Mostra (Roma 17 aprile – 19 luglio 2026): “Dante Ferretti, con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia”.

 Dante Ferretti

Si entra nella Mostra dedicata a Dante Ferretti come si entra in un film già iniziato. Nessuna introduzione didascalica, nessun effetto spettacolare: solo carta, segno, visione. Eppure, basta poco per capire che qui il glamour non è superficie, ma stratificazione dello sguardo.

L’anteprima romana di Dante Ferretti, con i miei occhi ha il tono di una prima silenziosa. Non c’è bisogno del tappeto rosso: il nome di Dante Ferretti basta a evocarlo. Tra il pubblico si percepisce una familiarità col mito, ma anche una certa sospensione, come se tutti sapessero di trovarsi davanti a qualcosa che precede il cinema stesso.

I bozzetti — più di quaranta, distribuiti come tappe di una lunga traiettoria — non chiedono di essere ammirati, ma attraversati. Linee rapide, architetture mentali, ombre già abitate da personaggi invisibili. Qui il film non è ancora immagine: è spazio in attesa.

E allora il glamour emerge proprio da questa sottrazione. Non nei riflessi, ma nella precisione del gesto. Non nell’eccesso, ma nella consapevolezza assoluta del linguaggio visivo. Ferretti non disegna scenografie: disegna possibilità.

Si riconoscono echi di collaborazioni leggendarie, da Federico Fellini a Martin Scorsese, ma la mostra evita ogni celebrazione didascalica. Non è un archivio, è una dichiarazione: lo scenografo è autore, e lo è sempre stato.

L’allestimento accompagna senza invadere. Le sale dei Musei di San Salvatore in Lauro sembrano quasi ritirarsi, lasciando campo a una dimensione intima, quasi mentale. È una mostra che non ti viene incontro: sei tu che devi avvicinarti.

Forse è proprio qui che si gioca tutto. Chi cerca l’effetto immediato resta fuori. Chi accetta il ritmo lento scopre una forma di bellezza più rara: quella che non si impone, ma rimane.

Alla fine, uscendo, resta una sensazione precisa. Come dopo certe anteprime riuscite: non hai visto tutto, ma hai visto abbastanza da sapere che qualcosa continuerà anche dopo.

E questo, in fondo, è il vero lusso.

Ai Musei di San Salvatore in Lauro (Roma) dal 17 aprile al 19 luglio 2026. 

 

 

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