The Long Walk di  Francis Lawrence


The Long Walk, ovvero la marcia dell’annientamento umano, è ambientato in una versione distopica e alternativa degli Stati Uniti, inariditi dalla depressione economica, dove domina la dittatura e dove la ribellione umana non è consentita.
Il quadro è cinico, disumano, profondamente attuale e i protagonisti, cinquanta giovanissimi costretti a marciare 300 miglia, vengono appunto coinvolti in questa maratona e sono costretti a mantenere sempre la stessa andatura (6 chilometri all’ora), altrimenti vengono fucilati sul posto. Nessuna sosta è permessa, né per bere, né per mangiare, riposare o dormire.
In un mondo militarizzato che non permette spazi di respiro, per molti l’unico modo di guadagnare è partecipare a questa “lunga marcia” organizzata dal Maggiore, un militare, una figura simbolica e reale al tempo stesso, che controlla squadre di soldati al suo servizio.
C’è solo un modo per sopravvivere: andare avanti senza mai fermarsi e solo uno sarà il vincitore e potrà vedere realizzato un unico desiderio. A quale prezzo?
Alla base del buon film di  Francis Lawrence c’è il primo romanzo di Stephen King, iniziato nel 1966-67,  ma pubblicato nel 1979 sotto lo pseudonimo di Richard Bachman. Cinico e brutale, il romanzo appare una cruda e spietata allegoria della guerra del Vietnam, e analizza la dinamica dell’annientamento umano sotto sforzo massimo.
George A. Romero e Frank Darabont avevano tentato già di adattarlo al grande schermo, per poi abbandonare il progetto.  Nel 2007 fu Frank Darabont a ottenere i diritti cinematografici dell’opera con l’idea di realizzare un film low budget. The Long Walk

Dopo una travagliata gestazione, la barra di The Long Walk  è toccata proprio a Francis Lawrence, noto per le sue regie della saga di Hunger Games tra cui l’ultima imminente puntata che uscirà a novembre:  Hunger Games – L’alba sulla mietitura.  Il risultato – su un intreccio, va detto, non semplice da rendere al grande pubblico – è un adattamento spietato e ricco di contrasti, che si inserisce nel filone dei giochi mortali eletti a intrattenimento per le masse, con qualche notevole differenza.
I prodotti che mostrano giochi di spettacolarizzazione mortale, infatti, cercano il pubblico, sono proiettati a un crescendo emotivo e visivo che diventa quasi autocompiacimento del dolore.
Qui, invece, il linguaggio è asciutto, rude, il mondo attorno è desolato e l’azione si concentra sui dettagli dei pochi selezionati. Sudore, parole smozzicate, piedi gonfi, gambe che cedono, il desiderio di riscatto che non supera mai la voglia di restare umani.
La forza della regia asciutta di Francis Lawrence si nota soprattutto nei contrasti: attorno alle vittime predestinate c’è un America dal paesaggio deserto, silenzioso, che sembra senza vita. A rompere la quiete del posto sopraggiungono gli spari, decisi, secchi, che uccidono uno ad uno i partecipanti. Un contrasto visivo dirompente e fastidioso. L’antitesi più evidente, però, è di tipo morale: la marcia è spietata, non risparmia nessuno, è robotica, quasi disumana. I cinquanta ragazzi sono motivati da diverse ragioni a partecipare, ma non perdono mai di vista la solidarietà e la fratellanza tra di loro, soprattutto gli ultimi rimasti.
La marcia fisica e simbolica dei concorrenti va di pari passo, infatti, con la presa di coscienza politica e umana dei suoi protagonisti.

The Long Walk
 Cooper Hoffman e David Jonsson (a destra)

L’ intreccio segue, in particolare, lo sviluppo emotivo e la solidità di due antieroi moderni: Ray Garraty (Cooper Hoffman), la cui motivazione affonda in un passato familiare segnato dal dolore e dal tentativo di ribellione familiare, e Peter McVries (David Jonsson), compagno di marcia che risponde alla disumanità con generosità e saggezza. Attorno a loro una galleria di volti tratteggiati, e forse per scelta, lasciati ai margini: il solitario, il ragazzo fragile, il provocatore, il silenzioso, il tormentato che cerca riscatto…
Li segue per tutto il tragitto un enorme carrarmato che incombe come una nube tossica,  ricordando loro di non fare passi falsi.
È in gioco la vita dei singoli , ma loro non si pestano i piedi a vicenda, cercano di supportarsi l’un l’altro nella sventura e nei naturali cedimenti.
E allora ognuno di loro trasforma la marcia in un patto di alleanza reciproca che sussurra nelle loro orecchie e nelle stanche coscienze che dietro agli spari e al cinismo che esige la competizione sfrenata in cambio della vita, c’è ancora la forza pura della collaborazione che non si piega a compromessi dittatoriali.
La forma più elevata di resistenza al massacro è l’umanità che dà senso a ogni loro passo e consegna una piccola speranza per il futuro.

In sala dal 23 aprile 2026.


The Long Walk  – Regia: Francis Lawrence; sceneggiatura: JT [Jeffrey Tyler] Mollner; fotografia: Jo Willems; montaggio: Mark Yoshikawa; musiche: Jeremiah Fraites; interpreti: Cooper Hoffman, David Jonsson,  Garrett Wareing, Mark Hamill, Judy Greer, Charlie Plummer, Ben Wang, Joshua Odjick, Jordan Gonzalez, Keenan Lehmann, Tut Nyuot; produzione: Roy Lee, Steven Schneider, Francis Lawrence, Cameron MacConomy per Lionsgate, Vertigo Entertainment; origine: Usa, 2026; durata: 108 minuti; distribuzione: Adler Entertainment.

 

 

        

 

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