La bolla delle acque matte. Voto ***
In programma al Bellaria Film Festival, La bolla delle acque matte è stato girato tra l’estate e l’autunno del 2025 a Castelluccio di Norcia, in Umbria, paese devastato dal terremoto del 2016. Questo lavoro ci parla di quanto è possibile ancora oggi, nonostante l’oggi, “fare comunità” in tempi in cui, oltre che a buona parte dei diritti acquisiti con fatica e con sudore, si sta perdendo quell’avere in comune, quel mettere in comune tipico delle società rivisitate almeno dal periodo storico dell’età dei Lumi. Il film sembra emettere echi per una “nuova Internazionale”, come si espresse Jaques Derrida in un noto saggio del 1993, che fondi rinnovati legami di affinità, di sofferenza e di speranza, legami ancora discreti, quasi segreti, ma sempre più visibili, visto che se ne ha più di un segno. Verso un’idea nuova anche dell’amicizia, ovvero di una alleanza senza istituzione tra coloro che, anche se ormai non credono più o non hanno mai creduto alla storica Internazionale socialista-marxista, alla dittatura del proletariato, al ruolo messianico-escatologico dell’unione universale dei proletari di tutto il mondo, continuano a ispirarsi almeno a uno degli “spiriti di Marx” o del marxismo (essi sanno ormai che ce n’è più d’uno); per allearsi, in modo nuovo, concreto, reale, anche se questa alleanza non prende più la forma del partito o dell’Internazionale operaia, ma quella di una sorta di contro-congiura, nella critica (teorica e pratica) dello stato del diritto internazionale, dei concetti di Stato e di nazione, etc., al fine di rinnovare questa critica e soprattutto per radicalizzarla.
Questa “nuova Internazionale”, meritando appena il nome di comunità, non appartiene che all’anonimato. Oggi amicizia può voler dire una fraternità, ma di una fraternità che conduce infinitamente al di là di tutte le figure di fratello, una fraternità che non esclude più nessuno. Al centro del racconto c’è Lorenzo (Fausto Russo Alesi), il sindaco del paese, un uomo allo stesso tempo concreto e sognatore che vuole con tutto sé stesso riedificare non solo l’agriturismo andato in rovina per via del sisma, ma soprattutto il contesto umano della collettività, della sua cittadinanza. Fondendo la cucina tradizionale con le contaminazioni dei migranti che si sono stabiliti lì, dall’Africa e dai Paesi arabi, Lorenzo prova a rilanciare la vita che pulsa. Ancora una volta, dunque, la regista Anna Di Francisca torna a esplorare le dinamiche di piccoli centri abitati.
“All’inizio – nota Di Francisca – era una sorta di fiaba sullo spopolamento, solo dopo è diventato legato anche al terremoto, perché in realtà l’idea dietro La bolla delle acque matte è nata prima che questo avvenisse. Ovviamente il terremoto ha aggravato il problema ed è diventato ancora più urgente fare il film. Io conosco piuttosto bene quella realtà perché vivo tra l’Umbria e Roma e ho vissuto sulla mia pelle (per fortuna senza tragedie) il terremoto del 2016, oltre alla disperazione di tanti amici che hanno perso tutto. Leggendo poi di migranti che erano arrivati in cerca di felicità nelle zone terremotate, soprattutto nel Lazio, la cosa mi ha toccato molto e ho pensato che fosse sensato raccontare questa storia come un parallelismo tra chi aveva perso tutto come migrante e chi come terremotato. Il realismo magico sicuramente è la mia cifra stilistica: ho deciso di raccontare questo mondo un po’ sospeso, senza comparse, che erano quasi inutili. Al contrario, ci sono queste presenze metafisiche dei droni e delle macchine, che sono il simbolo della speculazione, dell’arrivo di chi vuole invadere il tuo territorio. Ho scelto questa cifra perché mi sembrava la più consona a me e al mio modo di raccontare, ma anche la più giusta e la più legata a quel territorio, che di per sé è magico. La piana di Castelluccio emana una magia che si manifesta nelle figure delle Sibille, che i come una specie di protezione civile. In quelle zone si parla di chiromanti e di fate che arrivano coi piedi caprini, e mi piaceva l’idea di raccontare queste leggende, rendendole delle protettrici di questo gruppo di folli, di resilienti che combattono giorno dopo giorno. Le ‘acque matte’, dopotutto, sono acque che si mescolano, che scorrono non si sa bene dove, come i miei personaggi, le diverse nazionalità e le ricette”.
Certamente, si potrebbe dire, l’avvenire in La bolla delle acque matte si presenta come spettrale sempre, anche qui: non è tutt’uno con il presente (anch’esso ‘fuori di testo’), mantiene rispetto alla nostra compiutezza la distanza che hanno i morti e i fantasmi, e i suoi lineamenti sfocati appaiono confusamente all’orizzonte, annunciando o preannunciando sé stessi. Ci possono essere delle tracce dell’avvenire (per usare un termine-chiave sempre in Derrida) e questi sono tutti elementi che ristabiliscono un’immensa temporalità come tendenza o meglio ancora come progetto, per cercare ancora una volta di non appiattirlo allo pseudo-positivismo contemporaneo sempre più diffuso e di non ridurlo al mero presente relativo al misero ordine sociale attuale.
Premio Zefiro a Fausto Russo Alesi come Miglior Attore al 44° Bellaria Film Festival (6-10 maggio) dove è stato presentato in anteprima tra gli eventi speciali.
In sala dall’11 maggio 2026. Il 13 maggio alle 20.00 al Cinema delle Provincie di Roma incontro in sala con la regista, gli attori e il cast del film.
A questo link la programmazione nei cinema.
La bolla delle acque matte – Regia: Anna Di Francisca; sceneggiatura: Anna Di Francisca, Laura Fischetto; fotografia: Sara Purgatorio; montaggio: Davide Miele; scenografia: Luciano Cammerieri, Helena Calvarese; costumi: Susanna Ferrando; musica: Paolo Perna; interpreti: Fausto Russo Alesi, Lucia Vasini, Jaele Fo, Sidy Diop, Kel Giordano; produttore: Marta Zaccaron, Fabiana Balsamo, Igor Pedicek, Tanja Princic, Jure Terzan per Incipit Film, Casablanca, Korektif, con il contributo del Ministero della Cultura, Rtv Slovenia, con il sostegno di Friuli Venezia Giulia Film Commission, Umbria Film Commission; origine: Italia/Slovenia 2026; durata: 108 minuti; distribuzione: Incipit Film (Italia), Kio film (Italia).
