Normal di Ben Wheatley (2025)

Normal  Voto**(*). Dalla monotonia di un paesino nella neve a una sparatoria che non finisce più, un cambio di genere nel nuovo film di Ben Wheatley non del tutto convincente.

Minnesota, neve, poliziotti – la prima parola, il primo film che viene in mente è ovviamente Fargoil film del 1996 di Joel e Ethan Coen, e relativa serie. Tutto o quasi si svolgeva a Duluth, che è poi la città dove è nato Robert Zimmermann alias Bob Dylan. Qui, invece la vicenda è ambientata in un’immaginaria cittadina, che si chiama Normal, da qui il titolo del film.

Per una mezz’oretta abbondante il film sembra mantenere le promesse, una cittadina di duemila anime, dove è morto lo sceriffo, ma nessuno sembra dannarsi l’anima per capire come e perché, uno sceriffo a interim (Bob Odenkirk, protagonista, lo si ricorderà nella serie Better Call Saul, che qui non solo recita ma è anche co-autore della sceneggiatura, nonché produttore) e vari altri personaggi, un po’ strani, ma apparentemente innocui. Insomma tutto normale, normal, appunto.

Si ha la sensazione che ci sia qualcosa di non detto, si vede che il protagonista non dorme bene, ha qualche incubo. È dalla voce, leggermente straniata del protagonista che apprendiamo tutto quello che accade/ non accade a Normal. Proviamo a domandarci perché il protagonista si chiami proprio Ulysses, uno di quei nomi che fanno drizzare le orecchie, ma pensando e ripensando non mi sembra che ci sia una connessione concreta con l’eroe greco

Ma c’è fin dall’inizio un ma, appunto. Nel prologo, ambientato in Giappone, assistiamo ad atti di estrema violenza, che sembrano del tutto sembra irrelati col resto, anche se tutti gli spettatori non possono non immaginare che queste due storie in qualche momento si salderanno. E così sarà, appunto trascorsa la prima mezz’ora, dopo la quale non sentiremo più la voce di Ulysses.

La connessione è di quelle un po’ tirate per i capelli. La Yakuza ha scelto guarda caso proprio il paesino di Normal, forse per la sua totale invisibilità, ma – verrebbe da dire – a causa del nome per nascondere in un apposito caveau gli enormi profitti delle loro illecite attività negli USA – e la città, con a capo, il sindaco (interpretato da un irriconoscibile Henry Winkler ovvero Fonzie) è ben contenta di offrire questi servigi perché un po’ tutti ne traggono profitto, partecipano alla divisione della torta che la mafia giapponese mette gentilmente a disposizione in cambio, appunto, dello stoccaggio nelle viscere della banca.

Normal
    Bob Odenkirk

Un episodio alla fine piuttosto casuale – due balordi che cercano di organizzare una rapina proprio in quella banca – mette in moto un processo che non racconterò ma che fa radicalmente cambiare il genere del film: fin qui una storia poliziesco- psicologica con Ulysses/Odenkirk, lasciato dalla moglie e con un senso di colpa lacerante per ragioni che non dirò, diventa in modo piuttosto sorprendente e improvviso un action-thriller o se vogliamo essere parecchio generosi, anche un neo-noir riconducibile soprattutto al modello John Wick (tetralogia: 2014-2023). D’altra parte colui che ha scritto la sceneggiatura insieme a Odenkirk altri non è che Derek Kolstad, co-sceneggiatore del primo capitolo della tetralogia.

Sarà la costante oscurità in cui la vicenda si svolge, una certa ripetitività e lunghezza degli scontri e dell’uso a tratti un po’ ridicolo delle armi (a fronte di scariche di fucili e mitragliatrici, e pistole chi non deve morire non muore),  ma John Wick, di cui pure non sono granché entusiasta mi è sembrato molto più convincente dal punto di vista drammaturgico e soprattutto estetico-grafico.

Nell’insieme mi pare che Normal mal supporti questo cambio di genere e il cambio di focalizzazzione che non è di per sé un problema (pensiamo restando a esempi recentissimi a Sinners di  Ryan Coogler), che i personaggi (fatto salvo Ulysses) non siano ben caratterizzati e che la seconda parte ingeneri una certa noia.

In sala dal 17 settembre 2026.


Normal  – Regia: Ben Wheatley; sceneggiatura: Derek Kolstad, Bob Odenkirk; fotografia: Armando Salas; montaggio: Jonathan Amos; interpreti: Bob Odenkirk, Henry Winkler, Lena Haeday, produzione:  OPE Partners, Tradecraft Productions, Le Foole Inc; origine: USA, 2025; durata: 91 minuti; distribuzione: Vertice360.

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