Carlotta Gamba, Veronica Lucchesi, Maria Vittoria Dallasta, Sara Mafodda, Paolo Rossi, Elio, Natalino Balasso, Anita Kravos, Vincenzo Crea, Jasmin Mattei, Gioele Pagura; produzione: tempesta, Rai Cinema, tellfilm; origine: Italia/Svizzera, 2024; durata: 100 minuti; distribuzione: 01 Distribution.
