Juso per Ferie. Voto: *** – Una storia intensa e avvincente quella narrata da Karen Di Porto raccontata, oltre che con cura e bravura, con affetto e partecipazione dalla sceneggiatrice e regista, a testimonianza che la vicenda umana del protagonista, Galliano Juso, ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi l’ha conosciuto, oltre che, naturalmente, nella storia del cinema italiano. Ha co-sceneggiato il doc Steve della Casa autore di un recente Siamo in un film di Alberto Sordi?
Morto a Roma nel 2024, all’età di ottantasette anni, Galliano Juso è stato un pezzo importante della storia del cinema italiano. Quando ancora il sistema cinematografico italiano era capace di produrre film di genere, che, riempiendo le sale, contribuirono a salvare il destino dell’intera filiera in un periodo difficile, è a lui che si deve l’invenzione del filone del poliziottesco e la creazione del commissario Nico Girardi, aka “Er Monnezza”, e molto altro ancora.
A raccontarci la storia di questo produttore anticonvenzionale, appassionato e creativo, è la regista Karen Di Porto – co-sceneggiatrice assieme a Steve Della Casa del film– che deve il suo esordio alla regia, con il film Maria per Roma (2017), proprio a Juso.
Di origini pugliesi, dodicesimo figlio di una famiglia assai numerosa, Galliano Juso viene destinato dai genitori allo studio, perché l’azienda agricola del padre, per quanto grande e autosufficiente, non era in grado di sostentare tutti. Dopo un primo periodo difficile, passato in una scuola di Amatrice gestita dai preti, si trasferisce a Roma per studiare architettura all’Università. Il cinema però era il suo destino, ma, sebbene il suo sogno fosse quello di lavorare dietro la macchina da presa, quasi da subito si inventa produttore. Un produttore fuori dagli ambienti “giusti” e senza una lira, ma dotato di grande intelligenza e altrettanta scaltrezza. Nel documentario, ricchissimo di interviste e interventi illustri, filmati e audio si repertorio, è possibile ascoltare la voce del produttore nelle quali egli racconta come mosse i primi passi nel cinema, sino alla sua prima grande intuizione: quella di “inventarsi” Franco Franchi da solo. Ne nacque Ku-Fu? Dalla Sicilia con Furore (1973), regia di Nando Cicero, film costato ottantacinque milioni di lire che ne incassò un miliardo e seicentomila. Di invenzioni, da allora, naturalmente, ne seguirono altre.
Con il capitale guadagnato, nel 1974 fonda la casa di produzione Cinemaster e produce Piedino il questurino (Franco Lo Cascio, 1974), riproposizione in chiave farsesca di Piedone lo sbirro (Steno, 1973), sempre con Franco Franchi: “sapeva quali erano le storie che si potevano manipolare, deturpare, e riproporre al pubblico”.
E’ dunque questa storpiatura dei generi, virati al comico, la chiave di volta dei suoi primi successi, oltre alla sua bravura innata nel fare cinema con budget ridotti all’osso. La storia umana e produttiva di Galliano Juso, scopritore di talenti, fucina di idee ininterrotte, produttore a tutto tondo che, come si suol dire, di necessità seppe fare virtù, è stata, come testimoniano dai numerosi amici e collaboratori storici intervistati, “un gioco, una scommessa fatta di irresponsabilità e amore per il rischio”.
Giocatore d’azzardo e amante della bella vita, Galliano era, però, anche un intellettuale prestato al cinema popolare, un produttore “che nasce al centro del grande genere italiano” e che, almeno durante tutti gli anni ’70, ha la capacità di sintonizzarsi sul cinema che al pubblico piaceva e alla realtà che quest’ultimo conosceva. La seconda “invenzione” è, dunque, il poliziottesco, che esordisce ne Il poliziotto è marcio, film del 1974 diretto da Ferdinando Di Leo (per il quale produrrà un ancora un altro film, La città sconvolta: caccia spietata ai rapitori, 1975). Nel frattempo era già partito il sodalizio con Bruno Corbucci e Tomas Milian, per una serie di film dal grandissimo successo (il primo titolo fu Squadra Antiscippo del 1976) i cui diritti Juso venderà qualche anno dopo per poco più di tre milioni di lire l’uno, per finanziare i film successivi.

Dotato di grande carisma e capacità affabulatorie, con le quali riusciva sempre a convincere i suoi interlocutori sulla fattibilità di un progetto, Galliano Juso non ha mai smesso di essere un produttore, con la sua esistenza umana indissolubilmente intrecciata al suo mestiere. Uno dei pregi di Juso per Ferie, è, inoltre, il coraggio di non glissare sulla parte in ombra del suo carattere, quella parte naif, forse sconsiderata, che lo spingeva a fidarsi di tutti, a non avere il controllo totale del suo patrimonio, a lanciarsi con spirito sognante in progetti rischiosi che persone più assennate avrebbero evitato.
Con la crisi di metà anni ottanta del cinema di genere italiano, i problemi finanziari delle società di produzione di Juso iniziano a diventare strutturali. Se sino ad allora il Nostro aveva potuto permettersi di produrre film controversi (W la Foca, diretto sempre da Nando Cicero ne 1982), oppure veri e propri flop (Maschio, femmina, fiore, frutto, di Ruggero Miti, 1979), col passare del tempo il credito di cui godeva presso l’industria è andato sempre più assottigliandosi, e produrre un film diventava sempre più complicato. Pur tuttavia, anche nella fase tarda della sua carriera di produttore, non mancheranno le intuizioni folgoranti che ne hanno sempre contraddistinto la sua attività, protrattasi sino alla fine.
Non a caso, nell’ultimo film che lo ha visto impegnato, Il Grande Boccia (2025), diretto proprio da Karen Di Porto, viene esplicitato il legame tra la figura del produttore protagonista e quella del regista Tanio Boccia, definito “il peggior regista del cinema italiano”, al quale Juso si sentiva fortemente legato, se non altro per le comuni vicende legate alla scarsità dei mezzi produttivi.
Una storia intensa e avvincente quella narrata in Juso per Ferie, dunque, raccontata, oltre che con cura e bravura, con affetto e partecipazione dalla sceneggiatrice e regista, a testimonianza che la vicenda umana del protagonista, Galliano Juso, ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi l’ha conosciuto, oltre che, naturalmente, nella storia del cinema italiano.
Juso per Ferie – Regia: Karen Di Porto; sceneggiatura: Karen Di Porto, Steve Della Casa; fotografia: Manuele Leo; montaggio: Karen Di Porto, Elisabetta Abrami; musica: Fabio Massimo Colasanti; interpreti: Giuseppe Tornatore, Giovanni Veronesi, Leonardo Pieraccioni, Marco Giusti, Giuliana Gamba, Daniele Ciprì, Rocco Siffredi, Lino Banfi, Massimo Gaudioso, Luc Merenda, Jerry Calà, Antonio Rezza, Maurizio Amati, Sandra Cardini, Antonio Monda, Giuseppe Gagliardi, Marco Lodoli; produzione: Life Cinema (Francesco Cimpanelli) in collaborazione con Titanus, Rodeo Drive, Master Five Cinematografica; origine: Italia 2026; durata: 93 minuti; distribuzione: Rai Cinema.
