A Thousand Hours

  • Voto
3

A Thousand Hours (titolo originale Tusind Timer), primo lungometraggio di finzione del regista svedese Carl Moberg, trasmette nel contenuto e nello stile  uno stato di continua  sospensione e di malinconica incompletezza. E questa particolare caratteristica  è al tempo stesso il punto debole e la bellezza di questo film.

L’intreccio è molto semplice e si focalizza sulla passione e sul percorso umano e artistico di Anna (Josefine Tvermoes),  musicista di Copenhagen, giovane ancora acerba ed estremamente insicura.  Dopo la morte del batterista del suo gruppo, Anna e Thomas (Anders Manley), un altro membro della band, si legano in un rapporto intimo, fatto di distanze e riavvicinamenti continui. il loro esserci l’uno per l’altra è un rincorrersi estenuante senza mai trovarsi, e ciò costituirà la spina dorsale di tutto il film, assieme alla musica, altra grande protagonista della scena.

Anna e Thomas infatti si perdono e sembrano ritrovarsi di continuo: lui, dopo la morte dell’amico in comune, decide di partire per un tour musicale e lei si trasferisce a Berlino per cambiare aria e per tentare la svolta artistica. Eppure, grazie a una sorpresa di Thomas, i due si incontrano anche in questa  “vita”, e  lei sembra mettere in discussione il suo mondo a Berlino e  il suo nuovo amore, Robert. Per i due protagonisti sembra, però, non essere mai il momento giusto per la relazione perfetta: si sfiorano, si desiderano, si pensano molto, senza però toccarsi mai.
Il loro strano rapporto rievoca i protagonisti di una di quelle relazioni indefinite di note commedie sentimentali, da Harry ti presento Sally (1989) , al più recente Serendipity (2001) dove , alla fine, Harry e Sally nel primo,  Johnatan e Sara nel secondo,  riuscivano ad incastrarsi  e  a coronare, finalmente, il loro sogno d’amore.
In A Thousand Hours, invece, l’incontro vero e proprio sembra destinato a non accadere mai, è continuamente rimandato a tempi, forse, migliori.. E la chiave del film  sta appunto nel “Destino” beffardo, nelle  sliding doors, “le porte scorrevoli” in grado di cambiare il corso di una vita in un continuo incedere di incontri più o meno fortunati, da cui dipendono scelte e sorti dei giovani musicisti.
Altra grande protagonista dell’opera prima di Molberg, come accennato è la musica, che accompagna ed enfatizza i cambiamenti emotivi  di Anna, le sue lunghe passeggiate solitarie  per le vie di Berlino e per i luoghi conosciuti di Copenhagen.  La ragazza è una solitaria, una giovane donna che ancora deve trovare il suo posto nel mondo, e la colonna sonora che l’accompagna, è indefinita, sempre frammentata,  come a sottolinearne i continui cambiamenti di vita, emotivi e  psicologici.
A Thousand Hours non si focalizza però solamente sul viaggio inquieto di un insicura post adolescente alla ricerca di se stessa: è soprattutto un percorso di maturazione di consapevolezza artistica e professionale che, arriva assieme alla maturazione personale di Anna. Ed è proprio per questo che la musica riveste un ruolo essenziale in questo cammino.
Si tratta dunque di un film non stilisticamente completo che presenta grandi punti di sospensione e di vuoto. La figura di  Thomas ad esempio risulta poco approfondita, alcuni personaggi sembrano “causali”, – come la mamma del ragazzo e il loro incontro sulla panchina -, l’intreccio e i punti di svolta della storia, a volte, sono poco chiari.
Eppure, assieme alla bellezza della colonna sonora, si apprezza la spontaneità dei protagonisti, assolutamente non patinati:  c’è una naturalezza  nei gesti e negli sguardi di Anna e Thomas, una grande intimità fatta soprattutto di sguardi complici, silenzi e piccole tenerezze. Una semplicità, un’indecisione e una sospensione continua  dei rapporti, che rimanda a legami non appartenenti a favole poco credibili o mainstream,  ma a uno stato di realtà concreto e potenzialmente presente nella vita di ciascuno di noi.

A thousand Hours – Regia: Carl Moberg; sceneggiatura: Carl Moberg; fotografia: Josua Enblom; montaggio: Valerio Bonelli; musica: Robbie Bankes, Andreas Hilsted; ; interpreti: Josefine Tvermoes, Niels Anders Manley, Kenneth M. Christensen, Alba August, Jesper Lohmann, Hanne Hedelund, Ferdinand Falsen Hiis, Anna Asp, Mark Viggo Krogsgaard, Robbie Bankes, Lea Harder, Karim Theilgaard, Nina Voit, Ildiko Preszly, Mike Gamble, Mikkel Haagerup Lund, Javier Manik, Linnéa Samia Khalil, Carina Larsson, Morten Lindemann Olsen, Tobias Allvin, Daniel Erlich, Pär Moberg ; produzione: Anders Banke, Morten Lindemann Olsen, Magnus Paulsson, Alina Rydbeck, Joakim Strand; origine: Danimarca, Svezia; durata: 102’.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.