Resident Evil di Zach Cregger (2026)

Resident Evil.  Voto: ***.  Come sua abitudine, Zach Cregger  ama depistare, confondere lo spettatore, mutare la pelle e la carne delle proprie pellicole, proprio come le aberranti creature che si muovono all’interno della città di Raccoon City.

Resident Evil è forse la saga videoludica che, andiamo a memoria, può fregiarsi del maggior numero di adattamenti live-action su grande schermo.

Il primo capitolo del gioco survival horror della Capcom uscì ben trent’anni or sono per Play Station uno, mentre al cinema ci è arrivato all’alba del nuovo millennio, nel 2002, con l’eponima pellicola Resident Evil, diretta da Paul W. S. Anderson, anche sceneggiatore e produttore.

Ben cinque ulteriori film si sono succeduti al primo, sino al 2016 di Resident Evil: The Final Chapter, sempre per la regia di Anderson, con Milla Jovovich, quale altra costante, a prestare volto e corpo alla protagonista della saga, regalandole riconoscibilità e contribuendo al suo successo al botteghino. Nel 2021 il reboot, con Resident Evil: Welcome to Raccoon City diretto da Johannes Roberts: film da dimenticare, flop al botteghino (ma eravamo anche in piena pandemia da Covid-19), ma deludente anche, forse soprattutto, per chi riponeva nel regista di The Strangers: Prey At Night (2018) maggiori speranze.

Pertanto, la trasposizione odierna, questo Resident Evil diretto da Zach Cregger, che toglie dal titolo ogni appendice, sorta di manifesto programmatico per un ritorno al cuore cupo e malato della vicenda, è il secondo reboot nel giro di pochi anni. Un reboot carico di ansie produttive e di aspettative, che non può permettersi ulteriori passi falsi.

Bryan (Austin Abrams) giovane uomo senza grosse aspirazioni e ambizioni, si arrangia come può effettuando consegne di materiale sanitario per gli ospedali. Non sembra molto intenzionato a crescere e in fondo la sua vita pare stargli bene così com’è: pochi soldi in tasca, una macchina scassata e una ragazza, di cui vediamo solo la foto sul cellulare, da cui pare scappare per paura di essere messo di fronte alle proprie responsabilità. In una sera come tante, quando è sul punto di ritornare a casa, accetta di effettuare un’ultima corsa, allettato dalla paga doppia. Il suo compito è quello di effettuare una consegna di materiale tanto importante quanto misterioso al Raccoon City Hospital.

Durante il viaggio con la sua auto sgangherata e del tutto inadatta  a percorrere le innevate strade montane che lo separano dalla città, distratto dal telefono cellulare, investe una donna. Fermatosi a soccorrerla, la donna manifesta sin da subito segnali a dir poco allarmanti. Oltre a essere vestita in modo totalmente inadeguato per le rigide temperature montane, pare precipitata in una sorta di trance: lo sguardo assente e spiritato, gli arti rigidi e i movimenti sincopati. Quello che all’apparenza è stato solo un colpo di sfortuna, si rivelerà presto essere l’inizio di una notte da incubo. Solo e a piedi, Bryan dovrà riuscire a raggiungere Raccoon City, attraversarne le strade devastate e in preda al panico.

Resident Evil
Austin Abrams

Qualcosa di grave è accaduto, una sorta di epidemia che sta dilagando inarrestabile e che si appresta ad espandersi nel resto del mondo se non verrà contenuta e fermata per tempo. L’unica speranza per riuscirci pare essere proprio il misterioso contenuto del pacco che l’inadeguato protagonista deve consegnare. Il destino del mondo è dunque nelle mani di Bryan, che, però, non sembrano essere certo le migliori.

Poco più sopra scrivevamo di una certa ansia da prestazione che aleggiava sulla vicenda produttiva di questo reboot, e la decisione di affidarne la regia a Zach Cregger, nome caldo del nuovo panorama horror contemporaneo, sta lì a dimostrarlo. Dopo le convincenti prove offerte in Barbarian del 2018 e, soprattutto, Weapons (2021), per Cregger si profilava una sfida decisamente ostica, col rischio “boiata pazzesca” a incombere dietro l’angolo. A nostro modesto parere, lo diciamo subito, il rischio ci pare sia stato  scongiurato.

Certo, questo nuovo Resident Evil, che si configura come una origin story e si ispira liberamente a fatti e personaggi del videogioco, è opera forse disomogenea e bifronte, con una prima parte che lavora sull’accumulo di tensione, quasi un Horror psicologico che, almeno per circa la prima mezz’ora, non gioca a carte scoperte, evitando di mostrare troppo, aiutata dalla fotografia efficace di Dariusz Wolski. Poi, quando Bryan arriva in città, la vicenda deborda definitivamente, virando sul gore più truculento e disturbante, ma facendolo con intelligenza e, per fortuna, con autoironia.

Cregger, come sua abitudine, ama depistare, confondere lo spettatore, mutare la pelle e la carne delle proprie pellicole, proprio come le aberranti creature che si muovono all’interno della città di Raccoon City. Lasciati da parte i toni action sci-fi che hanno contraddistinto l’esalogia originale (anche se abbondano semisoggettive e soggettive da videogame), a inizio pellicola il regista si diverte a giocare coi topoi degli zombi movies, strizzando l’occhio a George Romero (che, ricordiamolo, scrisse una prima sceneggiatura mai utilizzata per il capostipite della serie), ma poi vira decisamente verso i territori horror della nuova carne cari a David Cronenberg e, soprattutto, del John Carpenter de La Cosa (1982).

Infine, ci conduce nei territori truculenti del gore, ma, seppure tra qualche esagerazione, non lasciando mai strabordare la vicenda in un susseguirsi di sequenze in CGI fini a se stesse.

Quello che all’inizio sembrava un protagonista imbelle, assolutamente inadatto a compiere la propria missione, dimostra di essere sin troppo assennato se messo a confronto all’inadeguatezza che dimostrano i tipi della Umbrella Corporation, che questa pandemia l’hanno scatenata. Come a sottolineare che, come Stanley Kubrik insegna, la scienza lasciata nelle mani della stupidità umana può essere il vero motore della fine del mondo e che forse dovremmo preoccuparci di chi siede all’interno della stanza dei bottoni. A.I compresa.

Una pellicola, questo nuovo Resident Evil, che non manca di offrire trovate registiche interessanti e che non  corre il rischio di risultare banale, anzi.

In sala dal 17 settembre 2026.


Resident Evil – Regia: Zach Cregger; Sceneggiatura: Zach Cregger, Shay Hatten; fotografia: Dariusz Wolski; montaggio: Joe Murphy; musica: Hays e Ryan Holladay; interpreti: Austin Abrams, Zach Cherry, Kali Reis, Paul Walter Hauser, Johnno Wilson; produzione: Robert Kulzer, Zach Cregger, Roy Lee, Miri Yoon, Carter Swan, Asad Qizilbash; origine: USA 2026; durata: 95 minuti; distribuzione: Sony Pictures.

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