D’istruzione pubblica di Federico Greco e Mirko Melchiorre

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SCUOLA. Termine derivante dal lat. Schŏla, che in origine significava (come otium) tempo libero, piacevole uso delle proprie disposizioni intellettuali, indipendentemente da ogni bisogno o scopo pratico.   Come scritto nella Costituzione: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”: ma è ancora vero?
Banchi, sedie vuote, aule annoiate dal tempo in un paesaggio di tagli verso uno sguardo nitido nella sostanza di qualcosa che stiamo perdendo rispetto alla forma che ci stanno imponendo. Cortei e manifestazioni, lotta per esercitare la resistenza del pensiero, noi esseri con il vizio della vita che ci troviamo a combattere affinché questa non venga alterata e depauperata.

È l’inizio del doc D’istruzione pubblica, diretto dal duo Federico Greco e Mirko Melchiorre, ultima opera della trilogia del neoliberismo, preceduta da PIIGS (2016, insieme a Adriano Cutraro)  e C’era una volta in Italia (2022). Un film potente, audace, un lavoro di inchiesta innanzitutto che vede la collaborazione di numerose figure competenti dal campo della sociologia, economia, filosofia, storia, persone accomunate da uno sguardo molto lucido del presente, attento a cogliere gli aspetti più infimi, sottili e segreti nel tentativo del potere di distruggere e sovvertire il sistema della scuola pubblica in Italia e non solo, dato che come vedremo, si narra di processi cominciati dalla fine dell’800 ad oggi, un processo di sradicamento lento ma inesorabile.
La camera segue le orme di Lorenzo Varaldo, coordinatore del manifesto dei 500, nonché dirigente scolastico dell’istituto Sibilla Aleramo di Torino, filo conduttore della storia che da principio si umanizza nell’incontro con l’altro, con chi da una vita sta lottando e costruendo presupposti di cambiamento e restituzione della socialità e del reale valore del pubblico, tra le onde sempre più agitate di un mondo ripiegato su sé stesso, non capace di alzare lo sguardo e tendere all’attenzione.
Le battaglie sociali di Lorenzo si incrociano come montaggio alternato nelle analisi di esperti come Fabio Bentivoglio (docente, saggista) che afferma: “Aziendalizzare la scuola significa cancellarla”, il processo di autonomia scolastica nasce e si sviluppa essenzialmente per attuare sudditanza. Il progetto è creare un altro essere umano a cominciare soprattutto dalle industrie mondiali tecnologiche nello scopo di settorializzare in schemi definiti alunni e poi cittadini del futuro.
In Italia dove questo progetto mondiale ha attecchito già da tempo, anche grazie alla riforma Berlinguer, sembra quasi azzardato recuperare il concetto gramsciano di “cultura emancipante” cioè l’istruzione dovrebbe aiutare l’individuo ad emanciparsi ed essere libero anche critico nei confronti di ciò che gli accade intorno. Calamandrei anche affermava come la scuola fosse un “organo costituzionale” e nel corpo umano corrisponderebbe al sistema linfatico che irrora di sangue tutti gli altri organi.

D’istruzione pubblica di Federico Greco e Mirko Melchiorre
                Fabio Bentivoglio

Si evince un processo di disarticolazione scolastica dove la scuola italiana è vista come una azienda e dove un professore su 4 è precario (sistema effetto del capitalismo che agisce per questo tipo di dinamiche) mentre gli stipendi sono i più bassi d’Europa. Effetti devastanti dell’autonomia scolastica sono l’introduzione di concetti come “offerta formativa” in cui il professore è concepito come venditore di un servizio. Programmi uguali per tutti cancellati e sostituiti con indicazioni nazionali e attenzione sempre minore per il corsivo dove svanisce l’insegnamento della postura e impugnatura della penna, depauperando il lessico, rappresentazione del pensiero, perdendo di vista la memoria muscolare molto più concreta e umana nel processo di apprendimento.
Efficienza, progetti, innovazione, valutazione e lo scivolamento verso la competizione nel quasi-mercato educativo con prove invalsi, gli open day e gli istituti tradotti in merce da vendere e studenti come clienti di elementi progettuali appetibili. Concetto contrario al senso di cultura. Un processo che ci indica Giorgio Matteucci essere cominciato con i ricchi industriali in America di fine ‘800 dove anche Rockefeller fondò una università a Chicago il cui manifesto prevedeva il superamento dei tradizionali metodi educativi verso una educazione pratica e tecnica nel tentativo di creare una docile forza lavoro da impiegare nelle proprie industrie. Successivamente si sviluppò il concetto di “capitale umano” in cui ogni figlio all’interno di una famiglia è trattato come merce utile, potenziale. Nel 1925 lo stesso industriale americano prese il controllo dell’istituto Rousseau di Ginevra trasformandolo in una organizzazione privata e poi primo centro ONU nel 1946 con il compito di prendere decisioni importanti sull’istruzione dei paesi occidentali.
Tutti gli esperti e docenti coinvolti sono in accordo su un momento cruciale dell’ascesa del neoliberismo dopo la caduta del muro di Berlino, momento in cui nasce la progressiva assenza della sinistra su ogni comparto sociale. In una intervista il dirigente Lorenzo Varaldo afferma: “Sono conservatore se i progressisti trasformano le scuole in aziende”. Una lotta intestina quindi, volta all’espressione dell’umano in lotta con la robotizzazione della politica sempre più meccanica e disarticolata, lontana dall’interesse del bene pubblico, incastrato in reparti soggetti a terzi. Obiettivo principale: addestrare, addomesticare. La scuola dovrebbe offrire individui critici della società mentre le nuove lobby spingono verso il vademecum dell’imparare ad essere imprenditori di sé stessi. Si giunge in Italia ad un ulteriore processo trasformativo: “Alternanza scuola lavoro” nell’obiettivo di trasformare le scuole in fondazioni a causa della mancanza di fondi, tesa alla sudditanza di chi obbedisce e per inciso secondo dati INAIL causa di almeno sei incidenti mortali all’anno. Secondo l’economista Clara Mattei il progetto è che la scuola debba servire come strumento di accumulazione di capitale, di precari dipendenti dal mercato, verso l’utilizzazione dell’essere umano.

D’istruzione pubblica di Federico Greco e Mirko Melchiorre
                Lorenzo Varaldo

Si inserisce anche un nuovo concetto utile al Capitale: “Il docente contrastivo”, colui cioè che non aderisce alla didattica di regime, alla trasformazione in senso aziendalista. L’istituto che non raggiunge gli obiettivi viene accorpato ad altri e questo può voler dire solo ulteriori licenziamenti, utili al processo di precarietà. Con il PNRR di Draghi e la scuola 4.0 si stabilisce secondo Mattei, la “coercizione economica” come chiave per disciplinare le persone.
Fonte di consapevolezza i tagli di animazioni con il malvagio omino “Dirt Water”, spettro riflesso del capitale pronto dopo aver distrutto sanità e scuola pubblica, a schiacciare il pulsante della guerra, specchio del mondo controverso e definito in cui posiamo le nostre pesanti coscienze; nell’attesa della falla nel sistema, generatrice di imprevedibilità ricche dell’umano in lotta per la dignità ed eguaglianza, un promemoria attento e necessario.
Sembra chiaro dal lavoro meticoloso svolto dai due autori quanto sia importante comprendere le dinamiche che hanno trasformato e poi formato la società in cui viviamo o meglio in cui tentiamo di vivere; una via d’uscita, una speranza, però, è sempre possibile, considerare che la scuola non debba adattarsi alla società ma abbia il bisogno di creare luoghi di resistenza alternativi dove si esercita la creatività, espressione dell’immaginario dello spazio acquisito, di libertà ottenute nello sguardo verso l’essere umano. Individui che tendono alla collettività nello sguardo lucido di un presente manomesso, soggiogato a logiche di morte dell’espressione e omertà semplificatrici che sommate costruiscono labirinti di negazione del sé.  Nel dissentire contro questo mondo vincolante, il manifesto politico, umano lo indica direttamente Roger Waters attraverso la visionaria “Another brick in the Wall”:

Non abbiamo bisogno di alcuna educazione
Non abbiamo bisogno di alcun controllo del pensiero
Nessun oscuro sarcasmo in classe
Insegnanti, lasciate stare i bambini
Ehi! Insegnanti! Lasciate stare i bambini!
Tutto sommato è solo un altro mattone nel muro.

In sala dal 2 febbraio 2025.
Il 3/2 al Cinema Greenwich di Roma ore 21 alla presenza dei due registi. 


D’istruzione pubblica – Regia e sceneggiatura: Federico Greco e Mirko Melchiorre; fotografia: Mirko Melchiorre; montaggio: Federico Greco; musica: Tonino Politanò;  animazioni: Costantino Rover; voce narrante: Olivia Santachiara; interpreti: Massimo Baldacci, Miguel Benasayag, Fabio Bentivoglio, Marina Boscaino, Franco Coppoli, Paolo Di Remigio, Elisabetta Frezza, Nico Hirtt, Clara E. Mattei, Ugo Mattei, Giorgio Matteucci, Lucio Russo, Lorenzo Varaldo; produzione: Alessandro Pezza per Studiozabalik; origine: Italia, 2026; durata: 97 minuti; distribuzione: OpenDDB – Distribuzioni Dal Basso.

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