Una storia. Voto ***. Dopo l’ultima interpretazione di Storia di una notte, buon esordio alla regia di Anna Foglietta che trova in Alba Rohrwacher e Guido Caprino degli ottimi complici per raccontare la crisi sentimentale di due persone e, sullo sfondo, i disagi più ampi della contemporaneità.
In una delle scene che anticipano l’epilogo di Boyhood, il celebre film di Richard Linklater che segue per dodici anni la vita del giovane Mason Evans, Olivia, la madre del protagonista, è presa da un senso di vertigine, mista a sconforto e depressione, per la partenza del figlio che, oramai prossimo all’età adulta, si accinge a iniziare l’università in un’altra città. È la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra. Se per il ragazzo questa cesura significa abbandonarsi all’euforia del possibile, per la donna, che in quel momento riesce a percepire solo l’esaurirsi del suo compito di madre, è come affacciarsi sul limite di un baratro. «È tutto qui?», sembra constatare di fronte a muri bianchi e disadorni.
In un certo senso, quando incontriamo Erika in Una storia, la cassiera di un supermercato in un paesino del centro Italia (forse alto Lazio, forse Umbria), è come se avessimo ritrovato Olivia in una dimensione parallela dove, se volessimo indicare le differenze, gli smartphone hanno preso il definitivo sopravvento sulle relazioni umane. Ad ogni modo, per tornare alle similitudini, Erika ha salutato sua figlia Irene e, come il suo alter ego, pure lei ora è in preda a un progressivo smarrimento che la conduce dinanzi a un precipizio.
Se si trattasse di un brutto sogno, basterebbe svegliarsi l’attimo prima di precipitare o di toccare il suolo. Nel caso di Erika, però, a interrompersi non è la caduta onirica ma quel soffice svolazzare tra un dovere e l’altro. La cassiera figlia-madre-moglie-nuora si desta dalla sua realtà, scoprendosi dentro l’incubo della normalità, in un quotidiano scorrere di azioni che pare interminabile. In un romanzo distopico, potremmo affermare che Erika è prigioniera nelle maglie dell’eterno presente. Nel tentativo di liberarsi, prenderà la pillola blu o quella rossa?
Una storia, l’opera prima di Anna Foglietta (fin qui nota per le sue prove da interprete), inizia e prosegue, perciò, dove più o meno termina Boyhood, affidandosi a una narrazione questa volta scandita dal più breve passare delle stagioni, tre più una. «Un anno di merda», dirà a un certo punto Erika a suo marito Mauro. Perché quello che accade in questo scorcio di tempo è soprattutto lo sgretolamento di una relazione coniugale, pezzo dopo pezzo.

Braccata dal vuoto, Erika non è più in grado di replicare quello stare insieme col marito, composto da colletti di polo da aggiustare, da morbidi ciambelloni e crostate ben cotte, da affettuosi massaggi ai piedi e un bel film scelto nelle sterminate library delle piattaforme. Una piccola scossa, non registrata immediatamente dai sensori, scatena un sisma che polverizza le granitiche certezze.
Mauro, dal canto suo, si nutre di regole semplici in Una storia. È un uomo che spiana ogni piccola asperità con il ripetersi ciclico di gesti e parole. Lavoratore edile al servizio di un padre dichiaratamente ostile, allenatore di calcio in una squadra di ragazzi non esattamente dotati di talento, marito premuroso che ha occhi solo per sua moglie, Mauro vede le macerie e crede sia sufficiente nasconderle, perché trascorrere «un anno di merda» è un’eresia. Questa volta, però, in soccorso del dogma (e dei cannelloni caldi) non è arrivata una controriforma. Tra Erika e Mauro è giunto il momento di osservarsi senza infingimenti.
Per il suo esordio alla regia, Foglietta ha scelto in Una storia la raffigurazione di un mondo distante da quelli del musicista in preda al dolore di Andrea Pallaoro (e di Bernardo Bertolucci), del disegnatore che nel film di Mario Martone è angosciato dai suoi fantasmi, della fotografa idealista e comunista rielaborata da Alina Marazzi e, in precedenza, da Helena Janeczek. L’autrice romana ha intercettato la vita di due persone sue coetanee che non hanno osato interrogare i propri demoni e che, fino al momento della crisi, sono andati avanti occultando debolezze e contraddizioni.
Pur con delle esitazioni nel chiudere alcune scene e qualche incertezza stilistica, Foglietta tratteggia perfettamente i due personaggi, grazie anche alla piena complicità di Alba Rohrwacher e Guido Caprino. Non solo. Una storia, nonostante le apparenze, è un racconto che rimanda a una visione politica. In primo luogo, perché se la famiglia è al centro di dispute ideologiche, allora sarebbe fondamentale, come appunto mostra la neoregista, indagare sui desideri repressi, sui compromessi, sui disagi che genera una relazione legalmente riconosciuta e ritenuta da taluni l’unica possibile. In seconda istanza, nei dialoghi di Erika e Mauro, nei loro sguardi, nelle interazioni con altre e altri, Una storia risale al malessere di una contemporaneità che ha scaraventato nell’oblio le domande sull’essere insieme.
Una storia – Regia: Anna Foglietta; sceneggiatura: Anna Foglietta, Tania Pedroni, Matteo Ferri; fotografia: Andrea Benjamin Manenti; montaggio: Riccardo Giannetti; interpreti: Alba Rohrwacher, Guido Caprino, Caterina Casini, Elio De Capitani, Duccio Camerini; produzione: UT Film (Viola Prestieri, Valeria Golino), Indigo Film (Nicola Giuliano), Tenderstories (Moreno Zani, Malcom Pagani), Blu One Lab (Anna Foglietta, Paolo Sopranzetti), con Rai Cinema; origine: Italia 2026; durata: 107 minuti; distribuzione: Bim Distribuzione.
