Deep Water – Incubo dagli Abissi di Renny Harlin

Deep Water– Incubo dagli Abissi. Voto ***. Un B-movie teso e godibile, nel quale non conviene affezionarsi troppo ai protagonisti. E che vala la pena di essere visto.

A due anni da The Strangers – Capitolo 1, ritroviamo nelle sale italiane (nel nostro Paese il secondo capitolo del trittico/remake del film di Bryan Bertino The Strangers del 2008 non è stato distribuito affatto), il veterano regista Renny Harlin. Nato in Finlandia, Harlin è filmmaker di lungo corso e dalla filmografia piuttosto cospicua, che vanta nel suo curricula diversi successi al botteghino nei primi anni novanta (Die-Hard 2 del 1990 e Cliffhanger del 1993, per citarne un paio), ma anche qualche sonoro flop che ne ha frenato le ambizioni di carriera. In questi ultimi anni, pare aver messo la sua esperienza a disposizione di produzioni dal budget ristretto, nelle quali, pur nei limiti pocanzi descritti, riesce comunque a dimostrare le sue solide doti registiche. E anche questa sua ultima fatica, Deep Water – Incubo dagli Abissi, quaranta milioni di dollari di Budget, non certo un’enormità, pare confermare tale regola.

Rich (Ben Kingsley) e Ben (Aaron Eckhart), rispettivamente comandante e co-pilota del volo North Western Airlines in partenza dagli Stati Uniti e diretto a Shangai, costituiscono una coppia in apparenza male assortita cui affidare un volo transoceanico. Il primo, Rich, è pilota di grande professionalità, dalla carriera lavorativa inappuntabile, ma anche, proprio in forza di tale consolidata esperienza, un pochino allergico alle regole. Ben, un passato nell’aeronautica militare contrassegnata da un finale inglorioso, al contrario, dalle regole, dalle procedure e dai protocolli è ora ossessionato, perché la carriera di pilota civile rappresenta per lui l’ultima possibilità: “A volte, nella vita, devi fare delle deviazioni per arrivare alla meta”, dirà alla piccola Cora (Molly Belle Wright) poco prima di imbarcarsi sul volo.  In realtà, entrambi hanno più cose in comune di quante siano quelle che li separano: l’amore per il proprio lavoro, certo, ma soprattutto famiglie per le quali professano di sentire la mancanza, ma da cui, tuttavia, decidono di allontanarsi.

Il presente, per entrambi, pare offrire ragioni sufficienti per fuggire, forse ancor più del loro travagliato passato. Ben vengano dunque i voli intercontinentali che i due accettano di percorrere assieme al proprio equipaggio e al variopinto (e problematico) stuolo di passeggeri. Già prima dell’imbarco, complice l’irrequietezza di alcuni di essi, veniamo messi sull’avviso che qualcosa non andrà per il verso giusto e, trascorsa qualche ora relativamente tranquilla dal decollo, un destino avverso e l’incuria nei controlli di routine faranno precipitare (è proprio il caso di dirlo ) gli eventi. L’irreparabile accade come da copione, e i due piloti si trovano costretti a effettuare un ammaraggio nel bel mezzo dell’oceano atlantico. Una manovra in teoria eseguita alla perfezione, che però, nella pratica, ha conseguenze disastrose. Con l’aereo andato letteralmente in frantumi, toccherà al povero Ben prendere in mano la situazione e cercare di mettere in salvo i passeggeri superstiti: la loro sopravvivenza messa a repentaglio tanto da loro stessi, quanto dal pericolo rappresentato da un tratto di oceano infestato da squali famelici. Riusciranno i soccorsi ad arrivare in tempo per trovare ancora sopravvissuti?

Basta meno di un quarto d’ora a Renny Harlin in Deep Water per effettuare il setup della vicenda, presentarci personaggi principali e secondari, fornirci quel minimo di coordinate fondamentali per renderceli  immediatamente riconoscibili e pericolosamente familiari, al punto da temere per la loro incolumità perché già certi della sorte infausta che li attende. “Fly me to the moon” di Frank Sinatra, canta Rich sul palco di un piano bar, dopo aver passato alcune ore in spiaggia, al sicuro, sul bagnasciuga, lontano dalle profondità di quello stesso oceano che pare voler chiamare a se la vita dell’ignaro comandante. E, sempre in acqua, subito dopo, conosciamo anche Ben, mentre nuota in una piscina la cui superficie acquatica sembra unirsi all’orizzonte di un cielo solcato dal passaggio di aerei di linea. Un indizio, o sarebbe meglio dire un presagio, che la sera viene ribadito quando, nella sua camera d’albergo, ci vengono mostrati, in un dettaglio, alcuni cubetti di ghiaccio sommersi lentamente dalla coca cola che l’uomo versa in uno stretto e lungo bicchiere. Piccole pennellate presaghe degli eventi catastrofici a venire, dalle quali emerge il solido mestiere del regista, decisamente a suo agio nel caricare di suspense l’atmosfera di Deep Water, così come a suo agio si dimostra nel muovere la macchina da presa all’interno degli spazi angusti e claustrofobici dell’aereo, con una grande varietà di soluzioni visive.Deep Water

Un film teso e godibile, Deep Water, nel quale non conviene affezionarsi troppo ai protagonisti, dove oltre ai topos della lotta per la sopravvivenza (vince lo spirito di squadra e il sacrificio personale, contro individualismi e narcisismi) si intravede il ritratto di un mondo diviso in blocchi contrapposti e sfere di influenza (Cina -Usa), e anche di un’America divisa tra la difesa oltranzista di diritti individuali da contrapporre agli argini costituiti dalla collettività e dal bene comune.

Si tratta pur sempre di un b-movie, si potrà obiettare (a ragione), un film certamente non innovativo e dalla trama magari esile. Un film che, già a partire dalla locandina, ripropone pratiche post moderne di contaminazione e citazionismo scoperto (Lo Squalo di Spielberg, naturalmente), che si innesta nel filone fecondo dei disaster-movie, del thriller ad alta quota e del survival-movie, tuttavia capace di tenere lo spettatore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine. Una pellicola dove un cast decisamente azzeccato (oltre a Eckhart e Kingsley, è il volto da oppositore lombrosiano di Angus Sampson a costituire uno dei motivi di maggior godimento) tiene botta in un susseguirsi di colpi di scena per nulla scontati.

Un film, in ultima analisi, divertente, cui, crediamo, debba essere concessa una possibilità di visione.

In sala dal 23 luglio 2026.


Deep Water – Incubo dagli Abissi (Deep Water) – Regia: Renny Harlin; sceneggiatura: Pete Bridges, Shayne Armstrong, S.P. Krause, Damien Power; fotografia: D.J. Stipsen; montaggio: Geoff Lamb; musica: Geoff Lamb; interpreti: Aaron Eckhart, Ben Kingsley, Angus Sampson, Ryan Bown, Kelly Gale, Jacqueline Lee Geurts, Madeleine West, Molly Belle Wright, Rosie Zhao, Richard Crouchley, Lakota Johnson, Michael Cardelle, John De Luca; produzione: Gene Simmons, Gary Hamilton, Volodymyr Aremenko, Grant Bradley, Dale G. Bradley, Neal Kingston, Robert Van Norden, Ryan Hamilton, Ying Ye, Adrián Guerra, Bob Yari per Magenta Light Studios, Arclight Films, Simmons/Hamilton Productions, Nostromo Pictures, Aristos Films, DW Film Holdings; origine: Spagna/ Nuova Zelanda/Usa,  2026; durata: 106 minuti; distribuzione: Notorious Pictures.

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