En el camino. Voto ***(*) Per le strade desolate del Messico, due disperati s’incontrano in un film rigoroso e spietato. Vincitore del Premio per di Miglior Film nella sezioni “Orizzonti” e del Queer Lion alla Mostra di Venezia 2025.
Anche in On the Road di Jack Kerouac si legge di una relazione fra un uomo più giovane e di un uomo più maturo, anche in On the Road vi è un sottotesto chiaramente omosessuale, che lo scrittore aveva decisamente attenuato in quella che sarebbe diventata la versione ufficiale del testo, quella del 1957 – un sottotesto che nell’omonimo film di Walter Salles del 2012 sarebbe diventato più esplicito, mostrando una scena di sesso gay fra i personaggi interpretati da Garrett Hedlund e Steve Buscemi, ciò che diede vita a commenti non esattamente positivi da parte della critica.
Ebbene, in spagnolo En el camino significa proprio On the Road, così suona ad esempio la versione inglese del film – e, diciamolo subito, qui non ci sono sottotesti, qui è tutto decisamente esplicito, anzi capita di rado di vedere un numero così significativo di scene di sesso e non mi riferisco, si badi bene, a scene di sesso omosessuale, ma a scene di sesso tout court. Un tempo lo si sarebbe vietato ai 18 anni, anzi un film del genere non sarebbe mai stato prodotto, girato e se anche lo fosse stato, in Italia di sicuro, ma un po’ in tutte le altre parti del mondo sarebbe stato censurato.
Sarà una banalità: ma, a lenire il pessimismo culturale dilagante, non bisogna mai dimenticare, credo, quanto spazio di libertà e di realtà il cinema (e l’arte in generale) sia riuscito a conquistarsi negli ultimi decenni, con buona pace di sordidi individui, di spregevoli partiti che vorrebbero riportare indietro l’orologio della Storia, l’orologio di quella che considerano la morale. Fine delle considerazioni generali.
Dunque, siamo nel Nord del Messico, siamo in zone desertiche, siamo sulla strada (fotografia sabbiosa, giallastra, polverosa e spesso notturna), come dice il titolo, En el camino . Un autista guida un camion e se si ferma è solo per fare benzina in luoghi-non luoghi che assomigliano a discariche, dove vivacchiano uomini e donne forse neanche più in sosta, talora non si capisce proprio che cosa facciano, né si capisce peraltro che cosa lo stesso protagonista trasporti. Poi, come se assistessimo a un videogioco, si riparte per le stesse strade, senza mai finire.
In quest’universo dove regnano sovrani sesso e droga s’incontrano un ragazzo, dedito alla prostituzione e allo spaccio che risponde al nome, anzi al soprannome di Veneno (Victor Prieo Simental, all’epoca delle riprese ventiquatrenne ma che nel film sembra più giovane, molto più giovane), un soprannome che non lascia sperare granché e il camionista, appunto, un uomo di una quindicina d’anni più grande che risponde al soprannome di Muñeco (Osvaldo Sanchez), che significa pupazzo, bambolotto. S’incontrano perché Veneno chiede un passaggio a Muñeco, per andarsene in giro a spacciare, per scappare – intuiamo, ma capiremo successivamente da chi – e forse per ottenere qualche soldo, prostituendosi appunto.

Patti chiari, amicizia lunga: Muñeco dice a Veneno di non farsi illusioni, lui NON è omosessuale, e Veneno capisce, non insiste. Le cose andranno diversamente, lo si può intuire fin da subito, ma questa che all’apparenza potrebbe sembrare la vicenda principale non solo sarà in grado di sviluppare una disperata tenerezza, ma viene a combinarsi con la vita pregressa dei due, soprattutto quella di Veneno, in fuga da un uomo corpulento che viene più volte inquadrato in modo fantasmatico e minaccioso e una sola volta in modo chiaro; un uomo disgustoso che a un certo punto capiremo esser stato un vero e proprio padrone/aguzzino non solo di Veneno ma anche di moltissimi altri, aitanti, ragazzi e giovanotti.
E scappando dalla gabbia “dorata”, Veneno è condannato a scappare per sempre. A tutto questo – e il film qui assume delle valenze thriller – viene ad aggiungersi il fatto che anche la polizia sta braccando Veneno, con un finale tremendo che va a colpire entrambi i personaggi principali.
En el camino di David Pablos – con cui il quarantatreenne regista messicano vinse l’anno scorso la sezione “Orizzonti” a Venezia (quest’anno ci è tornato da giurato) – arriva oggi in Italia distribuito da Cat People. Si tratta un film spietato, crudo e crudele che riesce a raccontare, con sorprendenti momenti di dolcezza, disperazione e abbandono nonché una relazione non del tutto privo di valenze edipiche: Muñeco, fra le altre cose cerca un figlio che la moglie (stante la sua continua assenza e la tossicodipendenza) gli nega e per Veneno, reduce da un padre che lo ha cacciato deprecando la sua omosessualità e l’altro padre/padrone, il rapporto con il più maturo Muñeco potrebbe configurarsi come un breve e impalpabile riscatto.
En el camino – Regia e sceneggiatura: David Pablos; fotografia: Ximena Amann; montaggio: Jonathan Pellicer, Paulina del Paso; interpreti: Victor Prieto, Osvaldo Sanchez; produzione: Animal de Luz Films (Inna Payan), Luis Salinas, La corriente del golfo (Diego Luna), The Maestros (Enrique Nava); origine: Messico 2025; durata: 93 minuti; distribuzione: Cat People
