…che Dio perdona a tutti di Pif


«Non è che questa storia dell’esistenza di Dio è una gran minchiata?» si chiede Arturo, ovvero Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, in una delle prime scene del suo nuovo film …che Dio perdona a tutti. Alla base c’è il fortunato romanzo omonimo che Pif pubblicò con Feltrinelli nel lontano 2018, dopo aver annunciato a Papa Francesco, durante un’udienza in Vaticano, l’intenzione di scriverlo. Occhio ai titoli di coda del film, perché appare qualche immagine di quel vero scambio di battute.

A cinque anni da E noi come stronzi restammo a guardare, il 53enne regista e attore palermitano torna sul grande schermo, distribuisce PiperFilm, con questa commedia tutta cassatine e fede, sciù e preghiere, cannoli e messe, iris e Passione, naturalmente nell’affettuoso ricordo di papa Bergoglio, che diventa, incarnato da Carlos Hipólito, una sorta di immaginario padre confessore del protagonista Arturo.

Pif si professa agnostico, anche se nell’infanzia studiò dai salesiani, mentre il cosceneggiatore Michele Astori viene dai gesuiti. Entrambi, insomma, hanno avuto a che fare con la Chiesa cattolica, per questo, pur dentro la dimensione scherzosa adottata dal film, mi sarei aspettato qualcosa di meno convenzionale sul tema del Sacro.

Siamo a Palermo, oggi. Arturo è un agente immobiliare di straordinaria abilità, una sicurezza per il suo capo Tommaso, e fa niente se come portiere di calcetto non ne para una. La trentenne Flora, figlia di un famoso pasticciere, vuole mettersi in proprio, e sarà proprio Arturo, gran esperto di dolci siciliani, a trovarle il locale ideale. Tra i due è amore a prima vista, l’intesa sembra perfetta, a letto e in cucina, ma presto nascono i guai: Flora è una cattolica osservante, ogni domenica va a messa; Arturo ha invocato l’aiuto di Dio solo da bambino, nel 1982, quando l’Italia sconfisse il Brasile, per il resto la religione gli sembra, appunto, «una minchiata».

Rispetto al romanzo, il film introduce parecchie variazioni, eliminando qualche personaggio, concentrandosi sul tribolato rapporto tra Arturo e Flora, introducendo, appunto, questo pontefice-amico scaturito da una crisi glicemica dopo trentacinque sciù trangugiati di seguito davanti al televisore.

Già dal trailer si capisce l’ordito del racconto. Lo scettico Arturo, per onorare Flora, comincia a leggere i Vangeli e si trasforma in un battagliero convertito, deciso a mettere in pratica la parola del Signore. Moralista inflessibile e radicale, prende di mira l’ipocrisia di una certa borghesia palermitana, per denunciarne «la fede da salotto che non sposta le cose». A quel punto persino Flora, messa in imbarazzo dai gesti sempre più polemici dell’uomo, non saprà più come prenderlo.che Dio perdona a tutti

Pif recita sempre allo stesso modo, facendo coincidere il personaggio con sé stesso. Il suo Arturo è una contraddizione vivente: furbastro e integerrimo, bugiardo e sincero, goloso e virtuoso; alla fine saranno le spiritose parole di quel Papa argentino, per il quale «il cannolo ha qualcosa di divino», a regalargli il giusto equilibrio tra la vita e la fede.

Giusy Buscemi, siciliana, ex Miss Italia, madre di tre figli, imprenditrice nel campo dell’olio oltre che attrice, si professa «cattolica e devota alla Madonna», quindi è perfetta per incarnare Flora, anche quando sbotta: «Va bene seguire la parola del Signore, ma non esageriamo». Mentre Francesco Scianna fa Tommaso, il capo dell’agenzia immobiliare, bello e fedifrago, cinico quanto basta per vendere case improbabili tacendone i difetti.

Bombardato di musica, s’intende anche classica quando è di scena il Papa (da Bach a Schumann), …che Dio perdona a tutti tesse uno sperticato elogio della ricotta, vista come ingrediente base di tante squisitezze siciliane, ma ho la sensazione che Pif, il quale pure mette in scena una buffa Passione di Cristo per le vie di Palermo, poco abbia imparato da La ricotta di Pier Paolo Pasolini.

In sala dal 2 aprile 2026.


…che Dio perdona a tutti Regia: Pif; sceneggiatura: Michele Astori, Pierfrancesco Diliberto; fotografia: Guido Michelotti; montaggio: Giogiò Franchini; musica: Santi Pulvirenti; scenografia: Marcello Di Carlo; interpreti: Pierfrancesco Diliberto (Pif), Giusy Buscemi, Francesco Scianna, Carlos Hipólito, Maurizio Marchetti, Domenico Centamore; produzione: Mario Gianani, Lorenzo Mieli, Valentina Avenia, Massimiliano Orfei, Luisa Borella, Davide Novelli per  Our Films, PiperFilm; origine: Italia, 2026;  durata: 117  minuti; distribuzione: PiperFilm

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