L’espressione “Is This Thing On?”, titolo originale di È l’ultima battuta? diretto da Bradley Cooper, è usata in gergo colloquiale dai comici quando il pubblico non restituisce loro la reazione attesa per una battuta o, in alternativa, per catturarne l’attenzione. È, dunque, nel mondo degli stand up comedian che questo film è in parte ambientato, pur narrando la vicenda di una ordinaria crisi matrimoniale. Due mondi, quello degli spettacoli comici dal vivo e quello della famiglia, apparentemente lontani, anche se, come vedremo, neanche troppo.
Dopo più di venticinque anni di matrimonio, il rapporto tra Alex (Will Arnett) e Tess (Laura Dern) sembra giunto al capolinea. La separazione, come ovvio, non è né facile, né indolore, dovendo la coppia preservare la serenità dei figli Felix (Blake Kane) e Jude (Calvin Knegten) . Certo, Alex e Tess sono riusciti ad attuare la separazione in modi decisamente civili, ma il necessario confronto con figli, genitori e amici comuni, cui dare delle spiegazioni, aggiunge sofferenza a sofferenza. Soprattutto per Alex, tornato forzatamente single, costretto a passare le notti all’interno di mura domestiche che gli sono sconosciute e a fare i conti con un senso di assillante fallimento e solitudine, mentre è alla ricerca di un nuovo equilibrio, anzitutto psicologico.
Le cose non vanno poi molto meglio per Tess, per la quale la presenza in casa della prole e la prospettiva di tornare a dedicarsi alla sua antica passione, la pallavolo che ha praticato a livelli agonistici e addirittura olimpionici, non paiono offrirgli prospettive maggiori di ripresa rispetto all’ex marito.
Nei suoi vagabondaggi notturni per le vie della città, una sera Alex è determinato ad affogare i propri problemi nell’alcool, ma, poiché è uscito di casa senza un soldo in tasca, per permettersi la bevuta decide di iscriversi a una serata aperta di Stand-Up comedian al Comedy Cellar, locale di Manhattan famoso per aver avviato le carriere di molti comici noti. Sebbene la sua prima performance sia stata frutto di improvvisazione e inesperienza, Alex è irrimediabilmente attratto da quel mondo, grazie al quale riesce a veicolare in modo costruttivo i propri stati d’animo, intraprendendo un vero e proprio percorso terapeutico, quasi si trattasse di sedute di psicoterapia.
Forzatamente lontani, pur provando a “rifarsi una vita”, i due ex coniugi, che mai si sono del tutto allontanati, hanno modo di contemplare da altra prospettiva la loro vita trascorsa assieme, confrontandola ad esempio con quella degli amici Christine (Andra Day) e Balls (Bradley Cooper, che qui si è ritagliato la parte dell’amico aspirante attore, frustrato e stralunato), scoprendo lati di se stessi e dell’ex coniuge magari rimasti sepolti, e facendone un bilancio non del tutto fallimentare. Forse, giungeranno a pensare i due, la loro relazione non è poi tutta da buttare alle ortiche.
Dopo Maestro, alla sua terza regia di un lungometraggio (ancora una volta anche nelle vesti di sceneggiatore e produttore), Bradley Cooper dirige, con buona sensibilità, questa commedia del rimatrimonio che è anche un dramma familiare e personale. Con la macchina da presa che assume, di volta in volta, il punto di vista dei due protagonisti. Di Alex in particolar modo: pedinato in casa, in macchina, a piedi di notte per le strade della città, sin dentro ai locali dove inizia a esibirsi. Ma anche di Tess (una Laura Dern intensa) che Cooper non ha paura di inquadrare in primissimo piano, scrutandone da vicino la mimica facciale, quasi dissezionandola, nel tentativo di cogliere quegli stati emotivi che il personaggio vorrebbe invece mascherare. Un film che si regge perfettamente in equilibrio tra i due registri, grazie, come scritto, alle performance attoriali dei suoi attori protagonisti; Will Arnett spicca per la sua capacità di mettere in luce il lato dolente e ironico del suo personaggio sia che calchi un palco di cabaret, sia che si trovi in mezzo alla propria famiglia.
A venire (in parte) penalizzato è semmai lo sviluppo emotivo dei figli, sacrificato per ragioni di equilibrio drammaturgico, sebbene la loro presenza rivesta un ruolo propulsivo sia in apertura che in chiusura della vicenda, sottolineando la traiettoria sentimentale che la coppia è chiamata a percorrere (nella danza del Leone Cinese presente durante la sequenza iniziale, per esempio, il leone cui vengono date in pasto foglie di lattuga ha, per contrasto, un significato beneaugurante).
Prendendo spunto dalle vicende personali dello stand-up comedian John Bishop (accreditato quale autore della storia), il mondo frequentato da Alex (quello dei locali, dei comici, dei testi scritti e di quelli improvvisati) diventa una sorta di microcosmo antropologico, con il quale il regista pare avere una certa familiarità e nel quale veniamo proiettati con grande naturalezza.
Il palco calcato dai comici assume anche una seconda valenza, figurata, allorquando Alex, sin da subito, decide di mettere in scena la propria vita matrimoniale in crisi, nel tentativo di superare le proprie ansie, mediandole attraverso la scrittura e la performance scenica, offrendole in pasto agli spettatori dal vivo e traendo dalle loro reazioni un feedback per venirne a capo, ricercando nell’atto dell’altrui guardare un anestetico e una risposta al proprio dolore. Un riferimento ad arte e vita, ma anche all’esigenza, tutta contemporanea, di condivisione delle proprie vicende umane attraverso le piattaforme social e, di rimando, una messa in crisi di falsi miti quali la felicità da raggiungere a ogni costo, del successo e del miraggio di un focolare domestico privo di asperità.

A questa crisi dei sentimenti non vengono date risposte certe. Nessuno, infatti, pare in grado di trovarne di buone o di suggerirne di valide per i coniugi Novak: “Concediti il permesso di sentire quello che senti” dirà a più riprese Marilyn, madre di Alex e suocera di Tess, interpretata da Christine Ebersole. Il destino del loro rapporto è, dunque, solamente nelle loro mani.
Se, in questa sorta di traiettoria circolare – a inizio pellicola è lo spettacolo scolastico della danza del Leone a segnalare l’avvio della crisi – il compito di segnarne la chiusura verrà affidato proprio ai figli e alle note del brano musicale Under Pressure di David Bovie, che i due ragazzi suoneranno dal vivo, con la loro band, in un altro evento scolastico. Un fil rouge, quello di Under Pressure, che innerva l’intera vicenda, sottolineandone, in buona sostanza, il senso ultimo:
Perché non diamo all’amore
un’altra possibilità?
Perché non diamo amore?
In sala dal 2 aprile 2026.
È l’ultima battuta? (Is this thing on? ) – Regia: Bradley Cooper; Sceneggiatura: Bradley Cooper, Will Arnett, Mark Chappell; fotografia: Matthew Libatique; montaggio: Charlie Greene; musica: James Newberry; interpreti: Will Arnett, Laura Dern, Bradley Cooper, Andra Day, Amy Sedaris, Sean Hayes, Christine Ebersole, Ciarán Hinds, Blake Kane, Calvin Knegten; produzione: Lea Pictures, Archery Pictures origine: USA 2025; durata: 121 minuti; distribuzione: The Walt Disney Company Italia.
