Io+te di Valentina De Amicis


Partiamo dal titolo Io+te. E dal segno matematico che lega due individualità molto diverse tra loro, che si incontrano, si piacciono, finiscono insieme e provano a vedere se dal loro legame possa sorgere qualcosa di altro, qualcosa di più. Lei è Mia (Ester Pantano), ginecologa che vive relazioni di una notte, incontra uomini diversi, ci finisce a letto e sparisce. Lui è Leo (Matteo Paolillo) fa il barman e ogni sera dalla sua terrazza privilegiata osserva Mia fingere, inventarsi nomi e mestieri, sedurre il malcapitato di turno. Finiscono per sbattere l’uno contro l’altra e dopo ventiquattrore sono una coppia.

Ester Pantano

Valentina De Amicis alla sua terza regia dopo le due collaborazioni con Riccardo Spinotti, si affida in sceneggiatura ad Alessandra Martellini per raccontare una storia d’amore contemporanea che avrebbe la pretesa di scandagliare l’intero ventaglio delle emozioni di coppia. Usiamo il condizionale perché fin da subito a colpire lo spettatore (ma sarebbe meglio usare il termine “stordire”) non è il trasporto emotivo dei due, quanto l’opprimente sovrastruttura che accompagna il loro percorso amoroso. Il montaggio frenetico ai limiti del parossismo e l’onnipresente colonna sonora trascinano istantaneamente le schermaglie di Mia e Leo dentro un frullatore visivo che vorrebbe suggerire il tumulto interiore dei personaggi, ma che finisce, tristemente, per restituire uno sciagurato effetto cartolina. Dei nostri tempi sbadati, certo, e dunque patinato, e certamente superficiale. 

In questo abito inadatto il tentativo di dare profondità alla storia d’amore trascinandola dentro un discorso sulla maternità, l’opportunità di diventare genitori, la presa di coscienza di non poter realizzare un simile desiderio, resta un’intenzione che non riesce mai a liberarsi del suo impianto smaccatamente programmatico e di una evoluzione noiosa e decisamente prevedibile. Anche l’idea della differenza di età e dunque di sguardo (Mia ha dieci anni più di Leo) che avrebbe potuto essere lo spunto per raccontare un progetto di vita tra una donna già strutturata e un uomo ancora in cerca di identità, sbatte miseramente contro una narrazione da videoclip che troppo spesso sostituisce la performance sessuale all’indagine psicologica – evitiamo di soffermarci sull’incomprensibile momento tipo Basic Instinct, che usa il ralenty per depotenziare, anziché mettere in risalto (urge ripasso della filmografia di un certo Wong Kar-wai), che a forza di mostrare il mare marchigiano, il promontorio del Conero, la luminosa litoranea anconetana, fa venir voglia di chiudere la visione e correre su booking. 

Cosa resta allora di Io+te? Molto poco. La sensazione di una distanza quasi incolmabile tra chi racconta e chi si vuole raccontare. Come se neppure la De Amicis credesse fino in fondo nella sua storia. “È stato surreale”, dice Mia all’amica che le chiede dettagli sul primo incontro con Leo. Ecco, sentiamo di poter dire lo stesso dopo la visione del film.

In sala dal 5 febbraio 2026.


Io+TeRegia: Valentina De Amicis; sceneggiatura: Valentina De Amicis, Alessandra Martellini; fotografia: Luca Ciuti; montaggio: Julien Panzarasa; musica: David Cerquetti, Benedetta Caretta; interpreti: Matteo Paolillo, Ester Pantano, Camilla Semino Favro, Eva Cela, Pia Lanciotti, Antonio De Matteo; produzione: Roberto Venuso, Federica Artiano per Genesis Srl; origine: Italia, 2026; durata: 81 minuti; distribuzione: ArtimagicheFilm.

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