Qui rido io

Non si può dire che, nell’ultimo decennio, la filmografia di Mario Martone non possieda una profonda coerenza interna, la quale si articola su alcuni temi precisi – direi, per esempio, il rapporto tra arte e politica o l’interesse per la biografia/psicologia degli artisti come Leopardi ne Il giovane favoloso (2014, https://www.closeup-archivio.it/venezia-71-il-giovane-favoloso),  osservati e scrutati in determinati periodi storici: l’Italia dal Risorgimento alla Prima guerra mondiale o più raramente nella contemporaneità. Così due anni fa il regista napoletano aveva presentato proprio in Concorso a Venezia (di cui è sempre stato un assiduo frequentatore negli anni) Il sindaco del rione Sanità (https://www.closeup-archivio.it/venezia-76-il-sindaco-del-rione-sanita), un adattamento in chiave attualizzata dell’omonima opera teatrale (1960) di Eduardo De Filippo che aveva portato sul palcoscenico nel 2017 per la propria regia. Questa volta con Qui rido io, Martone torna non solo al suo amato teatro che costituisce per il regista napoletano una eterna linfa di ispirazione ma anche indirettamente a Edoardo.

Siamo agli inizi del Novecento, per la precisione tra il 1904 e il 1908, nella Napoli della Belle Époque, il grande attore-commediografo-impresario Eduardo Scarpetta (1853-1925) è al culmine del suo successo popolare. Di umili origini, si era prepotentemente affermato grazie a delle commedie al fulmicotone (tra cui la più celebre resta, certo, Miseria e nobiltà, 1887, immortalata da Totò nella celebre versione cinematografica di Mario Mattioli, 1954, per altro citata da Martone) insieme alla maschera di Felice Sciosciammocca. Il teatro rappresenta tutta la sua vita per altro inseparabile – vero padre-padrone – da una singolare famiglia, espansa e patriarcale a dir poco, composta da mogli, compagne, amanti, figli legittimi e illegittimi, nove in tutto, tra cui Titina, Eduardo e Peppino De Filippo, per altro mai riconosciuti da Scarpetta. Nel 1904, il commediografo chissà come mai se non forse per seguire una sorta di sogno ad occhi aperti (bellissima la sequenza come Martone ci racconta questo momento di creatività) decide di scrivere e mettere in scena una parodia de La figlia di Iorio (1903) di  Gabriele D’Annunzio. In breve, scoppia un putiferio (organizzato dai suoi avversari artistici) la sera della Prima della pièce e Scarpetta finisce per essere denunciato per plagio dallo stesso D’Annunzio – l’odiato Rapagnetta (nome che D’Annunzio avrebbe dovuto portare) – il quale, pure a voce ma solo a voce, gli aveva proditoriamente dato il consenso alla parodia.  Per quelle strane coincidenze del destino è il secondo caso in questo 2021 dove si evoca la figura bizzarra e sorprendente del Vate d’Italia  – vedi appunto Il cattivo poeta di Gianluca Jodice (cfr: https://close-up.info/?s=Il+cattivo+poeta)

Inizia allora il primo processo italiano sul diritto d’autore durato circa quattro anni (la giustizia, si sa, è sempre molto lenta nel nostro paese) dove ad essere presente in aula come perito di parte di Scarpetta troviamo persino il filosofo Benedetto Croce e i suoi acuti ragionamenti. Tutta la seconda parte di Qui rido io è quindi dedicata ai lunghi anni del processo, logoranti e difficili per il grande attore e per la sua mega famiglia, in cui sembra andare in frantumi quanto si era costruito. Ma, c’è sempre un ma …

Ha dichiarato Mario Martone: «Per tutta la vita il grande Eduardo De Filippo non volle mai parlare di Scarpetta come padre ma solo come autore teatrale. Quando suo fratello Peppino lo ritrasse spietatamente in un libro autobiografico, Eduardo gli levò il saluto per sempre. Venne intervistato poco tempo prima di morire da un amico scrittore: “Ormai siamo vecchi, è il momento di poterne parlare: Scarpetta era un padre severo o un padre cattivo?”. La risposta fu ancora sempre e solo questa: “Era un grande attore”. Qui rido io è l’immaginario romanzo di Eduardo Scarpetta e della sua tribù».

Mario Martone ci ha consegnato un film corale semplicemente splendido, soprattutto nella sua seconda parte, che ha rappresentato qui nel Concorso veneziano un altro fulgido esempio di compiutezza artistica – insieme a È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino – di quanto, molti anni fa, si definiva la “scuola partenopea”.

Dalla scenografia alla recitazione dove Toni Servillo (insieme a tutto il resto del cast, bisogna essere onesti) furoreggia come mai, è difficile trovargli una pecca. Certamente dovrà superare qualche ostacolo chi si ritroverà frastornato, nell’incipit del film, da questo fiume in piena di rumorosa napoletaneità oppure dalla roboante colonna sonora che spesso sovrasta il parlato, composta, senza nessun criterio filologico d’epoca, come “un viaggio sentimentale nella canzone napoletana” (così è definita nei titoli di coda). Ad esempio, ad aprire e chiudere il film troviamo il song Indifferentemente del 1963 di Salvatore Mazzocco ed Umberto Martucci interpretato per la prima volta da Mario Abbate, assolutamente niente a che fare quindi con la “Belle Époque” di inizio Novecento. Piccolezze per noi facilmente superabili soprattutto perché Qui rido io è diventato, sotto specie di biopic su un grande commediografo un tantino dimenticato, una bella riflessione, poco accademica, su cosa sia l’essenza dell’arte (comica e non, alta e bassa, d’élite e pop) e come l’arte e la vita spesso si intrecciano e si sovrappongono in maniera sorprendente. A volte facendoci commuovere.  

In sala dal 09 settembre.

 


Qui rido io – Regia: Mario Martone; sceneggiatura: Mario Martone, Ippolita di Majo; fotografia: Renato Berta; montaggio: Jacopo Quadri; costumi: Ursula Patzak; interpreti: Toni Servillo, Maria Nazionale, Cristiana Dell’Anna, Antonia Truppo, Eduardo Scarpetta, Roberto De Francesco, Lino Musella, Paolo Pierobon, Gianfelice Imparato, Iaia Forte, Roberto Caccioppoli, Greta Esposito, Nello Mascia, Gigio Morra;  produzione: Indigo Film (Nicola Giuliano, Francesca Cima, Carlotta Calori), Rai Cinema, Tornasol (Mariela Besuievsky); origine: Italia/Spagna, 2021; durata: 133’; distribuzione: 01 Distribution.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *