Guglielmo Tell è, notoriamente, il più importante eroe svizzero, anche se, forse, solo leggendario. E questo darebbe ragione a Orson Welles, per il quale in secoli di pace la Svizzera è riuscita a creare il cioccolato e gli orologi a cucù. Poco, rispetto, per esempio, all’Italia che, in altrettanti secoli di guerre fratricide, ha inventato praticamente tutto e i suoi eroi sono davvero tanti. Ma anche la pacifica Svizzera ha dovuto lottare per la sua libertà, e, qui, veniamo al nostro film omonimo, scritto e diretto dal regista nord-irlandese Nick Hamm, e basato sulla anche essa omonima opera teatrale di Friedrich Schiller (1804), sommo autore tedesco. Dopo Schiller e prima di Hamm, Gioachino Rossini ha reso immortale il personaggio in una omonima opera musicale (1829).
In effetti per tutta la durata del film l’epica delle gesta militari dei ribelli svizzeri è contenuta propria dai nostri pregiudizi sulla Svizzera, pregiudizi che, però, quei grandi geni hanno contribuito a diffondere, malgrado, probabilmente, le loro buone intenzioni. Guglielmo Tell è un uomo, valoroso soldato delle Crociate – siamo intorno al XIV secolo -, che desidera vivere in pace con la famiglia e usare la sua balestra solo per cacciare insieme al figlio, ma gli eventi, contro la sua volontà, lo costringono a combattere ancora, per la indipendenza della Svizzera dagli Asburgo di Austria. Protagonista, Guglielmo Tell, antagonista, Gessler, vassallo del re Alberto I. La lotta è tra questi due eroi, sebbene uno negativo, e con essa si legittima la visione di questo interessante film. Che li vede opporsi dall’inizio alla fine, controllato, un po’ represso, l’eroe svizzero, iracondo e violento l’antieroe austriaco, a rappresentare bene i caratteri dei loro paesi. Una caratteristica dei film d’avventura, epici e battaglieri è che alla fine gli eroi buoni, nonostante le prime pacifiche intenzioni, sguainano ancora la spada, in questo caso la balestra, e fanno sfracelli. Nemici e eroi del male sterminati senza pietà, non di rado al grido: “Dio è con noi”. Una riflessione, questa, non originale, mi rendo conto, ma non lo è nemmeno continuare a narrare storie in cui l’eroe non combatte, vacilla, ritrova coraggio, e fa una carneficina. Sostenuta da Dio. La guerra è una costante secolare, millennaria, anzi, e dovrebbe essere narrata per quello che è, uno strazio, in cui certamente si elevano eroi e antieroi, ma senza retorica pacifista e soprattutto senza il delirio religioso. Dio non combatte in questo strazio, non parteggia, si limita a soffrirne e a esaltare il coraggio. Guglielmo Tell vive del duello dei due protagonisti e delle loro buone interpretazioni, degli straordinari scenari montani, dell’effettiva epica di alcune battaglie e della ricostruzione buona dei villaggi, ma il grido di guerra del Capo dei ribelli svizzeri non è credibile, dopo che per tre quarti di film ha riflettuto sull’assurdità della violenza e sul concetto, nobile, che essa richiama solo altra violenza. I suoi dubbi, le sue malinconie, la sua fede incerta sono le nostre, sarebbe stato bello, quindi, trovare soluzioni diverse di scrittura e di regia.
Dimenticavo, la mela. Gessler obbliga Guglielmo a infilzare con la sua balestra una mela posta sulla testa del figlio. È questo atto sacrilego, il puntare la balestra contro suo figlio, che risveglia il furore di guerriero di Guglielmo. Ma qui non si può fare a meno di pensare al sacrificio di Isacco da parte di Abramo. I due episodi sono simili, la reazione alla buona riuscita completamente diversa. Si ringrazia Dio, da una parte, si urla alla guerra, dall’altra.
Guglielmo Tell resta comunque un film interessante, da ogni punto di vista ne abbiamo apprezzato la maestria degli autori e sono davvero curioso del sequel che il finale promette. La fotografia, in particolare, mi ha colpito, perfetta nei suoi colori naturali, e anche la musica, maestosa, soprattutto all’inizio, nell’accompagnare l’arrivo dei nemici, che è, sempre, un bel sentire e vedere.
In sala dal 3 aprile 2025.
Guglielmo Tell (William Tell) – Regia: Nick Hamm; sceneggiatura: Nick Hamm; fotografia: Jamie Ramsay; montaggio: Yan Miles; musica: Steven Price; scenografia: Chiara Balducci, Virginia Smorra, Simone Tomasi; effetti speciali: Giorgio Antonini, Simone Colagrossi, Maurizio Corridori, Giuseppe Ludovico Manto, Ezio Sabelli; interpreti: Claes Bang, Connor Swindell, Ellie Bamber, Golshifteh Farahani, Jonathan Pryce, Ben Kingsley; produzione: Free Turn Films, Tempo Productions, Beta Cinema; origine: Regno Unito, 2024; durata: 133 minuti; distribuzione: Eagles pictures.
