Biografilm XXII° Edizione (Bologna, 5-15 giugno 2025): Broken Voices di Ondřej Provazník (Eventi speciali)

Broken Voices. Voto *** – Ispirato a una vicenda reale, il film di  Ondřej Provazník se ne distacca per imboccare la via di un racconto generico; una finzione che tuttavia non trova mai una propria dimensione autonoma, finendo per privare la narrazione di spessore e complessità.

1992. Cecoslovacchia. Un coro di ragazze, guidate da un direttore, a tratti molto severo ma anche amichevole ed affascinante, per il quale tutte hanno soggezione ma anche un evidente trasporto romantico. All’interno del suddetto coro, due sorelle, legate da un sincero affetto, che verrà temporaneamente offuscato da uno spirito di competizione e di gelosia per avere le attenzioni del maestro. Ispirato ad un reale caso di abusi all’interno di un coro di ragazze, Broken Voices lascia intuire dove vuole andare a parare sin dalle prime inquadrature, che presentano i tre personaggi principali: Karoline (Kateřina Falbrová), la sorella piccola, dotata ed ingenua, la grande, Lucia (Maya Kintera), meno eterea e più consapevole, ed il già menzionato direttore, Vit Macha (Juraj Loj) che si rivelerà un corruttore. Il film può anche chiudersi qui, quello che succede dopo è esattamente la naturale progressione, nella maniera più prevedibile e didascalica possibile, di ciò che è stato premesso,  contrastata solo da una leggerissima sfumatura che mette in luce una certa tensione tra Karoline e l’insegnante. 

Girarlo in 16 mm per catturare l’essenza dell’epoca e donare un sapore più documentaristico, è una scelta che si rivela appropriata fino a un certo punto: più volte guardando le sequenze di canto, si sarebbe desiderato un trattamento formale più solenne, statico, e meno traballante, che sicuramente le avrebbe valorizzate maggiormente. Gran parte del film però, è ambientato in una dimora artistica in montagna, lambita dalla neve e da una luce esterna folgorante ed ovattata che avvolge il tutto, crea paesaggi magici e si traduce in una delle ragioni principali per cui apprezzare il film fino alla fine.  

Broken Voices
Juraj Loj (al centro)

Intendiamoci, Broken Voices non è un brutto film. Nonostante la sua prevedibilità, i singoli episodi sono costruiti bene, ed in particolare le personalità delle due sorelle sono tratteggiate con una certa sapienza, tramite pochi dialoghi e molti sguardi. Le rivalità ed i cameratismi tra ragazze vengono presentati in maniera efficace e credibile (anche se poi vengono lasciate morire senza uno sviluppo). Però, considerando anche l’aspetto di denuncia di cui dovrebbe farsi portatore, si rivela un’operazione vuota, retorica, che non affronta ciò che veramente andrebbe analizzato in situazioni di abuso di potere come questa: la complessità, l’ambiguità, la componente romantica. Rileviamo una certa superficialità anche nella caratterizzazione del maestro del coro, che pare scritta a tavolino dagli autori, lasciando perdere i riferimenti alla vicenda reale, (rispetto alla quale hanno più volte ribadito una libera ispirazione). Il ché andrebbe benissimo, se non fosse per il fatto che qualcosa non torna nel comportamento di quest’uomo: pare semplicistico ridurre il fulcro della questione al solo soddisfacimento sessuale, quando ci pare evidente che in gioco vi è una dominazione più morbosa ed una devozione ben più articolata e sfaccettata di quella che ci viene presentata. 

Se a questo aggiungiamo che il film è stato osteggiato e censurato, non per le ragioni che possiamo immaginare, bensì proprio dal fratello di una delle vittime di Bohumil Kulinsky,  il vero maestro di coro dei Bambini di Praga, arrestato nel 2004 per abusi sessuali, abbiamo un quadro ancora più problematico.  

Il regista Ondřej Provazník difende il valore artistico dell’opera e il suo intento sociale (far capire perché le vittime spesso non vengano credute); dall’altro, la vera “Karolína” (Karolína R.) e suo fratello Radovan Síbrt hanno accusato la produzione di sciacallaggio emotivo, ottenendo dal tribunale di Praga un blocco preventivo sulla messa in onda del film in televisione per evitare una pesante riapertura del trauma sulle 49 vittime. Ed in effetti, i riferimenti, seppur dichiarati “casuali” dagli autori, sono troppo legati alla vicenda reale, che ha una connotazione piuttosto differente e meriterebbe, anche a nostro parere, un’opera ben più consapevole. 


Broken Voices (Sbormistr) – Regia sceneggiatura: Ondřej Provazník; fotografia: Lukáš Milota; montaggio: Anna Johnson Ryndová; musiche: Pjoni, Aid Kid; interpreti: Kateřina Falbrová, Juraj Loj, Maya Kintera, Zuzana Šulajová, Marek Cisovský; produzione: Endorfilm (Jiří Konečný), Punkchart films (Ivan Ostrochovský); origine: Repubblica Ceca/Slovacchia, 2025; durata: 106 minuti.

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