Festival di Venezia (2- 12 settembre 2026): Anatomia di un ritratto di Francesco Clerici, Mattia Colombo (Giornate degli Autori – Notti veneziane)

Anatomia di un ritratto. Voto ***(*). Alle Notti Veneziane delle “Giornate degli Autori” un ritratto inconsueto e appassionato di una storica dell’arte dimenticata, Fernanda Wittgens, la prima donna che ha diretto  in Italia un Museo. Ne sono autori Francesco Clerici e Mattia Colombo (del quale ricordiamo Sconosciuti puri realizzato insieme a Valentina Cicogna).

Anatomia di un ritratto

Essere, voce del verbo. È un verbo ausiliare, un verbo autonomo (con funzioni di copula, predicato verbale o ausiliare di sé stesso) e appartiene alla seconda coniugazione in modo irregolare, perché non segue le regole fisse dei verbi normali.

Trovandosi di fronte la vita e le gesta di Fernanda Wittgens non viene altro in mente che la forza scatenante dell’essere, dell’esercitare su di sè il compito più grande: vivere. Non come tentativo, quanto obbiettivo che sublima e consacra la presenza in questo universo-mondo di cui siamo circondati e che in modi funzionali cerchiamo di trasgredirlo – parti di un vuoto contemplato nel tutto.

La vita difficile e combattuta impavidamente è la base interiore su cui partire per poi ritrovarci in Anatomia di un ritratto di fronte ad una donna, la prima a ricoprire l’incarico come direttrice della Pinacoteca di Brera, capace di superare l’ignoto e avvicinare i sogni alla vita e l’immaginario a delle stanze, quelle dei musei, che, molto spesso divengono salotti da bene di intellettuali stanchi e avviliti dal tempo e dal sistema. Un luogo oggettivizzato in monumentale archivio, immobile nel tempo e nello spazio.

La visionarietà di Fernanda, ma anche come abbiamo potuto evincere dalle sue lettere private e non, la sua straordinaria umanità, legate a una severità ed eleganza di anni tremendi e tesi al boicottaggio dell’arte come espressione di libero arbitrio e di creazione.

Per raccontare, in parte, grazie soprattutto alle lettere a noi pervenute, la straordinaria avventura di vita e vocazione di Fernanda Wittgens, i due artisti Francesco Clerici e Mattia Colombo hanno scelto il linguaggio cinematografico come motore pulsante dell’indefinibile, luogo dell’anima.

«Quando il produttore Marco Malfi ci ha parlato per la prima volta di Fernanda Wittgens, ne siamo rimasti subito affascinati. In un momento storico segnato dal riemergere dei nazionalismi e dalla persistenza del patriarcato, la sua storia ci è apparsa di straordinaria attualità, oltre a presentare una sfida affascinante: costruire un film a partire da ciò che manca, dall’assenza quasi totale di immagini che la ritraggano. Come raccontarla partendo quasi dal nulla? […]

Seguendo le tracce di Wittgens, il progetto si è trasformato in una riflessione sul biopic stesso: la centralità dell’archivio e la ricostruzione storica si dissolvono progressivamente nel presente, lasciando spazio a un confronto vivo con le urgenze del nostro tempo».

Quando il 30 gennaio 1928 entrò a lavorare per la prima volta a Brera disse: “Dentro sono colori, tremo e non vedo l’ora di mostrare quello che so fare”. Così fu nell’esplosione votata all’esercizio della cura nei confronti della cultura. Un qualcosa di assurdamente lontano oggi, nonostante si basano oramai la maggior parte delle città proprio sul turismo culturale e artistico. Specchio dell’estetica e predatorietà capitalistica che impoverisce chi rientra in questo gioco sistemico, perverso e volto alla quantità.

Il moto che ha spinto i due autori di Anatomia di un ritratto nel confronto e restituzione artistica di Fernanda Wittgens si cosparge costantemente di episodi che vedono la direttrice protagonista assoluta della volontà di conservare le opere della pinacoteca, oggetto di bombardamenti e quindi di gravi danni all’intera struttura. Si contavano ben 30 sale su 38 distrutte. ù

C’era un gran lavoro da fare, un senso di giustizia collettivo acceso e reso pratica proprio dalla direttrice, la quale per anni ha lottato, sola unica donna contro un esercito di uomini legati culturalmente ad una idea intrinseca e meschina di superiorità. Nel mentre l’odio razziale dilagava e il direttore precedente a Fernanda, Modigliani, a causa delle sue origini ebraiche venne allontanato dalla Pinacoteca, rifugiandosi in montagne lontane.

Tutelare, proteggere e curare rappresentano il movimento di Fernanda sia nei confronti delle grandi opere oramai nascoste per proteggerle e poi con gli stessi ebrei che vennero in gran parte aiutati a fuggire. Fu per questo motivo che da lì a poco tempo venne processata e incarcerata e sospesa dal grado di direttore e dallo stipendio. “Decisi che sarei diventata coraggiosa, compiendo gesti coraggiosi”.

Gli autori per una settimana si sono ritrovati in una sorta di sperimentazione legata al sentire al gesto della parola e dell’ascolto, alle lettere prima trovate poi registrate disposte, catalogate, sviscerate, amate e sofferte. Sara Greco, attrice, è stata scelta per dare vita e voce alle idee, pensieri, suggestioni, confessioni e istinti di Fernanda. Da qui Anatomia di un ritratto prende una visione e sguardo differenti, concentrando le energie e la potenza della ricerca anatomica anche verso l’attrice scelta a dare voce. Un gioco a due parti in cui a confrontarsi sono due generazioni molto distanti tra loro così come il circuito di riflessioni, paure, ostacoli, talenti e impavidità.Anatomia di un ritratto

Qui lo sguardo diviene, prende piede in una riflessione che coinvolge tutti noi, potenziandola e allontanandola dai canoni formali di certa estetica che vuol sembrare rassicurante e straniante. Si fa pensiero, si fa essere, si fa azione nella caoticità dipinta di ottuso egoismo, come condizione a cui tendiamo. Qui la straordinarietà di Fernanda Wittgens, capace con la forza incessante della passione più che della ragione, a tornare come direttrice e cominciare i lavori di recupero e restauro nel 1946.  Grazie alla capacità di unire e consolidare alleanze di vita, tanti furono i manovali e operai e restauratori tanto che già nel 1951 Brera riapre.

Anatomia di un ritratto, quanto può accadere nelle prospettive mancate, in sguardi diversi, visioni nuove; ciò che si consolida, soggetto a mutamenti e metamorfosi tra Sara Greco, la storica dell’arte Giovanna Ginex e Fernanda Wittgens.  Un percorso che porge l’attenzione al cinema che arriva a documentare un arte che ancor prima esisteva ed è parte integrante di ciò a cui noi è pervenuto, un ritratto da cui ripartire, un frammento da cui ricominciare a sognare.

Nel corso del recupero della pinacoteca oltre che alla valorizzazione, la direttrice aveva in sogno l’esigenza che “i musei debbano tramutarsi da raccolta di oggetti catalogati cioè da archivi in centri di vita intellettuale o di palestre di discussione; così che il visitatore ne esca con la convinzione che il mondo dele arti figurative non appartenga ad una classe di iniziati, ma è accessibile ad ogni uomo”

Riuscì ad ottenere sfilate di moda e concerti e l’apertura serale del museo. La caparbietà e impavidità di chi agisce nel credo di una visionarietà tesa al piacere e nutrimento collettivo. Uno sguardo vivo, presente oltre schemi e barriere, in sinergie con il creare come fonte di vita. Di azzardare in sintonia con l’esserci. Durante l’apertura serale “vennero i meccanici e i forgiatori della Falco dell’Alfa Romeo, i tessitori e gli stampatori, sarti, calzolai, ebanisti, i grafici”. Fu un tripudio di umanità così come la contentezza rivelata dalle lettere intime, magnificamente interpretate da Sara Greco alle prese con un confronto a colpi di vita vissuta intensamente come un fuoco che arde e freme incessante.

Anatomia di un ritratto dell’unico frammento video che abbiamo di Fernanda, anche la voce è a noi sconosciuta così come l’intima grazia, evidenziata poi grazie alle lettere inviate. Anatomia di un percorso dai frammenti pervenuti. Anatomia di chi come noi conoscono Fernanda anzitutto dalla bellezza che ha generato attraverso Brera e le opere che, come alberi, restituiscono un respiro primordiale e ancora presente seppur sottilmente nella membrana dell’essere.

“Mi concessi un lusso che non avevo mai conosciuto: la pace. Mentre la malattia diventava impaziente potevo lasciare che si staccassero le foglie delle passioni…non l’amore per la vita…nella bellezza per cui avevo tanto combattuto”.


Anatomia di un ritratto  – Regia: Francesco Clerici, Mattia Colombo; fotografia: Timon De Graaf Boele; montaggio: Serena Pighi, Ilaria Fraioli; musica: Alexandre Julien Maurer; scenografia: Alessandra Alberello Conti; interpreti: Sara Drago, Giovanna Ginex; produzione: Marco Malfi Chindemi, Laura Romano per Rossofilm in coproduzione con Luce Cinecittà, Rough Cat, RSI Radio Televisione svizzera, Lab 80 Film; origine: Italia/Svizzera, 2026; durata: 93 minuti.

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