El ser querido – un film a due personaggi un po’ sghembo e forse “non finito”, che non riesce ad eguagliare la forza dirompente del precedente As Bestas. Voto ***
La prima cosa che viene in mente leggendo la trama di El ser querido (titolo internazionale: The Beloved) di Rodrigo Sorogoyen è Sentimental Value di Joachim Trier che ha vinto proprio a Cannes il Grand Prix e inoltre si è aggiudicato l’Oscar come miglior film internazionale. Solo che invece che nella fredda Oslo ci troviamo nella calda Spagna, anche se di questa poco si vede; inoltre nella parte del padre-regista Esteban al posto di Stellan Skarsgård c’è un nervoso e anche collerico Javier Bardem, mentre quello della figlia Emilia è interpretato dall’attrice catalana Victoria Luengo.
Dopo lunghi tredici anni di silenzio il regista di successo ma dal passato burrascoso, Esteban Martínez, si ritrova in un ristorante con la figlia Emilia, attrice non ancora affermata, per discutere di un suo futuro progetto cinematografico, una storia d’amore e d’abbandono nel deserto, dall’icastico titolo appunto di “Desert” e ambientato durante una poco conosciuta fase coloniale spagnola riguardante proprio il Sahara. Nel ruolo della protagonista Esteban vorrebbe scritturare proprio Emilia. Quest’ultima, all’inizio titubante infine accetta, ma si ritroverà in una situazione tutt’altro che facile.
Sorogoyen ama molto i piani ravvicinati o almeno così sembra essere soprattutto nella prima sequenza, quando nel buio del ristorante eccede nella vicinanza della camera sui volti, sui particolari degli occhi della bocca, in molti e veloci campi e controcampi, tanto che per lo spettatore è difficile evitare una sensazione di intensa claustrofobia. Quest’ultima per fortuna viene a svanire nel corso di El ser querido quando la narrazione si apre alle immense ed aperte dimensioni, agli spazi luminosi di un deserto che si rivela, al contrario, accecante per il sole. Un contrasto notevole fra le sequenze che non sembra però accompagnato da un dichiarato o ricercato intento stilistico.

Molte le allusioni al cinema: si parla di maschere che cadono, una frase che nel dialogo fra padre e figlia viene riferita all’attrice Liv Ullmann (ancora una voluta un riferimento al cinema nordico) e nelle molte e continue discussioni parentali fra il padre Esteban che si rispecchia nella figlia, ubriacatasi per una sera, e quest’ultima che lo accusa di pretendere di aggiustare tutto con il cinema, compresi anche i loro problemi personali. Dunque il dramma di un padre, pieno di sensi di colpa, che nel passato è stato poco presente, e di una figlia, che, fragile e insicura, si è sempre sentita abbandonata. Forse è per questo che i due non riescono a mettersi d’accordo su alcuni episodi in comune che entrambi hanno vissuto e ricordano in modo molto diverso. La storia girata sul set diventa quindi emblematica per la loro stessa relazione. Tanto più che ritroviamo, lungo il corso della narrazione, una voluta ambiguità fra che tipo e forma di amore si istauri fra i due personaggi in scena – il che lo percepiamo fin dalle prime battute, quando ancora non sappiamo se si tratti di una relazione parentale e non di coppia.
Rodrigo Sorogoyen alterna episodi di amore e rabbia nei due protagonisti che vengono circondati da un intero plotone di personaggi secondari dei quali non veniamo a sapere quasi nulla ma che reagiscono solo in rapporto ad Emilia o a Esteban. Il che porta ad un certo sbilanciamento nella riuscita narrativa di questo film che potremmo definire “sghembo”.
El ser querido ci è sembrato, dunque, un film non ancora del tutto finito e meditato, un’opera che avrebbe avuto bisogno di un maggiore lasso di tempo per essere meglio distillata e messa a punto. Invece, forse è stato finito troppo in fretta (complice l’invito alla Competizione di Cannes?), come, paradossalmente, avrebbe fatto il protagonista Esteban nel pieno della collera delle riprese del proprio film, non riuscito come si sarebbe augurato. Insomma per Rodrigo Sorogoyen un passo indietro rispetto al bellissimo As Bestas presentato Fuori concorso proprio qui, sulla Croisette, nel 2022.
El ser querido (The Beloved) – Regia: Rodrigo Sorogoyen; sceneggiatura: Isabel Peña e Rodrigo Sorogoyen; fotografia: Álex de Pablo; montaggio: Alberto del Campo; musica: Olivier Arson; scenografia: Jose Tirado; interpreti: Javier Bardem (Esteban Martínez), Victoria Luengo (Emilia), Raúl Arévalo, Marina Foïs, Mourad Ouani, Melina Matthews, Raúl Prieto; produzione: Caballo Films, El Ser Querido AIE, Le Pacte, in associazione con Movistar Plus+, Canal+ e RTVE; origine: Spagna/Francia 2026; durata: 135 minuti.
