La stanza di Mariana di Emmanuel Finkiel


La stanza di Mariana è il nuovo film del regista francese Emmanuel Finkiel, autore cresciuto sui set di Godard e Kieslowski, che dopo La Douleur, tratto dal romanzo di Marguerite Duras, porta al cinema il capolavoro letterario di Aharon Appelfeld Fiori nelle Tenebre.

E proprio come per il precedente adattamento letterario Finkiel sceglie Mélanie Thierry per interpretare il ruolo della protagonista, attrice lanciata sul grande schermo da Giuseppe Tornatore nel 1998 con la  La leggenda del pianista sull’oceano.

La produzione pensa in un primo momento di girare il film in Ucraina, nella regione sud-occidentale del paese, per restare fedele al romanzo di Appelfeld, ma la guerra rende il progetto impossibile da realizzare, e le riprese si spostano in Ungheria.

La storia del film ruota attorno a Hugo (Artem Kyryk) un bambino di dodici anni che trascorre oltre un anno nascosto nell’armadio della stanzetta di Mariana, una prostituta che abita all’interno di un bordello durante la seconda guerra mondiale, per sfuggire ai rastrellamenti dei nazisti.

La stanza di Mariana di Emmanuel Finkiel
                                      Melanie Thierry

È il 1942: Mariana e Hugo vivono tra le quattro mura costretti a una convivenza forzata, il loro è un legame che lentamente si trasformerà in un rapporto di conforto, di affetto e intimità. La realtà della guerra preme fuori dalle mura della casa, ed è una presenza costante, spaventosa, e può arrivare da un momento all’altro anche in casa, si intravede dalle crepe dei muri. Le stesse crepe da cui Hugo cerca di comprendere la nuova realtà, spiarla e dare un senso al mondo degli adulti. Si vedono i soldati dalla finestra. La stanza di Mariana è circondata da un mondo crudo, doloroso, sporco, che ha il sapore della morte. La violenza arriva anche dentro la stanza di Mariana con gli uomini che entrano per fare sesso con lei, soldati tedeschi per lo più. Hugo, rinchiuso nell’armadio, cerca di osservare da piccole fessure cosa accade, le immagini sono indefinite, il bambino percepisce il sopruso, ma non ne comprende i contorni, accetta quello che accade. I giorni si susseguono, questa nuova vita si divide tra l’armadio in cui è prigioniero e i momenti di libertà nella stanza di Mariana. Hugo rispetta le regole. È un bambino silenzioso e Mariana, per quanto strana, è una donna affettuosa. Un bagno caldo in cui immergersi, del sapone profumato, una stufa vicino a cui riposare, dormire nel letto di Mariana, sono i momenti di gioia che colmano la solitudine di quando è costretto a stare nel buio rinchiuso. Nella mente di Hugo si susseguono i ricordi della sua numerosa famiglia che ora non c’è più. I ricordi sono tutto quello che resta della sua vita, a cui aggrapparsi. La mamma lo ha affidato a Mariana con la speranza di salvarlo dai nazisti. I rastrellamenti hanno distrutto quella che era una famiglia borghese felice, fiera delle proprie tradizioni, una famiglia di farmacisti e lavoratori. Il film di Finkel è girato nelle lingue originali della storia, così da preservare l’autenticità dell’opera originale: l’ucraino e il tedesco parlati dalla borghesia ebraica, e lo yiddish dalla comunità operaia. E questo conferisce al film un valore aggiunto, insieme alla ricerca dei costumi, della scenografia e alla fotografia di Alexis Kavyichine che con colori pastello e luci soffuse mette in risalto i tempi dilatati e la ricerca dei dettagli della regia di Finkiel, in un mondo che viene raccontato per frammenti, attraverso le percezioni, le sensazioni e il punto di vista di due personaggi capaci nel loro microcosmo di sperimentare le miserie e gli orrori della Storia. Quella della stanza di Mariana è la rappresentazione della vita e dell’affetto nonostante tutto. È sopravvivenza, è istinto umano, e l’istinto di un bambino che velocemente inizia a diventare uomo.

In sala il 27-28-29 gennaio 2026.


La stanza di Mariana (La Chambre de Mariana)Regia e sceneggiatura: Emmanuel Finkiel; soggetto: dal romanzo Fiori nelle tenebre di Aharon Appelfeld; fotografia: Alexis Kavyichine; montaggio: Anne Weil; interpreti: Mélanie Thierry, Artem Kyryk, Julia Goldberg, Yona Rozenkier, Minou Monfared; produzione: Cinéfrance Studios, Curiosa Films, Metro Communications, Sunshine Films, ARTE France Cinéma, Proton Cinema, Tarantula, RTBF, VOO, Be TV, Orange Belgium, Proximus; origine: Francia/Israele/Ungheria/Belgio, 2025; durata: 131 minuti; distribuzione: Movies Inspired.

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