Keeper – L’eletta di Osgood Perkins


Girato in Canada quasi in contemporanea a The Monkey (2025), o meglio, durante la pausa produttiva forzata causata dallo sciopero degli sceneggiatori del 2023, Keeper – L’eletta è l’ultima fatica cinematografica di Osgood Perkins. Dal 2024 Perkins è tra i nomi caldi dei registi che si cimentano nell’horror grazie a Longlegs (2024), pellicola che, ad oggi, rappresenta, pur se non perfetta, il suo miglior titolo ma anche il termine di paragone sui cui la filmografia attuale del regista è chiamata inevitabilmente a confrontarsi.

Malcom (Rossif Sutherland, fratellastro di Kiefer e figlio del compianto Donald) e Liz (Tatiana Maslany) sono una giovane coppia fidanzata da circa un anno che, per festeggiare la ricorrenza, decide di  trascorrere qualche giorno nella baita immersa nella foresta, appartenente alla famiglia di lui. La casa risulta piuttosto isolata dal resto del mondo, se non fosse per un’altra abitazione posta dirimpetto ad essa, nella quale vive Darren (Birkett Turton) altro membro della famiglia Westbridge, cugino di Malcom. A incutere una forte inquietudine alla povera Liz non è però il fatto che la baita risulti sperduta e lontana dalla civiltà,  o il suo arredamento sin troppo spartano, quanto piuttosto quella certa aurea sinistra che ne pervade le mura già a partire dalle fondamenta. Una sensazione sgradevole che la giovane donna percepisce sin dal suo arrivo, cui certo  contribuisce la torta, dalla confezione decisamente insolita, lasciata dalla custode della casa sul tavolo della cucina. Durante la cena, del tutto inatteso, ecco bussare alla porta il cugino Darren, deciso a far visita alla coppia assieme alla sua fidanzata Minka (Eden Weiss), avvenente modella, incapace, a detta di Darren,  di proferire parola alcuna in inglese. Minka, invece, l’inglese lo parla eccome, mettendo sull’avviso Liz circa il sapore disgustoso della sinistra torta, che la donna, su insistenza di Malcolm, si troverà costretta comunque ad assaggiare. Sarà proprio questo assaggio a fungere da primo turning point dell’intera vicenda. La notte stessa, la giovane ragazza avrà modo di pentirsi di quell’assaggio: strane visioni ne affollano i sogni, volti di donne disperate, insanguinate e urlanti, ma anche una donna incinta, vestita di stracci, che sul greto dello stesso ruscello che scorre sotto la baita pare officiare al chiaro di luna un rito sabbatico. Malcom, dal canto suo, sebbene non mostri di avere delle vere e proprie visioni, spesso si perde a scrutare tra le ombre del soffitto, nel tentativo di scorgere qualcosa di invisibile che disturba la quiete del rifugio nel bosco. Ci troviamo al cospetto di una casa infestata, oppure qualcuno, di certamente meno etereo di uno spettro, risiede tra quelle stesse mura, minacciando l’incolumità della coppia? Oppure si tratta, in ultima analisi, di semplici suggestioni cui la mente di Liz inizia a cedere, in una spirale che sembra destinata a condurre la donna verso la follia?

Keeper
Tatiana Maslany e Rossif Sutherland

Sfruttando la sceneggiatura di Nick Lepard  (Dangerous Animals, 2024, nel suo non lunghissimo curriculum), anche stavolta in Keeper Osgood Perkins si diverte a esplorare il genere cinematografico horror, con una storia che galleggia tra i sottogeneri della haunted House e dell’home invasion, riutilizzando, sebbene non nella chiave che ci si aspetterebbe, anche l’espediente fiabesco della strega. La pellicola mette in dialogo il tema dell’identità personale e dell’eredità dettata dal sangue, con quello degli ambienti (sociali e di classe) e dei luoghi (la baita, la città, la foresta), dove questi ultimi lentamente fagocitano il nucleo identitario dei protagonisti, mettendone in crisi la psiche, l’autocoscienza di sé, ma anche, in un certo senso, gli stereotipi ai quali i personaggi sono chiamati ad aderire (come quello che vuole, in quello femminile, il sesso debole).  Durante il corso della pellicola ci si chiede, a più riprese, chi siano, in realtà, Liz e Malcom, come a indicare la mancanza di certezze e coordinate a cui il film pare voglia abituarci, disseminando il proprio percorso di ribaltamenti continui (di senso, ma anche di genere, come poc’anzi si scriveva). Centrale risulta l’atto del guardare, sebbene si dimostri per larghi tratti fuorviante: lo sguardo di Liz (e delle altre donne che le appaiono in sogno), tenta di continuo di andare oltre le apparenze (di uomini e cose) per cercare un senso a quello che accade (nella baita, ma non solo), non riuscendo tuttavia a coglierne la verità più profonda.  La realtà risulta sfuggente e indecifrabile, come in una sorta di caleidoscopio, imprigionata in un eterno, perturbante, presente. In tal senso, risulta paradossale il fatto che sia Maggie (Tess Degenstein), l’amica di Liz che vediamo solo mediata dallo schermo del telefonino, l’unica a nutrire dubbi sulle finalità del di lei fidanzato.  I sensi, la vista in particolare, denunciano la propria inaffidabilità e le visioni della protagonista si configurano come un viaggio nella sua psiche, da dove emergono figure ancestrali e archetipiche, e dove l’elemento perturbante è, dunque, tanto interno quanto esterno alla mente della protagonista. Ma, a conferma dei numerosi ribaltamenti di cui è disseminata la storia, la giovane donna non è necessariamente una vittima predestinata degli eventi.

Se la prima parte del film è connotata da continui accumuli (di atmosfere sinistre e misteriose, di indizi sfuggenti e contraddittori, di sensi che denunciano il proprio ottundimento, la propria inadeguatezza) e dalla mancanza di spiegazioni, la seconda parte, invece, eccede nel senso opposto e, come se si trattasse di un’epifania, iniziamo a venire inondati da spiegazioni e nessi causali non privi, tuttavia, di incoerenza e buchi logici. La realtà delle cose, data una volta per tutte, continua esserci negata da Perkins. La baita, in un movimento che prima fagocita e poi espelle la realtà e i suoi protagonisti, masticandoli e risputandoli fuori, diviene una sorta di utero dal quale Liz pare nascere a nuova vita.

Ed è in questo continuo gioco di rovesciamenti e depistaggi, che risiede la forza della pellicola, ma anche, se vogliamo, la sua debolezza. Come accaduto per The Monkey, Perkins pare divertirsi a utilizzare il proprio giocattolo, col rischio, più volte sfiorato, di produrre un risultato eccessivamente straniante, a conferma che il risultato raggiunto da Longlegs risulta, a nostro avviso, ancora insuperato.

In sala dal 12 marzo 2025.


Keeper – L’eletta  (Keeper) Regia: Osgood Perkins; Sceneggiatura: Nick Lepard; fotografia: Jeremy Cox; montaggio: Graham Fortin Greg Ng; musica: Edo Van Breemen; interpreti: Tatiana Maslany, Rossif Sutherland, Tess Degenstein, Erin Boyes, Birkett Turton, Glen Gordon, Logan Pierce, Claire Friesen, Christin Park, Gina Vultaggio; produzione: Chris Ferguson, Jesse Savath; origine: USA/ Canada, 2025; durata: 99 minuti; distribuzione: Be Water Film, Medusa Film.

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