Exit 8
Premessa: non ho mai praticato i videogiochi e dunque non me intendo affatto, non ho mai, salvo errori di memoria, visto film tratti da videogiochi, nemmeno i 3 film di Tomb Raider con protagonista Lara Croft (2001-2018). Dunque sono la persona meno adatta a recensire il film di Genki Wakamura, Exit 8 , che arriva in Italia, all’incirca un anno dopo la sua uscita a Cannes (Fuori concorso) nel maggio 2025, dove ebbe un successo notevolissimo (otto minuti di applausi) e dopo la sua uscita in Giappone (con favolosi incassi), in altri paesi dell’Estremo Oriente, ma anche in Europa. Il film è per l’appunto tratto da un celebre, omonimo videogioco, si tratta dunque di un cosiddetto live action.
Gli esperti di videogiochi e di film tratti da videogiochi inorridiranno di fronte alle mie irriverenti considerazioni, dunque, poiché tratterò questo film alla stregua di un film, certamente di genere (horror, thriller), ma non mi soffermerò sulle specificità del live action e sulle analogie/differenze fra, appunto, videogioco e film, fornendo accenni di una prevalente lettura in chiave psicologica, fermo restando il carattere iterativo, labirintico che, anche un profano come me, sa che è un dato tipico, strutturale dei videogiochi.
Dunque: facciamo la conoscenza fin da subito di un giovanotto che viaggia in una metropolitana affollatissima di Tokyo, chiuso nel suo mondo con le cuffie che sparano a tutto volume il Bolero di Ravel, mentre all’intorno un passeggero sbraita al cospetto di una madre che non riesce a placare un infante che strilla a più non posso.
All’uscita dal metro, il ragazzo riceve una telefonata dalla sua donna che lo informa di essere incinta: tenere il bambino o non tenerlo, questa è la domanda che lei gli sottopone. Il ragazzo sembra sopraffatto dalla notizia. Fin qui, la vicenda definisce una costellazione umana, psicologica appunto che dovrebbe dar vita nel corso del tempo a una disamina, che a livello verbale almeno non avverrà mai.
Dopodiché hanno inizio i suoi pellegrinaggi infiniti e – personalissima opinione – piuttosto noiosi nelle viscere della metropolitana, in cerca della fantomatica Exit 8, quella di cui al titolo, che il giovanotto (da qui in avanti “The Lost Man“) non sembra riuscire a raggiungere mai. Logica del tutto:
“Non trascurare nessuna anomalia.
Se trovi un’anomalia…”
Gli inesausti e ripetitivi itinerari sono punteggiati dall’incontro con un personaggio che ha l’espressività di un robot (e che sarà al centro della seconda parte del film, intitolata “The Walking Man“), di un bambino, denominato semplicemente “The Boy” (al centro della terza parte) e di una donna ( la ragazza del giovanotto? Chissà, parrebbe di no). Oltreché dalla – per lunghissimi tratti – vana ricerca di un’uscita dal labirinto, con il continuo ritorno di manifesti alla parete dell’annuncio di una mostra di Escher (capito?), le peregrinazioni sono punteggiate da momenti horror/splatter, piuttosto autoconclusivi: sangue che cola dal soffitto, glabri animaletti mostruosi con un unico occhio gigante, un’inondazione che sembra travolgere l’uomo e il bambino, che nel corso del film, sviluppano una sorta di relazione padre/figlio e danno vita all’unica sequenza (fantastica?) collocata in un luogo che non sia il labirinto, ovvero su una spiaggia, dove c’è anche una donna.
Tutto lascia pensare che a furia di girare, in apparenza, a vuoto l’Uomo Perduto trovi la propria strada che culmina con due scelte largamente prevedibili, che non rivelerò ma che segnalano una (presunta) avvenuta maturazione – insomma stiamo parlando di un Bildungsroman, del raggiungimento dell’età adulta da parte di un individuo fin qui isolato, autoreferenziale ed egoista. Il tutto grazie alle sue peregrinazioni, per larghi tratti, insensate, ma che alla fine un senso sembrerebbero averlo avuto.
La struttura iterativa del videogioco va a nozze con le capriole della macchina da presa: si sprecano le soggettive, i travelling etc. etc., un esercizio di stile all’inizio affascinante, alla lunga piuttosto uggioso. Questo, come detto, il parere di chi di videogiochi (e film tratti da) non se ne intende.
In sala (non comunicato).
Exit 8 – Regia: Genki Wakamura; sceneggiatura: Genki Wakamura, Hirase Kentaro; fotografia: Keisuke Imamura; montaggio: Sakura Seya; interpreti: Kazunari Ninomiya, Yamato Kochi, Nana Komatsu, Kotone Hanase; produzione: AOI Promotion, Story, Toho; origine: Giappone, 2025; durata: 94 minuti; distribuzione: Adler Entertainment.
