Marie Madeleine. Voto ***.
Haiti. Lungomare. Una donna vestita di colori sgargianti dalle misure striminzite sanguina su un muretto che costeggia un lungomare. Un uomo la vede dolorante e sporca e, come possibile, la porta in ospedale. Lì la risposta è violenta: sta avendo l’ennesimo aborto, l’ultima volta le è stata spiegata la contraccezione, oggi non c’è posto per lei.
Senza cuore i medici, accorato l’uomo la porta fuori e cerca di soccorrerla come può. La donna riprende le forze e lo manda via malamente accasciandosi scalza al bordo della strada. È Marie Madeleine (Gessica Généus, attrice protagonista, regista e sceneggiatrice del film), una prostituta gioiosa e socievole, che fuma tutto il tempo (cosa? Qualcosa che crede le faccia bene), che usa il suo corpo per guadagnare.
Nella casa di piacere dove vive e lavora le altre donne al suo arrivo la spogliano, la lavano e si prendono cura di lei con massaggi e tisane. È una attenzione che lei non gradisce più di tanto, abituata a fare da sola in ogni cosa da quando è piccola. Quando incontra Joseph (Béonard Kervens Monteau) scopre che il giovane è un credente impegnato in una comunità evangelica. A dispetto delle diversità i due si sono simpatici, si attraggono naturalmente, senza spiegazioni, senza motivi apparenti.
Lei lo tratta come un uomo, lui la protegge come una sorella, la vita religiosa di Joseph è distante da quella di Marie Madeleine ma questo non li mette su due barricate opposte, piuttosto li incuriosisce. Joseph è bravo a fotografare, lei ha una foto appena al muro (strappate in due e re-incollata) di lei piccola e sua madre, una madre che l’ha abbandonata per poi morire tristemente da sola. Joseph partecipa ad alcune serate con la comunità di prostituite che lavorano per la signora Belfort e si lascia andare a nuove scoperte. L’uomo è fidanzato con Mélody (Mélissa Mildort) che non ha mai nemmeno baciato perché così comanda Gesù.
L’isola in Marie Madeleine è fervente, ogni superficie è disegnata in maniera colorata di scritte che inneggiano la chiesa, la parola di Gesù, l’amore divino. Sulla questione amore, però, ci sono diverse contraddizioni.
Di fronte al casino dove lavora Marie Madeleine il pastore Jacques ha aperto una chiesa (che Joseph ha aiutato a costruire). La musica dance si intreccia con i canti evangelici: l’atmosfera si fa esplosiva. Il pastore vuol far chiudere il bordello, intona canti devozionali a voce altissima pur di interrompere la festa continua che vede accadere nel locale, esterna disappunto, rabbia, disprezzo e disgusto. La vistosa madame Belfort ride di lui in maniera sguaiata e sfacciata, lo vilipende, lo considera un mezzo uomo.
La sensualità di Marie Madeleine è libera e sfrontata, esibita per farne luogo di scambio, merce senza pensiero. Marie Madeleine beve e fuma, scherza ma è seria: posa per Joseph, gli chiede di parlargli di sé, prova a farlo uscire dal guscio rispettando i suoi tempi, la timidezza, i dubbi e le paure.

È un incontro, quello in Marie Madeleine, di anime più che di corpi (non si baceranno mai), mal visto dalle due comunità: come fossero due amanti tutti sparlano alle loro spalle, contravvengono ai patti, non li lasciano in pace. Joseph viene ripreso dal pastore (che intanto ha perso una causa contro madame Belfort), con parole dure viene incoraggiato a interrompere i rapporti con la donna di malaffare, non si se sia più grave il giudizio morale o quello sociale.
Con regia libera dalle belle intuizioni visive Gessica Généus compone scene suggestive, immaginifiche, visionarie: la danza al rallenti in discoteca, la sequenza dall’alto del volo (alterato da droghe) della protagonista su paesaggi che cambiano di continuo, i movimenti di macchina sui dettagli dei disegni nella stanza fatti da lei che raccontano violenze, stupri, storie di sfruttamento da generazioni. La scelta di un punto di vista felice (la protagonista e nonostante tutto forte e solare) allontana l’eco di un lamento, ribadisce la realtà senza sovraccaricarla, mostra gli estremi senza farsene sopraffare.
Tra Satana, spiriti maligni, innocenti accusati di essere lupi mannari dati al rogo fuori dalle corti di giustizia, Marie Madeleine racconta di una società violenta che, in nome della religione, attua un dominio di emarginazione contro la diversità.
Chiude Marie Madeleine una frase estrapolata da una intervista a Nina Simone: I’ll tell you what freedom is to me: no fear (Ti dirò cos’è per me la libertà: non avere paura.
Eccoci qui.
Marie Madeleine – Regia e sceneggiatura: Gessica Généus; fotografia: Nicolas Canniccioni; montaggio: Martial Salomon; interpreti: Gessica Généus, Béonard Kervens Monteau, Edouard Baptiste, Mélissa Mildort, Ginou Jules, Gaëlle Bien-Aimé, Luchue Mesidor; produzione: SaNoSi Productions, Ayizan Productions; origine: Haiti/ Francia/ Belgio/ Lussemburgo/ Canada, 2026; durata: 103 minuti.
