Festival di Film di Villa Medici. La VI edizione si tiene dal 16 al 20 settembre a Villa Medici, a Roma, in una sede particolarmente suggestiva all’interno della quale risiede l’Accademia di Francia.
Festival di Film di Villa Medici è una manifestazione che sintetizza e contiene la trasversale riflessione sul cinema e sulle sue forme che ogni festival cinematografico in contatto con la contemporaneità è chiamato oggi a porsi, e a porre al pubblico al quale si rivolge. Eterogenea, dunque, l’offerta fin dalle strutturazione delle sezioni che vede innanzitutto la presenza di un concorso internazionale, con dodici opere selezionate da un comitato composto da Mathilde Henrot, Clément Postec, Nicolas Raffin e Valentine Umansky.
Si tratta di lavori che spaziano per formato, durata e nazionalità, concentrandosi anche e soprattutto su alcune parti del mondo, dall’Uzbekistan all’Iran, dal Giappone al Qatar al Messico, che riacquistano una centralità nel raccontare le loro storie, spesso espressione di contaminazioni e di sovraimpressioni con immaginari desideranti e politici: tra il diario intimista e autobiografico e la testimonianza di fatti che hanno lasciato segni non massmediaticamente rilevati, ma indelebili sui corpi e sui paesaggi.
Si pensi a Natural State di Majid Al-Remaihi, sugli ultimi giorni della guerra anticoloniale nel Dhofar, avvenuta tra il 1962 e il 1976, allegorizzati nella fuga di un’orice gazzella (l’antilope africana di grossa taglia) da un convoglio dell’esercito britannico ; oppure a The Second Skin di Mariia Lapidus che tra, performance, stop-motion e documentario, mostra con crudezza il processo e gli effetti delle violenze e degli abusi sessuali subiti dalle donne.
Oppure passando attraverso la problematizzazione dei rapporti familiari in un senso genealogicamente liberatorio ma anche schematicamente e ritualmente soffocante (A Woman’s Place is Everywhere di Fanny Texier e The apple doesn’t fall…di Dean Wei), fino a toccare il senso di materiali organici e fenomeni naturali di altrove spaziali e temporali in una chiave estetica e politica ( il petrolio in An incomplete Calendar di Sanaz Sohrabi e lo tsunami con relativa catastrofe nucleare in Hanabi di Ana Vaz, ispirato al testo-testimonianza Journal d’une cervelle radioactive di Yoko Hayasuke).
Da segnalare ne Festival di Film di Villa Medici anche la presenza dell’’unico italiano in gara, Youth Youth Youth di Lorenzo Silvestri, haiku audiovisivo (appena 2 minuti) che racconta la morte come ricordo privato e prossimo, attraversato dalla messa in discussione della sua ritualità formale. Al fianco di cinematografie e di cineasti in rappresentanza di multiformi istanze narrative e poetiche, c’è poi un’autrice riconosciuta come Celine Sciamma che, dentro in questo mood in parte anche (auto)biografico, si interroga sulla costruzione del suo personale (e ancora possibilmente in costruzione) immaginario, tra archivio e finizione onirica, con Tutti Frutti .
Oltre alla variegata e mossa sezione del Concorso, ci saranno poi le Carte Blanche, ovvero degli spazi di visioni e proiezioni affidati ai membri della giuria internazionale de Festival di Film di Villa Medici: l’attrice e regista franco-algerina Zar Amir Ebrahimi che porta il cortometraggio premio Oscar Two people exchanging saliva di Alexandre Singh e Natalie Musteata; Rosa Barba, artista trasversale tra cinema, scultura e installazione, italiana trapiantata a Berlino, che presenta una selezione di cortometraggi propri e altrui di cinema sperimentale attraverso lo spazio ed il tempo
Infine Radu Jude, il celebrato cineasta rumeno, del quale è imminente la settimana prossima una retrospettiva-omaggio a Bologna (al Cinema Modernissimo, 20 al 25 settembre) e di cui viene presentato l’ultima opera della sua fluviale produzione, Le Journal d’une femme de chambre. Si tratta di una variazione, immaginiamo alquanto contaminata e decostruita, del romanzo di Octave Mirbeau, già adattato, tra gli altri, da Jean Renoir e Luis Bunuel.
Le proiezioni speciali serali nel Piazzale della Villa includono infine, tra gli altri, opere già acclamate in festival internazionali: dall’ultimo Festival di Cannes arrivano Coward di Lukas Dhont (premio per la migliore interpretazione maschile), L’inconnue di Arthur Harari e Nagi Notes di Kōji Fukada, e dal Festival di Locarno, Les Yeux Verts di Fanny Liatard e Jérémy Trouilh (anteprima assoluta in Italia) oltre a The Invite- il piacere è tutto nostro di Olivia Wilde, appena uscito nelle nostre sale.
Questa edizione del Festival di Film di Villa Medici è dedicata Lili Hinstin, programmatrice e direttrice artistica di festival scomparsa quest’anno, che contribuì alla nascita di questa manifestazione nel 2010 e vi è rimasta come selezionatrice e organizzatrice fino alla sua scomparsa. Per lei è prevista una proiezione speciale in omaggio di Born in flames (1983) di Lizzie Borden che affronta i temi della violenza, della rivoluzione e della distopia da una prospettiva militante femminista.
Il programma completo delle proiezioni: Festival di Film – Villa Medici
