Intervista a Michele Capuano e Lorenzo Lazzarini, regista e protagonista di Passion Club.
In programma al Giffoni Film Festival nr. 56 è stato presentato in anteprima al pubblico del Festival il nuovo cortometraggio Passion Club per la regia di Michele Capuano e la presenza attoriale di Lorenzo Lazzarini, Giorgia Spinelli e Alessandro Bernardini. È la storia di un uomo in crisi esistenziale, Gianluca, (Lazzarini) che dopo la chiusura di un locale notturno dove si dilettava come drag queen, si ritrova vis à vis con una poliziotta a lui sconosciuta. Abbiamo incontrato il regista e il protagonista per parlarne insieme.
Il cortometraggio è basato su un gioco di specchi: l’altro diviene il pretesto per guardare intimamente e sinceramente dentro di sè. In una società basata su un individualismo sempre più feroce, tutto ciò è un messaggio positivo.
Michele Capuano: Questo è proprio il motivo per cui mi sono deciso di raccontare questa vicenda. Nasce da un momento di mia storia personale in cui non attraversavo un bel momento: un giorno feci una lunghissima passeggiata per Villa Borghese; lì era presente un musicista e mi sedetti su una panchina a seguire la sua musica, provando un bel sollievo nell’ascoltarla. Dopo avergli dato del denerao, ha deciso di sedersi accanto a me. Si è accorto della mia “ombra” e si è reso disponibile a parlarne. In quel momento mi son sentito un fiume in piena e ho iniziato a raccontarmi liberamente.
Il corto è stato proiettato in occasione del Giffoni Film Festival. Cosa speri che arrivi al pubblico?
Michele Capuano: Mi ha appassionato l’idea che due sconosciuti, con vissuti apparentemente differenti, possano confrontarsi in questo mio Passion Club. Il mio invito ai ragazzi è quello di parlare sempre, quando si ha un problema.
Per quanto riguarda la comunità LGBTQ+ in Italia, cosa credi che sia stato fatto nel nostro Paese e cosa dovrebbe ancora essere fatto invece?
Michele Capuano: Andrebbe fatto tanto, in famiglia soprattutto. A prescindere dal gender e da come sia composta una coppia, l’importante è che i genitori formino delle persone con dei valori. È un aspetto che andrebbe visto e rivisto. Questa tematica, poi, dovrebbe essere trattata con una minore superficialità.
Lorenzo Lazzarini: Credo che negli ultimi anni siano stati fatti dei passi molto importanti a livello culturale: pensiamo a film e serie, opere teatrali che hanno veicolato messaggi significativi. Sicuramente c’è un grande lavoro da affrontare per quanto riguarda l’accoglienza e l’accettazione della diversità. Il cinema aiuta ad aprire il dialogo e, soprattutto, raccontare le persone per ciò che sono. Il mio è un personaggio che ha perso tutto, siamo inoltre nei lontani anni Novanta!
Per un attore, è una fortuna lavorare a questo tipo di progetti: piccolo e indipendente. Ciò significa, spesso, che si ha molto tempo per la fase di preparazione. Questo tipo di lavoro è fondamentale per noi attori. Per quanto riguarda l’affiatamento con l’attrice Giorgia Spinelli, esso è nato in Passion Club da una profonda sinergia con l’acting coach che oramai mi segue da anni, con il regista Michele Capuano e con lo sceneggiatore Massimo Vavassori. In sala prove abbiamo messo in scena il corto come se fosse una pièce teatrale, prima delle tre giornate di ripresa. Abbiamo scavato nella personalità del personaggio, partendo da una chiave di lettura molto personale.
Passion Club prevede dei momenti scenici di cantato e performance. Ci sono stati dei momenti di disagio o alcuni aspetti che hai affrontato con difficoltà?
Michele Capuano: La performance è, in effetti, l’epilogo di Passion Club, guidata e indirizzata chiaramente sempre con l’aiuto di un professionista, il mio coreografo. L’unica difficoltà è stata un po’ il caldo, per il resto il nostro è stato un set molto affiatato.
