Kripton di Francesco Munzi

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Kripton il nuovo documentario di Francesco Munzi, presentato in anteprima alla Festa del cinema di Roma, è soprattutto sia “l’elemento chimico considerato storicamente imprendibile”, sia il pianeta remoto da cui proviene Superman,

Un pianeta da cui sostiene di provenire anche Marco Antonio, uno dei sei protagonisti di questo film, un ragazzo che si immagina con altri nome e altre identità, che si crede ebreo, sostiene di avere le stimmate, che dice di chiamarsi Isaac, e che fa discorsi complicatissimi sulla fisiognomica. Marco Antonio, come gli altri sei ragazzi, tutti compresi tra i venti e i trenta anni, si avvale dell’aiuto delle strutture psichiatriche, alla periferia di Roma, dove sono ricoverati e dove Munzi ha girato questo film.

Il tema della cura dei disturbi mentali è un tema di strettissima attualità, Munzi ci rivela che nel 2022 circa 800.000 persone in Italia sono state in cura presso i servizi di salute mentale pubblici. E di questi circa 28.000 sono stati ospitati in strutture residenziali comunitarie. Sempre nel 2022, le persone che hanno manifestato disturbi mentali siano state più di 3 milioni, un disagio che tra l’altro colpisce sempre di più gli adolescenti e che – a fronte di un continuo taglio della spesa pubblica – si è aggravato nel corso della pandemia.

Di disagi mentali quest’anno si parlerà molto, vista la ricorrenza del centenario della nascita di Franco Basaglia, la punta di diamante di una generazione di medici e psichiatri che hanno affrontato una lunga battaglia per affermare un modo diverso di trattare la malattia mentale. Battaglia che ha portato alla nascita di una legge che di Basaglia porta il nome, e che di fatto, ha aiutato a considerare il manicomio non più come il luogo centrale dedicato alla cura di questi pazienti.

Ma in questi ultimissimi anni il tema è stato anche il protagonista di molti documentari e film: da quello che ha vinto l’Oscar per il documentario e il Festival di Venezia di un paio di anni fa, Tutta la bellezza e il dolore – All the Beauty and the Bloodshed di Laura Poitras che affrontava la questione di come le case farmaceutiche lucrano sul commercio dei psicofarmaci, ma soprattutto Sur l’Adamant di Nicolas Philibert, che ha vinto la Berlinale, e che con il film di Munzi ha diversi punti di contatto, raccontando di una esperienza di cura ad opera del servizio sanitario francese, a bordo di una barca, l’Adamant, ormeggiata sulle rive del Tamigi.

L’approccio di Munzi è comunque totalmente differente da quello di Philibert. Se nel film del regista francese l’attenzione era tutta incentrata sul concetto di cura (e si arrivava a non riuscire a distinguere il paziente dal medico), in Kripton assistiamo invece ad una serie di interviste che il regista ha realizzato a ragazzi, mettendosi in scena con l’uso della propria voce fuori campo (perché l’inquadratura è tutta dedicata a loro) e mostrando chiaramente la loro fragilità psichica.

Entrare nei meandri della follia è lavoro complicato, ma anche molto delicato. Una difficoltà che Munzi mette in scena usando in maniera caotica e disordinata, vecchi materiali di archivio, in bianco e nero, che raccontano esplosioni di luce, rotaie, connessioni che si frantumano come si frantumano i discorsi dei personaggi del film, le donne dominate dall’oscurità quelle che non camminano sulle righe, che nella impossibilità di prendere una qualsiasi decisione, costringono chi gli sta a fianco a decidere per loro, o i ragazzi adottati che cercano di mettere in difficoltà i genitori o che soffrono nel vedere i crocifissi.

Ragazzi che non sempre sono soli, o hanno un passato traumatico, perché il disturbo mentale, ci si dice, non deriva sempre e solo da circostanze esterne. E così vediamo anche le famiglie, i genitori che sacrificano la loro vita per stare accanto a figli che hanno solo bisogno di amore ma che, una volta che questo amore hanno ricevuto, non sanno come e se ringraziare. Famiglie che non sempre riescono a reggere tutto questo dolore e tutta questa rabbia, e che a volte sono costrette a sacrificare la vicinanza fisica per preservare la propria integrità psicologica.

Krypton ci racconta quindi un altro pianeta, un universo parallelo, affascinante se visto da lontano, insopportabile se ci si vive dentro. Le parole che i ragazzi dicono, le angosce che li abitano, possono essere le stesse di quelli che problemi psichici pensano di non averli, ma il disordine che regna nelle loro menti è un disordine che appartiene ad ognuno di loro, e che per ognuno di loro differente e particolare, nel quale è difficile se non impossibile ritrovarcisi. Per fortuna.

Il punto di contatto tra “noi” e “loro” è la curiosità di vedere qualcosa che si sa che esiste ma che in realtà non ci appartiene, un altro mondo appunto, i cui abitanti, restando a quello che vediamo nel film, potranno abbandonarlo a prezzo di enormi sforzi e sacrifici. Ma delle possibilità, per loro ci sono, se gli offriamo quella assistenza di cui loro, come tutti noi, in altri ambiti, abbiamo bisogno.

In sala dal 18 gennaio 2024
Il 23 gennaio, alle ore 20 al Modernissimo di Bologna, il regista Francesco Munzi presenterà il film insieme allo scrittore Ermanno Cavazzoni e al Medico di Psichiatria Mauro Pallagrosi.


Kripton – Regia: Francesco Munzi; soggetto: Francesco Munzi; fotografia: Valerio Azzali; montaggio: Cristiano Travaglioli; musiche: Giuliano Taviani, Carmelo Travia; produzione: Olivia Musini per  Cinemaundici con Rai Cinema e il sostegno della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo; origine: Italia, 2023; durata: 107’; distribuzione: Zalab.

 

 

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