Alcooltest di Stefano Usardi


Con Alcooltest, il cinema indipendente italiano si arricchisce di un esperimento coraggioso e fuori dagli schemi, che vede protagonista un volto noto della musica italiana: Drupi. Cantautore iconico degli anni ’70, Drupi veste qui per la prima volta i panni dell’attore protagonista, interpretando Sergio, un personaggio che — non a caso — sembra condividere con lui tratti biografici ed emotivi. Sergio è un ex cantante che vive ancorato al passato, alle glorie lontane, consumato da rimpianti, memorie sfocate e occasioni mancate.

Sullo sfondo di un’Italia paesana, tra sagre, feste di paese, riti locali e paesaggi carichi di suggestione, Alcooltest costruisce un viaggio interiore che alterna momenti di leggerezza e di malinconia. La pellicola promette un tono poetico, in cui la realtà quotidiana si mescola a elementi surreali, simbolici e grotteschi: allucinazioni, visioni, apparizioni che incarnano desideri e fantasmi del protagonista. Questa scelta stilistica, se ben calibrata, può dare al film una profondità narrativa non banale, e offrire una riflessione autentica sul tema universale della seconda occasione.

                    Drupi

Al centro della scena c’è la prova attoriale di Drupi, che rappresenta il cuore pulsante del progetto. Per chi lo conosce come cantante, vederlo cimentarsi in un ruolo drammatico è già un elemento di forte curiosità. Le prime impressioni parlano di una performance carica di ironia, umanità e verità emotiva. Se riuscirà a trasmettere sullo schermo quella vulnerabilità che il personaggio richiede, potremmo trovarci davanti a una delle sorprese più inaspettate del cinema italiano recente.

Alcooltest affronta tematiche che toccano molti spettatori adulti: la crisi di mezza età, il senso di fallimento dopo il successo, la ricerca di una nuova identità quando tutto sembra già detto. Ma lo fa cercando un equilibrio non semplice tra leggerezza e introspezione, tra comicità velata e riflessione malinconica. Questo bilanciamento, se ben gestito, potrebbe rivelarsi uno dei punti di forza del film.

Tuttavia, non mancano le criticità potenziali. Il rischio di cadere in cliché è concreto: il “ritorno salvifico alla musica” o la “redenzione attraverso l’arte” sono sentieri già percorsi, che necessitano di uno sguardo fresco per evitare la retorica. Inoltre, l’uso di simbolismi e scene oniriche deve essere ben integrato alla trama, per non perdere la connessione emotiva con il pubblico.

Trattandosi di una produzione indipendente, anche gli aspetti tecnici (fotografia, montaggio, suono) potrebbero risentire di limiti di budget. Ma è proprio in questi contesti che a volte il cinema trova nuove strade espressive, più sincere, meno filtrate dalle logiche commerciali.

In attesa di vedere il risultato finale, Alcooltest si presenta come un progetto ambizioso e profondamente umano, dedicato a chi ama un cinema “di confine”, capace di fondere il realismo della provincia italiana con slanci visionari e interiori. Se riuscirà a mantenere fede alla sua idea centrale — la lotta tra memoria e desiderio, tra ciò che si è stati e ciò che si può ancora diventare — potrebbe diventare una piccola perla nel panorama del cinema italiano indipendente.

In sala dal 15 ottobre 2025.


AlcooltestRegia e sceneggiatura: Stefano Usardi; fotografia: Matteo Meldolesi; montaggio: Alberto Rigno; musica: Battista Lena; scenografia: Giada Calabria; interpreti:  Drupi (Sergio), Vanda Colecchia, Sofia Taglioni, Vassilij Gianmaria Mangheras, Stefano Scandaletti, Giulio Cancelli, Matilde Vigna, Selene Gandini, Giovanni Morassutti, Francesco Migliaccio, Vassilij Mangheras; produzione: Caterina Francavilla per FiFilm Production; origine: Italia, 2025; durata: 102 minuti; distribuzione: Fifilm Distribuzione.

 

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