Nostalgia di Mario Martone

Ai gran bei tempi del cinema italiano classico, negli anni Sessanta-Settanta, il cosiddetto “film di impegno civile” ha costituito una delle croce e delizie dell’epoca: era molto avversato, quasi disprezzato, dai cinefili puri, soprattutto quelli di ascendenza godardiana, che gli rimproverano un eccesso di realismo e politicizzazione a scapito dello stile  – “è politico lo stile non il contenuto” si diceva allora in soldoni, una frase che non ho mai capito veramente cosa volesse significare. A volte, però, pur contro i molti anatemi, aveva conquistato larghe fasce di pubblico, in un momento di forte polarizzazione politica post-sessantottina.

Adesso alla distanza si può più facilmente “separare il grano dal loglio” dato che la forza esplosiva di molti film di Francesco Rosi (pensiamo, per esempio, a Salvatore Giuliano del 1962 oppure a Cadaveri eccellenti del 1976) oppure di Elio Petri (che so: Indagine su un cittadino… del 1970 o Todo modo del 1976) è consegnata, in nodo indelebile, alla Storia del cinema mondiale. Successivamente quella tradizione – dove c’erano altrettanti brutti film (se non la maggioranza), come in qualunque genere o filone che dir si voglia – si è andata man mano affievolendo con il calare della passione politica che l’accompagnava e la rendeva fertile, anche se non è mai morta del tutto soprattutto in alcuni autori. Vedi ad esempio Marco Bellocchio che ha appena voluto darci una sua reinterpretazione in chiave di serie tv del caso Moro nel meraviglioso Esterno notte, che, uscito da poco in sala, sembra essere stato quasi ignorato dal nostro pubblico – ahimè, ma lo temevo.

Mi si perdoni questa fin troppo lunga e professorale introduzione – incorrerò al solito nelle rampogne di un amico giornalista che mi imputa l’eterno vezzo di menare il can per l’aia prima di parlare di ciò di cui si deve – e passo finalmente in medias res a Nostalgia, unico film italiano in Concorso al Festival di Cannes ancora in corso e dal 25 maggio subito in sala, che appunto a quella tipologia di film fa pensare.

Sin dal suo debutto trent’anni fa con il bellissimo Morte di un matematico napoletano (1992), Mario Martone è stato un fine narratore della cultura e delle vicende della sua città natale su cui, in particolare nella sua opera più recente, è tornato a più riprese e in maniera esclusiva, spesso coniugandola con la sua vocazione (primigenia) di interprete e regista teatrale. Così in sequenza, in tripletta: Capri-Revolution (2018), Il sindaco del rione Sanità (2019, messinscena attualizzata di una delle più celebri pièce teatrali di Eduardo De Filippo) o Qui rido io (2021), tutti film passati al Festival di Venezia.

Partendo dal romanzo omonimo, pubblicato postumo, dello scrittore, giornalista e fotoreporter napoletano Ermanno Rea (1927 – 2016) dal cui libro La dismissione a suo tempo era stato tratto La stella che non c’è ( 2006) di Gianni Amelio, Nostalgia ci (ri)porta nel cuore del celebre rione Sanità e dei suoi atavici problemi di rapporti personali e di malavita.

Dopo quarant’anni di assenza, il protagonista Felice Lasco (Pierfrancesco Favino) torna a trovare la madre che è sul punto di morire e rientrando nel luogo dove è nato, piano piano decide di restare e riscoprire i codici del suo quartiere, facendo così i conti con un passato tragico che lo divora. L’uomo che non parla quasi più l’italiano e che lentamente riesuma, nella comunicazione, la conoscenza del suo antico dialetto, ha un terribile segreto – e qui Favino, in questo processo di riconquista linguistica che solo linguistica non è, ci consegna un’ottima, inedita prova di grande capacità attoriale, anche se forse alla fine del film un po’ si perde.

Da quindicenne, Felice, insieme all’amico del cuore e di bravate Oreste Spasiano (un molto teatrale Tommaso Ragno), si è trovato, durante un furto, coinvolto nella morte di un uomo. Di punto in bianco il ragazzo fugge per andare a vivere e fare carriera in Libano e poi a Il Cairo, con la coscienza sporca di quanto è accaduto ma senza aver mai tradito il compare che nei decenni è diventato uno dei più potenti boss della città, tristemente noto come “O’Malommo”.

Tommaso Ragno. Photo di Mario Spada

Tornato a casa, il nostro eroe vorrebbe dunque rivedere Oreste ma incontra e fa amicizia con il principale antagonista del boss camorrista: il prete Don Luigi Rega ottimamente reso da Francesco Di Leva, a suo tempo protagonista in un ruolo opposto ne  Il sindaco del rione Sanità. La figura del sacerdote antimafia è doveroso ricordarlo modellata su quella reale di Don Antonio Loffredo, alla cui straordinaria attività si deve la rinascita del quartiere con la sua capacità di attrarre i giovani e allontanarli dalle terribili tentazione del denaro facile e della malavita – per chi fosse interessato a conoscere più a fondo l’argomento consigliamo di vedere il bel documentario di Massimo Ferrari, Rione Sanità, la certezza dei sogni (2020).

Felice, dunque, è stretto tra questi due fuochi, si trova ad un bivio, riesce, infine, a vedere Oreste sino al persino troppo prevedibile finale (per le qualità registiche a cui il regista napoletano ci aveva abituato) e quindi alla chiusura del cerchio della storia.

Con una partenza lenta e meditabonda, Nostalgia prende corpo soprattutto quando entra in scena la figura e l’operato del personaggio di Don Luigi Rega, oltre ad avvalersi dello splendido luminismo fotografico di Paolo Carnera e di alcune sequenze magistrali tipo quella, bellissima, in cui Favino metta nella tinozza da bagno la vecchia madre amata come in un quadro rinascimentale. E va apprezzato per la resa complessiva del cast, in definitiva riuscita, ma ci è sembrato, malgrado i sui innegabili pregi, anche un film a tratti persino troppo trattenuto, a momenti prevedibile. Che acquisisce, quasi involontariamente forse, una dimensione brechtiana in netto contrasto con l’impianto estremamente (melo)drammatico del soggetto – ci sarebbe piaciuto che  Mario Martone qui e in paragone, per esempio, con il suo ultimo film, avrebbe potuto lasciarsi andare di più.

In sala dal 25 maggio  


Cast & Credits

Nostalgia – Regia: Mario Martone; sceneggiatura: Mario Martone, Ippolita Di Majo; fotografia: Paolo Carnera; montaggio: Jacopo Quadri; scenografia: Carmine Guarino; costumi: Ursula Patzak; interpreti: Pierfrancesco Favino (Felice), Francesco Di Leva (Don Luigi Rega), Tommaso Ragno (Oreste), Aurora Quattrocchi, Sofia Essaidi, Nello Mascia, Emanuele Palumbo (Felice da giovane), Artem (Oreste da giovane), Salvatore Striano, Virginia Apicella; produzione: Luciano Stella, Roberto Sessa, Maria Carolina Terzi, Carlo Stella per Picomedia – Mad Entertainment in associazione con Medusa Film e in coproduzione con Rosebud Entertainment Pictures; origine: Italia /Francia, 2022; durata: 118’; distribuzione: Medusa Film.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *