Il suono dell’asfalto a scandire il tempo musicale di giornate tipo della vita dei fondatori Enrico Gabrielli, Sebastiano De Gennaro e Francesco Fusaro, insieme al direttore d’orchestra Marcello Corti, della rivista musicale 19M 4S, nata nel 2016 e ora celebrata per i suoi primi dieci anni dal film documentario di Roberto Delvoi, Asfalto che suona, alla sua seconda prova nel linguaggio cinematografico.
Obiettivo principale della collana è raccogliere come fossero fiori rari ma dimenticati, classici della musica per poi distribuirli in formati video, audio e grafico. “Il desiderio è quello di sollecitare la voglia di collezionare l’intero arco di lavoro; i dischi dal 2016 escono ogni 4 mesi dal primo dicembre dello stesso anno” così racconta Enrico Gabrielli, polistrumentista, tra un imprevisto e un altro rischiando ritardi fatali per l’arrivo sui palchi che vedono loro protagonisti dei suoni (rii)creati. L’autore è un passeggero nel flusso della vita e nel caos creativo che trova un equilibrio incredibilmente umano nei gesti o impulsi carichi di suggestioni che riescono a prendere vita dall’energia che si realizza nel gruppo, nella collaborazione generatrice di movimento di cui la musica è la matrice.
Il bisogno è quindi anzitutto umano, fisiologico, istintivo che li spinge a guardarsi intorno a vivere intensamente la ricerca come dei veri e propri filologi che disarticolano il lavoro puro del filologo attraverso il sabotaggio, la trascrizione e il calco. In un secondo momento ma non meno necessario, l’esperienza dei live che si svolgono, da ciò racconta il direttore d’orchestra Marcello Corti, si trasformano in un rito, un esorcismo per abbattere la parete di chi è musicista e non , una musica di servizio, utile al gesto di suonare insieme, come nell’esperienza di duecento bambini che suonano insieme al gruppo d’orchestra all’interno di in una palestra, provocando così un discorso sull’importanza della motorietà musicale già dai neonati e seconda infanzia a salire, prima ancora di intendere la parola “papà o mamma”. “Ne guadagnerebbe la dinamicità, potrebbe essere matrice principale per studiare le diverse materie contenendo la musica sia la matematica, la geometria che letteratura, e non solo” Andando anche non per forza nello specifico si nota bene come certa musica per bambini sia spesso l’equivalente di musica superficiale, che non va oltre e neanche ci prova, si agisce come non valga la pena di impegnarsi e quindi il risultato è la banalità”. Inoltre, durante il concerto partecipato, i ragazzi si sono ritrovati a suonare con strumenti frutto di un lavoro sui materiali di riciclo.
Grazie alla visione registica di Roberto Delvoi in Asfalto che suona, la strada che noi osserviamo in diversi momenti, capita che non la percepissimo veramente ma che fossimo invece coinvolti in una reale immersione. La passione del movimento legato alla musica Like a rolling stone. Parlarsi e interrogarsi a vicenda. Collaborare come strumento umano per scavalcare le barriere della musica classica, spesso vittima di un sistema che vuole rilegarla dentro una teca, riprodotta negli stessi circoletti, conservata come fosse inaccessibile a prescindere per altri. Il tentativo è invece quello di redistribuire la musica classica con sintetizzatori e non solo, alla ricerca di nuovi linguaggi che si trasmettono vivi in questa forma di recupero alternativo capace di creare un discorso continuo seppur con strumenti nuovi. L’involucro materico che nasconde spesso nella sua forma dura, una sonorità che si lega all’origine del suono, al piacere dell’indefinibile sostanza.
Tra i vari supporti al suono, anche la Slipmatology, sorte di cover di vinile che vengono poggiati sul giradischi così da ricreare un sound estremo, nudo, crudo, che con il semplice gesto di spostare la puntina in diversi punti, sono capaci di suggerire altri percorsi.
19’ 40’’ e l’ensemble Esecutori di Metallo su Carta rappresentano il contro-sistema nel mondo musicale e artistico attuale. Passando dal fascino delle colonne sonore dei videogiochi alla ricerca della notazione grafica, dalla poesia della chanson francese fino a giungere all’eleganza della musica classica, Asfalto che suona è l’esplorazione di una partitura musicale senza confini di genere e stili.
Si legge in questo viaggio esplorativo il desiderio urgente di collaboratori nati dalla spontaneità del gesto creativo, autoproducendo le proprie esperienze attraverso il bisogno di esplorare i propri linguaggi nel tentativo di affrontare i mostri della contemporaneità, della decadenza dell’essere nell’ascolto dell’umana arte incalcolabile, ingestibile, indefinibile, vivificante.
“Il film nasce dagli ascolti della musica di 19’40’’, dall’idea di realizzare un’indagine sulle metodologie di realizzazione della collana. – si legge nelle note di regia – La visione dell’asfalto sulle autostrade, con la sua prevedibile e noiosa scansione, diviene immagine ideale per apporre le registrazioni musicali. Da questo aspetto importante nascono anche le interviste ai protagonisti, rigorosamente realizzate in auto durante spostamenti nelle sedi dei concerti o verso le sale studio delle prove. La scelta di un linguaggio filmico libero e senza strutture codificate, affine ai presupposti della collana 19’40”, diviene metafora di un percorso narrativo e sonoro perfettamente funzionale al messaggio. La musica come territorio da esplorare, in un viaggio continuo e in continua evoluzione.”
In sala dal 9 aprile 2026.
Asfalto che suona – Regia, fotografia e montaggio: Roberto Delvoi; interpreti: Enrico Gabrielli, Sebastiano De Gennaro, Francesco Fusaro e Marcello Corti; produzione: Ipnose Studio durata: 80’; Distribuzione: Bloom Distribuzione.
