Crudelia – Perché sì

  • Voto
4


Non sarà cattiva cattiva, non farà paura come il personaggio animato ma ci sono diversi motivi importanti per apprezzare Cruella di Craig Gillespie (vedi anche il perché no: https://close-up.info/cruella/)

Il primo: forse ci sarà in futuro un sequel del prequel ma ciò che colpisce positivamente al termine della visione del film è la sorprendente mancanza di un’eziologia traumatica per la cattiveria del mitico personaggio della Disney. Certamente: Cruella è stata, fin da neonata, pesantemente danneggiata dalla madre che in perfetto stile matrigna di Biancaneve l’affida al “cacciatore”/maggiordomo di turno perché la tolga di mezzo, senza nemmeno voler indietro il cuore (o era il fegato?) come prova, certo Cruella perde quella che riteneva la vera madre pensando, per sovrappiù, di essere colpevole di quella morte, ma il bello del film è che – malgrado sul finire si assista alla nascita di Peggy (in inglese Perdy) e Pongo e dunque un presunto e apparente ricongiungimento con l’inizio di One Hundred and One Dalmatians (1961, esattamente cinquant’anni fa), malgrado una delle frasi finali di Cruella: “Don’t worry, we’re just getting started. There’s lots more bad things coming… I promise.” – il film sembrerebbe in sé conchiuso, la storia di una vendetta consumata fredda, una resa dei conti spietata con le armi che colpiscono dritte al cuore della Baronessa, ovvero la visibilità, il glamour, l’essere costantemente sulla bocca di tutti, la più brava del reame, anzi dello United Kingdom.

Non a caso nella primissima scena in cui vediamo la co-protagonista, interpretata da una stupenda Emma Thompson, essa dà lettura di un giornale, di quel che si dice di lei, di quanto la si ammira. Esser messa in secondo piano dalle sorprendenti performance dark di Estella/Cruella che attirano per la loro innovazione e originalità tutta l’opinione pubblica londinese è già di per sé un’onta insostenibile, dover finire in galera e seguire di lontano il definitivo trionfo della rivale è proprio la fine, ben oltre una semplicissima legge del taglione in cui Estrela/Cruella faccia fare alla rivale la stessa fine che costei aveva, all’inizio del film, inflitto alla sua madre adottiva.

Dunque niente storia simil-Joker, della serie: la povera Cruella, condannata a esser cattiva per il combinato disposto di una famiglia disfunzionale e una società che bullizza, esclude e cannibalizza, nessuna vittimizzazione, nessun auto-compiacimento. Il secondo motivo è una colonna sonora strepitosa, si contano fra musica composta per l’occasione e soundtrack qualcosa come 60 pezzi coordinati da Nicolas Britell, di cui circa la metà composti dal musicista e l’altra metà in cui troviamo quanto di meglio la musica inglese e americana ha composto negli ultimi sessant’anni, più in generale l’avvento di Cruella a scapito della Baronessa è punteggiato sia dal punto di vista musicale che da quello visivo come qualcosa di molto simile all’avvento del punk (anche come collocazione temporale ci siamo).

Il terzo motivo: Cruella non è vivaddio un live-action come lo era stato il film con Glenn Close del 1996 (con tanto di sequel), di fatto uno dei primi esempi di una tendenza il più delle volte stucchevole che negli ultimi anni è letteralmente esplosa, Cruella è una meravigliosa fiaba dickensiana: dopo Oliver Twist ecco a voi Estella Punk in arte Cruella.

Dopo due settimane in cui la ripresa è stata contrassegnata da film assai poco memorabili e dal recupero fuori tempo massimo di cose già viste e riviste sulle varie piattaforme, ecco un film capace di intercettare i gusti del pubblico e qualità della mise en scène, attrici stellari, costumi, musica. Insomma, un Disney come non se ne vedeva da tempo.

 

 

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