Il caso 137 (Dossier 137)
Il regista franco-tedesco Dominik Moll non è nuovo ad un cinema investigativo di impeccabile, grande qualità (La notte del 12, Seules les bêtes) e con Il caso 137 ce ne offre un ulteriore pregevole esempio. Basato su un testo scritto a quattro mani insieme al co-sceneggiatore di molti suoi lavori, Gilles Marchand, e un soggetto originale che si basa su fatti realmente accaduti, il film presentato in Concorso l’anno scorso a Cannes, si caratterizza per una suspense fredda, calibrata, lontana dagli eccessi e proprio per questo degna di nota.
Siamo a Parigi nel dicembre del 2018. Le proteste del movimento dei gilet gialli sconvolgono e infiammano già da qualche mese non solo la metropoli, ma tutta la Francia. La protesta, nata per il rincaro dei prezzi della benzina, si è in poco tempo allargata fra le classi più disagiate e popolari che chiedono, insieme alle riforme, anche le dimissioni del presidente Emmanuel Macron.
La protagonista Stéphanie (Léa Drucker) ha quindici anni di servizio alle spalle come investigatrice dell’IGPN, l’organismo disciplinare interno della polizia francese. Proprio perché ama il suo lavoro e lo considera necessario, gli dedica diligenza e meticolosa precisione, pur attenta a non perdere il lato umano quando si tratta di analizzare errori dei colleghi – per esempio, quando in un video, andato virale in rete, un poliziotto tira un sasso in direzione dei manifestanti. Nonostante questo, la sua squadra e le sue indagini sono poco comprese e, di logica, mal viste dai colleghi, che non le reputano necessarie e anzi, con la nuova ondata di disordini, poi, una perdita di tempo. La polizia sembra essere poco e male preparata alle massicce, ripetute e caotiche invasioni di dissidenti negli Champs-Élysées e nel centro di Parigi. Inoltre, la rabbia dei manifestanti provoca reazioni violente difficili da contenere e le forze dell’ordine sono state istruite per rispondere con decisione a minacce ed aggressioni. Ne segue una sfilza di numerosi arresti. Mentre nel frattempo, le denunce per abuso di violenza da parte delle forze dell’ordine aumentano. A Stéphanie viene assegnato, fra gli altri, il caso di Guillaume (Côme Peronnet), un ragazzo che viene dalla sua città natale Saint Dizier. Guillaume è stato ferito gravemente alla testa da un proiettile flashball, un’arma in dotazione della polizia, e trovato accasciato in uno stato di quasi incoscienza, in una via parigina. Nonostante non esistano indizi di colpevolezza, Stéphanie insiste a voler fare maggior chiarezza e indagare fino in fondo sulla brutale aggressione. E con ragione. Solo che, se da parte dei colleghi non trova nessuna collaborazione, da parte di chi può aiutarla, i testimoni, è difficile ottenere fiducia, perché considerano la poliziotta parte stessa del sistema.

Il caso 137 denuncia uno stato che dispone a proprio piacimento di potere e autorità, di una giustizia malata, corrotta e autoreferenziale, volutamente incapace di essere dalla parte dei cittadini. Il film di Dominik Moll, inoltre, crea il ritratto a tutto tondo di una donna, madre e poliziotta, coscienziosa e di seria morale, così come sono soliti essere i classici eroi dei film polizieschi. Questa versione femminile è incarnata perfettamente dalla bravissima attrice Léa Drucker che sa essere tenera e materna – è la classica eroina che salva un gattino e se lo accoglie in casa – ma allo stesso tempo non si lascia intimidire dalle continue pressioni dell’ambiente circostante e si muove secondo quella che possiamo definire la sua coscienza. Un poliziesco che scorre liscio, denso e in questo ricorda molto l’atmosfera quasi tangibilmente tesa del vincitore di Cannes e dell’Oscar per la migliore sceneggiatura originale Anatomia di una caduta di Justine Triet.
In Concorso al Festival di Cannes 2025.
Presentato a Rendez-Vous – Festival del Nuovo Cinema Francese 2026.
In sala dal 16 aprile 2026.
Il caso 137 (Dossier 137) – Regia: Dominik Moll; sceneggiatura: Dominik Moll, Gilles Marchand; fotografia: Patrick Ghiringhelli; montaggio: Laurent Rouan; musiche: Olivier Marguerit; scenografia: Emmanuelle Duplay; interpreti: Léa Drucker, Yoann Blanc, Guslagie Malanda, Antonia Buresi, Kevin Debonne, Stanislas Merhar; produzione: Haut et Court, France 2 Cinéma; origine: Francia, 2025; durata: 115 minuti; distribuzione: Teodora Film.
