Dracula. Voto ***
Dracula è uno di quei soggetti che appartengono oramai a una moltitudine di immaginari o, più superficialmente, di riproduzioni iconografiche e di tendenze carnevalesche, che ne hanno fatto deflagrale la mitologia dannata e romantica nei flussi e riflussi di una sarabanda avanzata dalla macerie del post moderno. Radu Jude sembra essere partito da questo presupposto, fin dall’aver tolto nel titolo la spunta alla nomenclatura autoriale con la quale spesso si rivendicava la paternità di quella storia, anche e soprattutto nei confronti di Bram Stoker: dal Nosferatu espressionista di Murnau fino a quello visionario e plastico di Coppola (che pure citava un filologico Bram Soker’s), dalla versione stilizzata e teatralizzante di Tod Browning con Bela Lugosi all’ultimo adattamento spinto sul pedale di un iper romanticismo pop di Luc Besson, il vampiro è già stato chiunque e in qualsiasi forma, e la maniera più originale per farlo riapparire sullo schermo è quella di diluirlo nelle frammentazioni identitarie di un pirandelliano uno, nessuno, centomila, a cui in quest’epoca di narrazioni sempre più deboli bisogna aggiungere la dittatura dell’ AI che le contiene e le ricompone.
Jude non vuole però riflettere verticalmente e sulla tragica precarietà dell’esistenza nel rapporto tra l’individuo e la collettività, e tra la maschera e la verità, come faceva lo scrittore siciliano, ma parte intenzionalmente da un livello espositivo e dimostrativo a cominciare dalla sua caratteristica impronta metalinguistica. Il regista suo alter ego, con le sembianze ai limiti della caricatura di un esagitato anfitrione dai tratti queer, si rivolge al pubblico mentre dialoga con un programma di intelligenza artificiale, che utilizza come pseudonimo un nome derivato da quello dello stesso Jude, tanto per rendere chiaro il nuovo statuto al quale potrebbero essere (o forse già sono?) soggetti gli autori. A quel punto parte in Dracula un accumulo di interpretazioni e di allestimenti che vanno ad attingere, nella metodologia random di un processore elettronico, da leggende folkloristiche e da eventi storici, dal romanzo gotico e da quello pulp, dal cinema artistico e da quello commerciale, dallo splatter e dal porno, con una libertà di associazioni messa in correlazione con un anarchico tentativo di stravolgimento della consequenzialità algoritmica messa in azione dalla macchina. Alla quantità di informazioni e di variabili inserite dal comando umano non corrisponde spesso la capacità dell’AI di soddisfare la richiesta per una serie di vincoli, divieti, regolamenti che mettono alla berlina e ridimensionano le infinite possibilità del virtuale. Per paradosso, la compulsiva sfrenatezza che dà l’andamento ora contratto ora esteso ai vari blocchi, risulta talvolta incastrata nel dispositivo che Radu Jude ha collaudato e trasformato in marchio di riconoscimento del suo cinema, a partire dal modo in cui considera e tratta le immagini: dei recipienti aperto, non tanto da stratificare di livelli, permettendo dunque un’ attenzione dello sguardo spinta ad andare in profondità, ma da saturare di elementi e di stimoli visivi e sonori, finanche in dissonanza e contrappunto.
Questo battere sulla superficie e sul segno focalizza la via di fuga su un punto di vista messo all’angolo estremo dalla manipolatoria capacità della società dello spettacolo, quest’ ultima presentata non a caso nella sua forma più artigianale e sciatta, e obliato da una rutilante, debordiana distrazione di massa finalizzata non più solo al consumo, ma anche ad un’isterica pratica performativa, senza più distinzione di ruoli e di posizioni tra gli artisti e gli spettatori. Tra le tante incursioni e declinazioni dei vari Dracula, il filo conduttore è di fatto la storia pensata e messa in scena dal regista narratore, ambientata in una sorta di improvvista struttura circense del villaggio dove aveva vissuto e regnato il vero conte Vlad prima di disumanizzarsi in una creatura della notte; al centro vi è la rappresentazione in chiave grandguignolesca e pornografica del romanzo di Bram Stoker, con un Dracula invecchiato e disilluso, costretto ad offrire le sue appassite prestazioni da amante prima alla sua controparte femminile, truccata e acconciata come la Vampiria pin up degli anni ’50, e poi alle bramose astanti di un pubblico transgenerazionale di turisti stranieri e gente del posto.
Una recita ripetuta identica ogni sera, con tanto di finale caccia al vampiro e alla sua compagna, inseguiti da un’esaltata schiera di adulti e di bambini i quali, tra una spedizione e l’altra, commentano con un soldato russo le varie tecniche coercitive di tortura. Proprio la “bruttezza” da digitale a bassa risoluzione di quelle immagini, che potrebbero tranquillamente figurare tra le riprese di un home movie della ruspante provincia rumena, accentua la sensazione di autentico disagio e di forzata ironia che provoca l’ascolto di quelle chiacchiere leggere su un tema tanto grave e agghiacciante, come se l’orrore isolato, rimosso, sotterrato de La zona d’interesse fosse stato sdoganato e rimpicciolito nella porzione di un piccolo mondo paese, ad uso e consumo di una battuta da osteria. E quando la coppia di tristi saltimbanchi decide di fuggire davvero, la caccia, da pantomima, si trasforma in una minaccia reale, con la volontà di affermare quanto sia impossibile (inter) rompere il rito della rappresentazione, seppur sciatta e pecoreccia, finalizzata a soddisfare un bisogno di divertimento scollegato da qualsiasi senso ludico, e calato nel più primitivo istinto di sopraffazione e di violenza.
Se questo discorso riesce a svilupparsi con incisività, pur nella rapsodica estrinsecazione, gli inserti paralleli più o meno lunghi ispirati ad altri film e materiali, non direttamente mostrati con l’inserimento di spezzoni e frammenti vista la problematica del diritto d’autore, non sempre vanno oltre il gioco citazionista, smontato spregiudicatamente dall’interno: Dracula è anche il protagonista de La rosa purpurea del Cairo che esce dalla gabbia dello schermo e della cabina di proiezione, è anche una famelica ed erotizzata creatura dei boschi che assomiglia più a La Bestia di Walerian Borowczyk, è anche un alter ego mascherato della baffuta star del porno, John Holmes. Miscuglio che dimostra un gusto della provocazione, non solo compiaciuto, ma mirato a voler spezzare i condizionamenti e i tabù dei precetti estetici e narrativi, con il sesso utilizzato in chiave demistificante e dissacrante degli ingessati schemi da cliché romanzesco, mostrato nella sgraziata posa della sua elementare funzione fisiologica; da questo punto vista, concettualmente vicino all’opera di un altro cineasta dell’Est Europea, lo jugoslavo Dusan Makavejev. Anche l’AI viene gettata nel calderone di questo gioco infernale e viziato, ma a Jude non interessa dissipare il groviglio visuale di vero/falso: that’s entertainment! , e se ne accettiamo le trasformazioni e le progressioni, siamo compiacenti con l’ambiguità che ne è implicita. Ecco, proprio questa sprezzante consapevolezza che, invece di aprire a delle domande e innescare una discussione, anticipa le proprie conquiste e sfoggia una notevole padronanza e sicurezza nella gestione del linguaggio cinematografico e dei materiali di cui si serve, rende l’operazione nel suo complesso piuttosto distante, autistica, superflua nella durata che non pesa per il tempo in sé, ma per il dubbio costante della sua effettiva necessità. Il problema però è che forse c’è chi continua ad aspettarsi ancora troppo dalla fine del mondo…
In anteprima Fuori Concorso al 43° Torino Film Festival (21-29 novembre 2025).
In sala dal 7 maggio 2026.
Dracula – Regia e sceneggiatura: Radu Jude; fotografia: Marius Panduru; montaggio: Catalin Cristutiu; musica: Wolfang Frisch, Hervé Birolini, Matei Teodorescu ; interpreti: Adonis Tanta, Oana Maria Zaharia, Gabriel Spahiu, Ilinca Manolacche, Alexandru Dabija, Andrada Balea; produttori: Saga Film, RT Features, Nabis Filmgroup, Paul Thiltges Distribution, Romanian National Film Center; origine: Romania/Austria/ Lussemburgo/ Brasile/ Gb/ Svizzera, 2025; durata: 170 minuti; distribuzione: I Wonder Pictures/Cat People.
