Dracula – L’amore perduto di Luc Besson

Fascino, sempre fascino estremo dei grandi classici adattati dalla letteratura gotica al cinema: dopo il Frankenstein di Mary Shelley tradotto per lo schermo da Guillermo Del Toro (e proprio in sala in questi giorni), segue, subito ora, a ruota, il Dracula (1897) di Bram Stoker filmato da Luc Besson. Nessuno dei due – sia chiaro immediatamente – è paragonabile ai capolavori del passato ma personalmente abbiamo una leggera predilezione, volendo scegliere, per l’opera del regista francese che ci sembra stia vivendo un momento di rinascita e che sia in qualche modo tornato alle sue origini dopo che sembrava, negli ultimi due decenni del secolo scorso, aver offerto il meglio della sua filmografia. Poi, DogMan, in Concorso nel 2023 al Festival di Venezia, ci aveva favorevolmente impressionato e quest’anno, ancora, è uscito in Francia un altro suo lavoro abbastanza bizzarro: June and John girato, a bassissimo costo, con attori sconosciuti e con un iPhone nel 2020 a Los Angeles nel bel pieno della pandemia del Covid (chissà che non si possa vedere, presto, anche in Italia).

              Caleb Landry Jones e Zoë Bleu

Ancor più di Frankenstein, con degli antecedenti veramente notevoli non era compito facile affrontare, per l’ennesima volta, il capolavoro di horror gotico dello scrittore irlandese, notoriamente una pietra miliare nella letteratura sui vampiri. Per restare all’essenziale, solo ai pezzi da Novanta e non citare le centinaia e centinaia di opere filmiche che contengono il personaggio del Conte Dracula, potremmo ricordare Nosferatu (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau con il misterioso Max Schreck, il Dracula (1931) di Tod Browning con Bela Lugosie o quello (1958) di Terence Fisher con Christopher Lee, il primo capitolo di una lunga serie di nove opere realizzata dalla Hammer Film inglese; poi più di recente due gemme come il remake (1979) di Werner Herzog del film di Murnau con Klaus Kinski o la versione più filologica aderente al testo originale di Francis Ford Coppola (1992) interpretata da Gary Oldman. A dir poco, dunque, una concorrenza praticamente imbattibile – e così è stato.

Comunque, ancor più che non nei casi precedentemente citati, Luc Besson ha voluto sfruttare una chiave, lontana dagli aspetti più horror della vicenda, come ha esplicitamente dichiarato: “C’è un lato romantico nel libro di Bram Stoker che non è stato molto esplorato. È una storia d’amore su un uomo che aspetta per 400 anni la reincarnazione di sua moglie. Questo è il vero cuore della storia, aspettare un’eternità per il ritorno dell’amore”.

Giusta o non giusta che sia questa osservazione, il regista francese ha scelto per la seconda volta per la parte di protagonista l’americano Caleb Landry Jones che era già stato l’interprete principale di DogMan. Più o meno le principali linea della storia sono le consuete con qualche piccolo colpo di pollice nella resa dei caratteri – e qui le riassumiamo.

                Christoph Waltz (al centro)

1480: il principe Vlad di Valacchia (appunto Landry Jones), deve lasciare la sua amatissima moglie Elisabeta (Zoë Bleu) per andare a combattere gli invasori ottomani. La donna, però, creduta al sicuro, viene uccisa in una imboscata e così Vlad, completamente accecato dal dolore e dall’ira, rinnega Dio e la chiesa, giungendo, dopo aver richiesto l’impossibile reincarnazione della ragazza, a uccidere un sacerdote sull’altare, con un estremo atto blasfemo. La punizione è quella di essere trasformato in un vampiro che vaga nel tempo. Secoli dopo, Vlad/Dracula scoprirà l’esistenza di Mina (ovviamente sempre Zoë Bleu), una donna che assomiglia come una goccia d’acqua alla sua amata; così abbandona il suo Castello in Transilvania per raggiungerla nella Parigi del XIX° secolo, disposto a tutto pur di poterla riconquistare. È un viaggio che lo porterà a scontrarsi con il giovane avvocato Jonathan Harker (Ewens Abid) che era giunto nei Carpazi per vendere un’abbazia nei pressi di Parigi e soprattutto un prete guerriero ed esorcista, Van Helsing (Christoph Waltz) che combatte l’oscura avanzata del mostro. A cui si aggiunge la presenza di una donna misteriosa Maria (Matilda De Angelis) – il personaggio più originale plasmato da Besson – che intrattiene un inquietante, oscuro legame con il Principe delle Tenebre. Infine, si aggiungono diverse altre implicazioni e incunaboli narrativi che riserviamo all’eventuale spettatore del nostro film.

Dicevamo già all’inizio che Dracula – L’amore perduto non è certo una trascrizione memorabile del mito del Dracula stokeriano, tuttavia confessiamo che dopo un inizio abbastanza faticoso, Besson, a nostro giudizio, ha saputo costruire un onesto film d’intrattenimento, né banale, né noioso. Ciò è dovuto non tanto all’interpretazione, tutto sommato nella norma, di Landry Jones, troppo bello oltre che dannato, quanto per esempio alla figura costruita da Christoph Waltz, che viaggia sempre sul filo di una sotterranea, paradossale ironia dove il divertimento dell’interpretazione supera ma va anche un po’ a scapito della credibilità del personaggio. E aggiungiamo che Matilda De Angelis se la cava molto bene in inglese nella parte dell’invasata di Dracula.

In definitiva, dunque, non una versione indimenticabile della saga del vampiro ma, in tempi abbastanza grami come i presenti, forse, bisognerà accontentarsi di cosa passa il convento.

Presentato alla Festa di Roma sezione Grand Public
In sala dal 30 ottobre 2025.


Dracula – L’amore perduto  (Dracula: A Love Tale) Regia e sceneggiatura: Luc Besson; fotografia: Colin Wandersman, Vincent Richard; montaggio: Hugues Tissandier; musica: Danny Elfman; scenografia: Hugues Tissandier; interpreti: Caleb Landry Jones, Zoë Bleu, Christoph Waltz, Ewens Abid, Matilda De Angelis, Guillaume De Tonquédec, Romain Levi, Raphael Luce, Bertrand-Xavier Corbi, Ivan Franek, Jassem Mougari; produzione: Virginie Besson-Silla per Luc Besson Productions, EuropaCorp, TF1 Films Production, SND,  Actarus Productions; origine: Francia, Gb, 2025; durata: 129 minuti; distribuzione: Lucky Red.

 

 

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