Mr Nobody Against Putin – Premio Oscar per il Miglior Documentario 2026 – cattura l’attenzione dello spettatore giocando sui meccanismi della narrazione mainstream: un inizio da thriller, poi la commedia, e in men che non si dica lo spettatore è dentro il dramma. Il dramma di una guerra geograficamente lontana dai luoghi dell’azione del film che però invade massicciamente gli spazi privati della vita quotidiana in modo subdolo. Invade le coscienze, gli orizzonti, le speranze.
Viene da pensare all’Invasione degli ultracorpi, al tabù spaventoso che intorno a noi tutto cambi pur rimanendo apparentemente uguale, che le persone a noi più care vengano sostituite, senza che ce ne accorgiamo, da burattini in carne e ossa telecomandati da un’entità aliena. Solo che qui di alieno non c’è nulla, c’è solo il senso di onnipotenza di un capo di stato, e del governo che lo appoggia, che ha deciso di mobilitare un’intera nazione in una guerra voluta da pochi. E quindi per sostenerla internamente e combatterla sul fronte, bisogna fare proselitismo, propaganda.
Siamo a Karabash, negli Urali meridionali, minuscola cittadina industriale senza nessuna attrattiva se non l’inquinamento: i pochi turisti la visitano per questo triste record e postano on line immagini di montagne nere per i residui dell’industria del rame. Eppure i ragazzi di Karabash sono come quelli di tutto il mondo: non ci pensano che la loro aspettativa di vita è più bassa che altrove e vanno a scuola, fanno feste, concerti. Vivono. È lì che è nato Pasha, al secolo Pavel Talakin. Fa l’insegnante in un istituto comprensivo, forse l’unico di quella cittadina di poco più di 10mila abitanti, che raccoglie studenti tra i 5 e i 18 anni. Pasha è il coordinatore della primaria nonché responsabile della documentazione video di tutti gli eventi organizzati dalla scuola: dalle recite natalizie alle cerimonie di diploma, dalle conferenze alla normale documentazione delle lezione scolastiche. Gli studenti più grandi hanno da sempre eletto la sua stanza a luogo di incontro dove suonare, parlare, confrontarsi; è grazie a lui che alcuni di loro hanno imparato a usare la telecamera e registrano le cose a cui tengono di più. Quando nel 2022 Putin annuncia l’operazione militare speciale in Ucraina (che avrebbe dovuto prendere il controllo del paese in 10 giorni e invece dura tutt’ora), Pasha si trova tra le mani qualcosa che non avrebbe mai immaginato di avere: una cronaca quotidiana di come il governo russo da quel momento si è messo a fare propaganda nelle scuole di ogni ordine e grado. Attraverso gli insegnanti – alcuni motivati, altri costretti dagli eventi – attraverso esposizioni di armi e conferenze patriottiche addirittura di membri della Wagner.
Bastano pochi giorni a Pasha per capire che quello che sta succedendo è la ricerca di corpi da mandare in Ucraina, è la costruzione di un consenso lì dove è più facile ottenerlo: non nelle città, dove il pensiero critico ancora esiste, ma nella periferia dell’impero, nella parte più fragile della nazione, nelle regioni più povere dove i giovani hanno meno prospettive di lavoro, dove l’unico baluardo culturale è la scuola. Ma cosa succede se la scuola diventa megafono del governo? Ed ecco che il giovane professore vede alcuni dei suoi studenti appena diplomati partire per la guerra, altri perdere i fratelli maggiori. Continua a girare per due anni, nascondendosi dietro l’immagine dell’impiegato bonaccione, amico di tutti, sempre col sorriso sulle labbra. E in questi due anni, mentre gira, Pasha cerca di entrare in contatto con qualcuno che possa dare un senso a tutte quelle riprese. Lo trova. Nel 2024 (ed è la sequenza con cui il film comincia) lascia Karabash con tutto il materiale girato di Mr Nobody Against Putin, un visto turistico e un biglietto di andata e ritorno (per non dare nell’occhio) per Copenhagen. Un viaggio per non tornare più.
Il documentario nasce dall’incontro e dalla sinergia di Pavel Talankin con David Borenstein. Quest’ultimo, nato in Florida ma trasferitosi da molti anni in Danimarca, aveva già dato prova di saper raccontare storie molto lontane da lui – attraverso una grande capacità empatica, una delle qualità più importanti per un regista di documentari – con la sua opera prima, Dream Empire nel 2016 (film che fotografa senza eccessi folklorici e con profonda sensibilità la bolla speculativa edilizia cinese).
Il risultato è un documentario narrativo che grazie alla relazione di fiducia costruita col protagonista e al tono apparentemente leggero, merito anche del montaggio di Nicolaj Monberg e Rebekka Lønqvist, riesce ad arrivare alla pancia del pubblico più vasto. Un film di altissimo valore civile, militante nel senso più nobile del termine. Un film forse ideologico, perché orientato da un sistema coerente di idee e valori, ma allo stesso tempo anti-ideologico perché si oppone a un altro sistema di valori che subordina l’umanità a mero strumento di lotta di potere.
Mr Nobody Against Putin non giudica l’operazione militare putiniana, non prende posizione su quella, ma condanna il modo ingannevole con cui il potere manipola le menti in cerca di approvazione per il suo operato. Non è solo un film sulla Russia di oggi, ma una storia universale che diventa monito a tutte le latitudini.
In sala dal 16 aprile 2026.
Mr Nobody Against Putin – Il film contro tutte le guerre (Mr Nobody Against Putin) – Regia: David Borenstein, Pavel Talankin; sceneggiatura: David Borenstein; voce narrante: Pavel Talankin; fotografia: Pavel Talankin; montaggio: Nicolaj Monberg e Rebekka Lønqvist; musiche: Michal Rataj e Jonas Struck; produzione: David Borenstein, Helle Faber, Alžběta Karásková, Radovan Síbrt, Lucie Kon per Made in Copenhagen, Pink Productions, ZDF/Arte; origine: USA/Irlanda/Danimarka/Repubblica Ceca/Germania, 2025; durata: 90 minuti; distribuzione: Zalab Film.
