Camouflage. Voto *** Una storia famigliare e politica fra inclusione e distanza
Affetto da (non vistosissima) balbuzie, Vitaly (Arthur Aliiev) lascia una prima volta l’Ucraina nel gennaio del 2021, va in Germania, a Monaco, poi torna, poi riparte di soppiatto dalla madre Tetyana (Anna Yaremchuk-Bobalo) e si stabilisce nella città bavarese.
All’inizio appare totalmente spaesato: un lavoro non proprio esaltante, come sguattero e cameriere in una mensa, difficoltà a trovare casa, c’è una bellissima inquadratura in cui lo vediamo sul terrazzo di un edificio molto alto, circondato di grate, mentre fa una videochiamata con la sorella Eugenia detta Zhenya (Yelyzaveta Tsilyk) a cui è molto legato, e che capisce subito che Vitaly (ancora) non se la passa benissimo. Zhenya, invece, ha deciso di restare nel paese, per stare vicina alla madre e perché ha una compagna Alina (Alina Danko). Vitaly, pur nella ricca Baviera, è di fatto in prigione.
Il tempo passa e Vitaly sembra trovare il proprio ubi consistam, coincidente soprattutto con l’ingresso in una compagnia di teatro-danza che scandisce, ossessivamente reiterate, le formule – un po’ new age -di un sapere religioso ma interpretabile anche in senso politico, un’attività decisamente terapeutica, anche la balbuzie diminuisce. Vitaly (che adesso tutti chiamano Vito), si dota, fin dal nome, di una nuova identità; si mette l’orecchino, si trucca, impara il tedesco, conosce persone con cui stringe amicizia e una ragazza che lo ospita nella propria casa (lo spettatore è portato a pensare che ci sia del tenero, ma così non è).
Il tempo passa, il tempo passa. Vitaly e la sorella, Vitaly e la madre continuano a sentirsi, le loro vite si stanno tuttavia distanziando sempre di più. Quando arriva il 24 febbraio del 2022 e in Ucraina succede quello che sappiamo – Vitaly lo vede dallo schermo del cellulare di sua sorella – e, nella fase ancora convulsa successiva all’attacco russo fa di tutto perché madre e figlia possano raggiungerlo in Germania, anche con l’ausilio dell’amica e compagna di teatro Fiona (Klara Lange).
La parte di gran lunga più interessante di Camouflage è quella che si dipana dopo l’arrivo delle due donne, che – uno immagina – dovrebbero grondare gratitudine nei confronti del ragazzo e soprattutto di Fiona che ospita tutti e tre. Ma Zhenya viene a sapere che Alina è morta, la madre entra in uno stato catatonico, cercando comunque di mantenere, seppur online, il proprio lavoro di maestra elementare. Fiona, pur non perdendo il proprio atteggiamento solidale, si spazientisce. Le neo-arrivate non cercano e non trovano un qualche contatto con il paese che le ospita, preferiscono stare insieme ai connazionali che affollano una palestra, a intonare canti intrisi di nostalgia e patriottismo – la separazione si rivela del tutto immodificabile.

C’è a un a certo punto in Camouflage una bella inquadratura nella palestra in cui sullo sfondo si vede, come accade nelle partire di basket, un tabellone con indicato “home”e “guests” – ecco, qui le due categorie non riescono neanche lontanamente ad avvicinarsi, a fondersi, malgrado tutti i tentativi di Vitaly. Al punto che madre e figlia, nonostante la situazione in Ucraina sia, come sappiamo, decisamente peggiorata, decidono di ripartire, con Vitaly che le accompagna al pullman. Chissà se e quando si rivedranno.
Il titolo Camouflage sembra riferirsi a Vitaly, capace di integrarsi nel mondo tedesco, anche se il termine lascia pensare che l’integrazione di Vitaly non sia reale ma sono una finta, un camuffamento appunto per farsi accettare – mentre madre e sorella non hanno nessuna intenzione di camuffarsi e così scappano a casa.
È un film molto dignitoso Camouflage, con un rigore formale coerente, nell’uso dei primi piani, della luce, della macchina a spalla con cui piuttosto spesso – sopratutto nelle non infrequenti, ossessive scene di danza vengono compiuti movimenti circolari. Diciamo che invece sul piano della sceneggiatura siamo di fronte a un film un po’ troppo tenue. Non c’era forse materiale abbastanza per costruirci sopra una storia della durata di quasi 100 minuti, si trattava forse di inventarsi dei subplot che fungessero da contraltare alla vicenda principale.
D’altra parte il trentatreenne Mykyta Gibalenko è al suo primo lungometraggio e potrà imparare.
Camouflage – Regia: Mykyta Gibalenko; sceneggiatura: Mykyta Gibalenko, Sharyhan Osman; fotografia: Mirko Hans; montaggio: Boris Gavrilović, Mykyta Gibalenko; interpreti: Arthur Aliiev, Yelyzaveta Tsilyk, Anna Yaremchuk-Bobalo, Klara Lange, Alina Danko; produzione: kalekone film in co-pruzione con ZDF Das Kleine Fernsehspiel; origine: Germania, 2026; durata: 102 minuti.
