Buen Camino di Gennaro Nunziante

Cosa è rimasto dell’ultima esperienza di ben cinque anni fa, Tolo Tolo (2020, 46 milioni e passa incassati sul mercato italiano), ora nell’ultima opera, la sesta in tutto, della carriera di Luca Medici alias Checco Zalone? A un rapido calcolo molto poco o nulla: abbandonate le vocazioni registiche e/o autoriali, è tornato alla cabina di regia, a distanza di dieci anni, il fido Gennaro Nunziante che con lui ha scritto la sceneggiatura (e non come nel precedente Paolo Virzì); niente più Pietro Valsecchi che aveva scoperto il talento e sinora aveva prodotto tutti i film del comico/musicista barese; infine, il precedente, sottile sottofondo politico è svanito nel nulla (forse poco male, chissà?) sostituito da un profondo familismo che narra sostanzialmente di un difficile rapporto padre-figlia. È rimasto soltanto la struttura del road-movie, il Buen camino del titolo, che si muove lungo (per i pochissimi che ancora non lo sapessero) il Camino de Santiago di Compostela, per raggiungere a piedi dalla Francia la Cattedrale di San Giacomo, circa 800 chilometri che in genere sono percorsi in circa un mese.

Qui però tutto accade molto più velocemente con i tempi del montaggio cinematografico – e visto che ne scriviamo prima che tutti abbiano già visto il film, sarà necessario aggiungere due righe di trama su una trama che, comunque, poca poca è, per non definirla misera.

Zalone con Gennaro Nunziante

Questa volta Checco si propone sì come il tradizionale personaggio della nostra commedia, un italiano pessimo e bifolco con tutti i difetti possibili, ma non uno spiantato come al solito: qui ci troviamo in presenza di uno degli uomini più schifosamente ricchi del Belpaese grazie all’intraprendenza indefessa del padre che lo detesta per la sua ignavia; il nostro poi è a un momento topico della vita, sta per festeggiare il compleanno del proprio mezzo secolo con una festa faraonica e tanto di Piramide egizia edificata per l’occasione in una sua villa in Sardegna, appunto faraonica. Ha una splendida fidanzata, una modella sudamericana con (sulla carta) la metà dei suoi anni, con cui convive dopo il divorzio (lo ha chiesto lui, ci tiene a rimarcarlo) dalla ex-moglie (Martina Colombari) che vorrebbe lavorare a teatro insieme al suo nuovo compagno, un altezzoso regista palestinese (Hossein Taheri) dipinto come un fessacchiotto. (Evidente a tal proposito la scontata caricatura della cultura woke-radical-chic ma che, se non altro, produce una delle battute migliori, poche in verità, del film e che non vi anticipiamo). Infine, a turbare i preparativi del compleanno, interviene la figlia Christal (Letizia Arnò, chiedetevi da dove arriva il nome?), una diciasettenne irrequieta, che odia il padre fatuo, narcisista, razzista e fancazzista perché spende e spande i denari accumulati, esibendo odiosamente la sua ricchezza soprattutto ai poveri da lui detestati. La ragazza un bel dì decide di scomparire e il nostro fetido “Zio Paperone” scopre che è partita per il Buen Camino di cui sopra, e va a cercarla prima in Ferrari e poi a piedi. A questo punto compare l’ultima figura importante del film (la vediamo anche nel trailer), una affascinante signora spagnola, tal Alma (Beatriz Arjona), al cui fascino Checco, ormai spogliato del parrucchino e della sua baldanza, non sembra del tutto insensibile ma che alla fine un segretuccio (abbastanza prevedibile) anche lei lo rivelerà allo spettatore…
Comunque, descritti i personaggi, il film si srotola poi da solo sino al finale con un crescendo di familismo sempre maggiore e di buonismo abbastanza imbarazzante che ci fa presto dimenticare quel poco di ruvido o di battute poco politicamente corrette che la sceneggiatura contempla (Gaza, Schinder’s List, il nazismo, ecc.).
In una recente intervista sul “Corriere della Sera” (il 10 dicembre a cura di Valerio Cappelli) il suo ex produttore Pietro Valsecchi ha definito Checco Zalone un “democristiano sino al midollo” – e in effetti, anche se la Dc è morta già nell’ultimo decennio del Novecento, questo Buen Camino sembra un film parrocchial-natalizio, più nel vecchio spirito dei Cinepanettoni di quell’epoca che non quanto ci aveva mostrato la irruente cattiveria dello showman pugliese a partire dal suo primo e subito grande successo Cado dalle nubi nel 2009.

Giudicherà il pubblico ovviamente se come ha dichiarato (riporto a memoria) Zalone alla elettrica conferenza stampa di presentazione del film: “James [Cameron] si sveglierà stupito la mattina del 26…” – può essere, soprattutto sulla prima spinta e l’attesa di un film attesissimo come questo. Non dimentichiamo, infatti, che nella sfida tra questi due pesi massimi del box office, la tabella dei maggiori incassi mai avuti in Italia sino a oggi riporta due Avatar (al numero 1 e 7) e tre film di Checco Zalone (al 2, 3 e 6 posto).

In ogni caso se l’obbiettivo era – oltre a sfondare al botteghino replicando i passati record – quello di conquistare anche il plauso critico come un prodotto di livello nella tradizione della antica commedia all’italiana, tale obbiettivo ci sembra che sia stato ampiamente deluso. A dirla in soldoni, a tirare un colpo di spada, Buen Camino ci è apparso il film meno riuscito di tutta la filmografia zaloniana, a partire dal banale fatto, ad esempio, che si è riso assai poco nella proiezione a cui abbiamo assistito. Vabbè i critici ridono poco (almeno così si dice…) e devono morire come ci ha augurato Checco con una battutaccia ad effetto al termine della conferenza stampa di cui sopra – detto ciò, questo film ci sembra sostanzialmente molle, inerte, che di rado si accende nei novanta minuti della sua stringata durata (il che non è male in assoluto e poi serve agli esercenti a infilare più spettacoli al giorno). Insomma, c’è poca carne al fuoco per un buon pranzo natalizio o per il cenone di Capodanno ma probabilmente siamo noi troppo esigenti o viziati.

Un consiglio: restate sino ai titoli di coda perché a nostro avviso il colpo d’ala, il top, arriva con la canzone finale/balletto sulla prostata con cui si chiude, in rosso e a cerchio, il film iniziato proprio con  la visita ad un medico spagnolo e il discorso sul dito all’uopo ( ma non ci diffondiamo in particolari). In onore della celebre ghiandola dell’apparato genitale maschile, depositaria della fertilità e del controllo del flusso urinario – altro tema ricorrente nel Buen Camino – aggiungiamo mezza stella alle due che quest’ultima fatica del duo Zalone/Nunziante, secondo noi merita.

In sala dal 25 dicembre 2025.


Buen CaminoRegia: Gennaro Nunziante; sceneggiatura: Gennaro Nunziante, Checco Zalone; fotografia: Massimiliano Kuveiller; montaggio: Pietro Morana, Gennaro Nunziante, Checco Zalone; scenografia: Marinella Perrotta; interpreti: Checco Zalone, Beatriz Arjona, Letizia Arnò, Martina Colombari, Hossein Taheri, Alfonso Santagata; produzione: Marco Cohen, Benedetto Habib, Fabrizio Donvito, Daniel Campos Pavoncelliper Indiana Production, Medusa Film, Medusa Film; origine: Italia, 2025; durata: 90 minuti; distribuzione: Medusa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *