Joy Boy: A Tribute to Julius Eastman di Mawena Yehouessi, Fallon Mayanja, Rob Jacobs, Victoire Karera Kampire, Paul Shemisi, Anne Reijniers (Forum)

Joy Boy: A Tribute to Julius Eastman rende omaggio al compositore, musicista, performer e attivista afroamericano Julius Eastman (1940-1990). Originariamente pianista di formazione classica, Eastman si unì al movimento musicale sperimentale di New York alla fine degli anni ’70, dove collaborò con artisti influenti come Meredith Monk e Pauline Oliveros. La sua musica che lui stesso descriveva come “organica”, era nota per la sua costruzione graduale: ogni composizione si sviluppava lentamente aggiungendo nuove note e ritmi. Composizioni dai titoli provocatori come “Evil Nigger” e “Gay Guerrilla” non erano solo esplorazioni musicali, ma riflettevano anche il suo attivismo, senza compromessi, e le sue convinzioni politiche. In quanto uomo queer di colore, queste opere erano tentativi di “intravedere” un futuro possibile in cui poter rivendicare la dignità che gli era stata negata. L’opera è stata originariamente sviluppato dal Collectif Faire-Part, un jam session di registi belgi e congolesi, in collaborazione con gli artisti Victoire Karera Kampire, Fallon Mayanja e Mawena Yehouessi come concept visivo per una performance dal vivo del S.E.M. Ensemble, commissionata da De Singel. Il risultato è sei registi, Rob Jacobs, Paul Shemisi, Anne Reijniers, Victoire Karera Kampire, Fallon Mayanja e Mawena Yehouessi che dialogano sulla musica, sull’attivismo queer e sulla vibrante spiritualità nera di Eastman, dando vita a una serie di scene eclettiche e interconnesse e intermezzi audio. Joy Boy è in fondo una costellazione di espressioni filmiche, coreografiche e sonore. Distribuito in quattro capitoli dedicati a quattro brani musicali, il film è attraversato da un montaggio a strati della voce di Eastman, con intermezzi che collegano ogni parte e riecheggiano la sua presenza visionaria. Da qui si manifestano i temi e l’essenza dell’arte di Eastman, e si mette in luce quanto la sua opera non era solo un’espressione artistica, ma una sfida risoluta al conformismo, che traeva forza dalla complessità e dalla contraddizione. Rifiutando l’attrattiva dell’assimilazione tipica della società piccolo-borghese, il film ritorna all’approccio di Eastman rispetto alla musica classica, affrontando gli stereotipi della musica nera e abbattendo al contempo le rigide gerarchie culturali che cercavano di contenerla. In questo senso, il documentario, attraverso le registrazioni audio dell’artista montate con le immagini, recupera la rivisitazione del minimalismo da parte di Eastman che sconvolse i suoi contemporanei, infondendo al genere un’urgenza profondamente personale e politica. Viene sottolineato come la musica per Eastman non è mai stata solo un’impresa estetica. Fare musica, essere musicista era un’affermazione di appartenenza, un gesto di sfida e una testimonianza di resilienza. Le sue composizioni rimangono atti di resistenza duraturi nel tempo, risuonanti di una potenza che rifiuta l’oblio. Ricongiungendo elementi visivi, sonori e coreografici, Joy Boy emerge come un tributo riccamente stratificato, plasmato dalle conversazioni degli artisti e dai legami personali con l’opera di Eastman. Qui il collettivo che firma la regia assume il ruolo di interprete, lasciandosi guidare dal testo che Eastman scrisse nel 1970: “The Composer as Weakling”. In questo articolo, Eastman cambia con disinvoltura i pronomi e critica la rigidità del minimalismo, sostenendo l’interpretazione soggettiva, l’autodeterminazione e il rifiuto dell’isolamento: convinzioni che riecheggiano in tutta l’avvincente rivisitazione della sua eredità da parte del collettivo. Un omaggio plurale, corale per meglio dire, indifferente a tutte le differenze che l’essere umano può pensare e sventuratamente realizzare. Da vedere e far vedere.


Joy Boy: A Tribute to Julius Eastman – Regia: Collectif Faire-Part, Mawena Yehouessi, Fallon Mayanja, Rob Jacobs, Victoire Karera Kampire, Paul Shemisi, Anne Reijniers; musica: Julius Eastman, Petr Kotik;  interpreti: Julius Eastman, Alfi Lola Mulamba, Thony Yondo, Sanders Coccinelle, Naomie Kulemfuka & Dan Monga, Fallon Mayanja, Mawena Yehouessi; produttori: Mawena Yehouessi, Fallon Mayanja, Rob Jacobs, Victoire Karera Kampire, Paul Shemisi, Anne Reijniers; produzione: Muziektheater Transparant; co-produzione: Perpodium; origine: Belgio/ Francia/ Repubblica Democratica del Congo, 2026; durata: 64 minuti.

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