At the Sea di Kornél Mundruczó (Concorso)

Un altro film sulla “famiglia disfunzionale” nel Concorso berlinese questo At The Sea di Kornél Mundruczó ma non è una vera novità se si guarda alla filmografia del regista romeno-ungherese che a quasi cinque anni dall’ultimo, Quel giorno tu sarai – a nostro ricordo un film molto originale su tre generazioni di una famiglia di ebrei ungheresi – si è avventurato in una trasferta oltre oceano negli States. Per realizzare un’opera, se non andiamo errati, la sua seconda in lingua inglese, interpretata da una brava attrice come Amy Adams che, ad esempio, ricordiamo volentieri in Elegia americana per la regia di Ron Howard (2020). Comunque, questo nuovo film, scritto da Kata Wéber che ha già spesso lavorato con il marito, per esempio, in Pieces of a Woman (premiato a Venezia nel 2020), sembra proseguire dunque una ispirazione ben precisa, quella di vivisezionare la vita in famiglia che qui, rispetto a Quel giorno tu sarai, viene declinata al presente e con una struttura narrativa più tradizionale e lineare. Ma entriamo ora più in specifico sul film

Vediamo subito nell’incipit una donna in close-up guardare in macchina (un’inquadratura ricorrente cha sembra essere quasi di moda nei film del Concorso berlinese) che insieme ad una band suona rumorosamente il tamburo. Stacco e titolo di testa: At The Sea. Poi dopo questo inizio tumultuoso che poi capiremo essere quasi la figurazione dello stato d’animo vulcanico e sconvolto della protagonista, seguiamo le vicende di una donna di nome Laura. Dopo un periodo piuttosto lungo di riabilitazione in una costosa clinica per curare la dipendenza da alcool, torna quasi malvolentieri in famiglia nella sua splendida casa a Cape Cod, la rinomata destinazione turistica del New England, famosa negli States per le sue spiagge e gli splendidi panorami. Da tempo Laura è il volto pubblico di una celebre compagnia di danza fondata del defunto padre e ha costruito la sua identità in funzione di quel lascito paterno e al costo di essere cresciuta alla sua ombra. L’edipo freudiano è appena dietro l’angolo mentre Kornél Mundruczó ce lo mostra in specifico con dei flash-back in cui la donna si vede e vede il genitore da ragazzina. L’alcolismo, dunque, per Laura è diventato un elemento diciamo quasi equilibratore e consustanziale, sin quando si raggiunge il punto di rottura a seguito di un incidente causato dalla guida in auto in stato di ebbrezza con il figlio piccolo (anche qui immagine dell’auto rovesciata che ricorre nella narrazione). Lei ora non beve più, si sente un’altra, ma è la sua famiglia che sembra impreparata a tale cambiamento. Suo marito Martin la accoglie con affetto misto a cautela, diviso tra devozione e sfiducia. Josie, la figlia adolescente – una ragazza problematica e scontrosa come avevamo già visto in Gelbe Briefe di Ilker Çatak – accoglie la madre con ostilità mentre anche il figlioletto Felix la tiene lontana, a distanza. Nel corso dei giorni successivi al mare, le tensioni in famiglia crescono tra rabbia repressa, difficoltà finanziarie e la fragilità della riconciliazione tra le varie figure che abbiamo menzionato. In più ci aggiungiamo i più stretti collaboratori della donna che la spingono a tornare alla carriera e all’azienda sull’orlo della bancarotta, compreso un ufficio stampa che cerca di nascondere la verità al mondo sulla condizione del stato di Laura e un membro del consiglio d’amministrazione che vuole comprare la casa dove vivono per continuare a restare sponsor dell’azienda. E poi tante altre difficoltà per mantenere quello status da ricchi che la famiglia di Laura sta per perdere. In tali frangenti che il film racconta passo passo, la protagonista si trova ad affrontare, così, una centrale domanda-chiave di sopravvivenza più profonda: chi è lei veramente senza quell’identità che un tempo giustificava la sua politica psichica di autodistruzione? At The Sea prova a rispondere a questo quesito, proponendoci un articolato, intimo studio dei vari personaggi e in particolare di quello della donna della quale si segue il percorso dalla negazione all’accettazione dei fatti, con tutto ciò che comporta tale “guarigione”, insieme agli inevitabile compromessi e le giravolte che tale situazione richiede…

È un po’ buffo, ma quello di Kornél Mundruczó sembrerebbe essere quasi un film di Michelangelo Antonioni sull’ambiguità della borghesia, trapiantata dagli anni Sessanta e traslata al presente, compresa una splendida villa, piscina a Cap Code e ospiti danarosi. Con la conseguenza che, malgrado la brillantezza visuale e l’indiscutibile abilità nella messa in scena, il risultato finale resta però un’operazione un po’ superficiale e insoddisfacente, come se il regista volesse giocasse una partita, a priori, già impostata nelle sue pedine ma persa in partenza. Perciò, malgrado l’impegno più che encomiabile nella recitazione di Amy Adams e del resto del cast, il lungo e arzigogolato detour psicologico della protagonista ci appare troppo poco graffiante e significativo, tale da assurgere a qualcosa non diciamo di magistrale e universale ma almeno di un percorso salvifico non banale o scontato. Un film, dunque, a tratti con dei momenti di cinema  brillanti ma in definitiva e nel suo complesso ci sembra un deja-vu abbastanza scontato, un focherello fatuo piccino piccino – un gran peccato e comunque una delle opere meno loffie passate in questo scalcagnato, sinora modesto Concorso berlinese.


At The Sea – Regia: Kornél Mundruczó; sceneggiatura: Kata Wéber; fotografia: Yorick Le Saux; montaggio: Dávid Jancsó, Ilka Janka Nagy; musica: Sacha Galperine, Evgueni Galperine; scenografia: Jeremy Woodward; interpreti: Amy Adams (Laura), Murray Bartlett (Martin), Chloe East (Josie), Brett Goldstein (Keegan), Dan Levy (Peter), Redding L. Munsell (Felix), Jenny Slate (Debbie), Rainn Wilson (George); produzione: Alexander Rodnyansky, Aaron Ryder, Andrew Swett, Stuart Manashil, Kornél Mundruczó, Alex Lebovici per Ryder Picture Company, AR Content, Hammerstone Studios; origine: Usa/Ungheria, 2026; durata: 112 minuti.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *